Sprazzi di vecchio Rino: spontaneità, senso di appartenenza e responsabilità per plasmare il futuro rossonero
Esternamente (lievemente) cambiato, tra occhiali, barba folta e qualche ciocca di capelli ingrigita; internamente, il solito vulcano di emozioni pronto ad esplodere già domani, quando quel senso di appartenenza per un club che ha amato come nessun altro tornerà a farsi sentire in maniera ancor più forte. Gli sprazzi intrisi di storia e passione lasciati oggi da Rino Gattuso nella sala conferenze di Milanello, pronta a riospitarlo dopo tanto tempo e in diverse vesti rispetto a quelle da calciatore, non sono certamente passati inosservati: pietra miliare come fondamenta principale della costruzione del futuro, quantomeno a livello di settore giovanile, da elemento cardine perfetto per instradare la Primavera rossonera verso un percorso di crescita umana oltre che professionale.
SENSO DI RESPONSABILITA' E FORMAZIONE - Quello che Gattuso, a distanza di cinque anni dal suo ultimo, differente contatto con la realtà Milan, non potrà che tramandare ai suoi ragazzi. E gli obiettivi, elencati nell'incontro odierno con la stampa, sono più che chiari: a livello personale, l'intenzione di "non far fare figuracce" alla squadra, evitando sbandamenti importanti; a livello formativo, l'intenzione di dare ad ogni elemento "la mentalità giusta per giocare subito, anche dopo il settore giovanile". Upgrade a livello di testa e campo che l'ex numero 8 rossonero vorrebbe, a stagione in corso, vedere in maniera tangibile, come parte di quel processo di miglioramento di cui Gattuso, ora, risulta primo catalizzatore. Il modo in cui riuscirci è fin troppo chiaro: il senso di responsabilità nutrito da Rino nei confronti del Milan è altissimo. E solo chi ha vissuto (da protagonista) uno dei periodi più brillanti della storia rossonera può davvero tramandare valori significativi a talenti pronti a vivere, come ricordato dal loro allenatore, "un sogno". Con un diktat alla base: "Rispettare la maglia che si indossa".
SPONTANEITA' - Tutto ciò contraddistinto dalla solita, grande unicità comportamentale parte del personaggio: schietto, spontaneo, carico, senza peli sulla lingua. In grado ancora di emozionare ed emozionarsi, anche dopo un passo inatteso dalla Lega Pro (e dalle tante offerte ricevute) alla panchina della Primavera del Milan che in pochi, forse, avrebbero avuto il coraggio di fare: "La gara contro il Sassuolo? Ho il solito formicolio alla pancia: c'è sempre voglia e ansia della partita, fa parte del mio carattere: non conta il ruolo". Per qualcosa che Gattuso considera tutto fuorchè un vero e proprio lavoro: "Quando entri a Milanello è un privilegio, un sogno: a volte sembrano frasi fatte, ma per andare a giocare a calcetto devi pagare 5/10 euro. Qui vieni pagato per farlo...". La valutazione sulle opportunità da concedere ai suoi dipenderà soprattutto da un fattore: "Se vedo il veleno e se qualcuno dà tutto in campo, faccio giocare: indipendentemente dal nome e dall'età". E allora bentornato, Rino, con tanto di accoglienza speciale: tra una conferenza stampa mai vista prima a Casa Milan, per il ritorno di una bandiera pronta a guidare la Primavera, ai selfie (!) richiesti da Musacchio e Calhanoglu. Roba da icona tornata a casa per aprire un nuovo ciclo, riabbracciata soprattutto a partire da domani: quando Milan-Sassuolo sarà (anche) la sua partita.
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