Spendere per non veder rendere: la panchina di Verona come nuova fotografia di un momento deludente

Spendere per non veder rendere: la panchina di Verona come nuova fotografia di un momento deludente MilanNews.it
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
mercoledì 20 dicembre 2017, 12:00Primo Piano
di Simone Nobilini

La fotografia più nitida di un momento no, con la contrapposizione tra un’estate calda ed euforica e un inverno freddo e carico di tensione, sta tutta lì, in una panchina. Ricca nelle aspettative e nei milioni spesi, povera nel rendimento offerto sinora sul campo: perchè tra i tanti problemi emersi in casa Milan, con il passare dei giorni e soprattutto delle gare giocate, si è palesata anche una generale insoddisfazione sulle prestazioni di gran parte dei nuovi acquisti rossoneri. Invocati solo 5 mesi fa come enormi valori aggiunti per un grande salto di qualità, tuttavia, mai osservato sul campo: e nel pieno di una crisi che, salvo pochi, timidi sorrisi, è proseguita in maniera inesorabile.

PAN(CHINA)D'ORO - Prendete alcuni esclusi dall’ultimo “undici” iniziale di Verona, ad esempio: tra i vari Antonelli, Locatelli e Cutrone, a restare in panchina figuravano anche i volti di gente come Mateo Musacchio, Lucas Biglia, Hakan Calhanoglu ed André Silva, per un totale di circa 100 milioni di euro al momento relegati ad un ruolo da riserva. Se è vero che possedere un grande numero di alternative, al contrario ad esempio della passata stagione, può garantire maggiori soluzioni e rotazioni nel corso di un’annata, a stridere con un concetto corretto e ineccepibile è la non casualità di determinate esclusioni, favorite dalla parola del campo che resta (e resterà) inconfutabile. E che sino a questo momento ha bocciato, pesantemente, la resa di tanti nuovi acquisti rossoneri.

IL PUNTO - Esclusioni non casuali come detto, per l’appunto, a partire dalla difesa: perchè se nelle idee iniziali di Vincenzo Montella, sia con il 4-3-3 che con la difesa a 3, Mateo Musacchio figurava come probabile titolare al fianco di Leonardo Bonucci, l’argentino ha via via visto il proprio rendimento calare con il passare dei minuti. Grande sicurezza iniziale smarrita di fronte ad errori piuttosto banali, come la mancata opposizione su Destro nel momentaneo pari di Verdi contro il Bologna, e ruolo da titolare perso, prima ai danni di Zapata ed ora di Romagnoli. Per Biglia, invece, la gara contro la SPAL ha rappresentato l’ultima, vera prestazione da regista titolare della Nazionale Argentina: crollo fisico e soprattutto psicologico evidente, tanto da riportare un positivo Montolivo a gestire le operazioni davanti alla difesa. Davanti, il buio, soprattutto a livello realizzativo: se la luce di Suso si spegne, l’intero sistema offensivo rossonero fa altrettanto. E Calhanoglu ed André Silva, differentemente, ideologicamente importanti in questo senso, hanno più volte dimostrato di non possedere ancora la giusta carica per poter far bene: il turco, al di là dell’ultimo problema subìto al polpaccio, ha finito per incepparsi troppo spesso in quella che dovrebbe essere la sua zona preferita, la trequarti; l’ex Porto, più volte invocato dal pubblico a prendere il posto di Kalinic, ha invece regalato solo qualche lampo in Europa League, mai incidendo nelle occasioni avute tra Serie A e Coppa Italia in cui è apparso eccessivamente timido e molle. Spendere per non veder rendere, insomma: sino a questo momento, poche eccezioni a parte, il verso più ricorrente della campagna acquisti è stato questo. Motivetto dalla base malinconica su cui la positiva funzione del tasto “stop” resta, ancora, fortemente dubbia.