Tuttosport - Albertini: “Milan, ecco perché Mihajlovic è l’uomo giusto da cui ripartire. Corretto puntare sugli italiani, ai rossoneri però manca…”
Demetrio Albertini è un grande ex rossonero che con la maglia del Milan ha giocato 406 partite e ha vinto tutto quello che c’era da vincere (13 trofei). Intervistato da Tuttosport, ha parlato così del momento attuale del Milan e di Sinisa Mihajlovic: “Il Milan è un cantiere aperto, però devo dire che secondo me questa esatte si sono buttate le basi giuste per il futuro. E’ ovvio che un club come quello rossonero debba pensare al presente e non possa permettersi nuovamente di restare fuori dalle prime tre, ma è anche vero che ci vuole tempo per assemblare una squadra nuova, con diversi giovani. Non è facile cambiare ogni estate e penso che i problemi che il Milan ha avuto siano una conseguenza degli errori delle precedenti stagioni. Detto questo, a me Mihajlovic piace molto e penso sia l’uomo giusto da cui ripartire. Sinisa è uno che crede ciecamente in quello che fa, senza perdere l’obiettivo nei momenti di difficoltà. Champions? E' presto per dirlo. Oggi secondo me ci sono sulla carta due squadre più avanti di altre, Roma e Napoli. Per l’ultimo posto vedo una lotta tra Fiorentina, Inter, Milan e ovviamente Juventus”.
PIU’ EQUILIBRIO - L’ex rossonero ha poi commentato anche la scelta del Milan di puntare molto su giocatori italiani: “La strada degli italiani è giusta, il senso di appartenenza è fondamentale e la storia lo insegna. Nel mio Milan, per esempio, noi non eravamo una decina di giocatori cresciuti nel vivaio, ma una decina di giocatori nati a Milano. L’appartenenza è importante, è qualcosa in più del semplice talento. Sì, la strada è giusta e mi fa piacere che il Milan la stia seguendo”. Su cosa manca alla squadra milanista, Albertini ha invece dichiarato: “Credo che al Milan manchi ancora la sinergia tra squadra, staff e società. E poi ci vuole maggiore equilibrio nella valutazione delle situazioni: spesso si è esagerato in negativo, ma a volte si è venduto un prodotto che non era ancora vincente. Noi ci esaltavamo per la vittoria dello Scudetto o della Champions, nel recente passato al Milan si sono esaltati per delle gare vinte in campionato”.
NESSUNA SORPRESA - Non potevano poi mancare delle domande su alcuni singoli come Montolivo, Bertolacci e Donnarumma: “Secondo me Montolivo ha quella qualità che serve in una squadra di calcio di un certo livello. Poi il calcio è bello perché soggettivo. Se un attaccante non segna è colpa sua o del centrocampo che non lo serve? Ognuno la sua risposta. Penso che squadre debbano essere equilibrate e Montolivo è utile in questo senso. Bertolacci? È ancora giovane e ha fatto una sola vera stagione ad alti livelli. Certo, è stato un acquisto economicamente importante, ma la maglia del Milan pesa, giocare a San Siro pesa. Ci sono degli step, chi arriva da fuori ha bisogno di tempo per farsi gli anticorpi e capire dov’è finito. Sorpreso da Donnarumma? Non mi ha sorpreso, anzi: sono anni che mi parlano bene di lui e delle sue qualità. Piuttosto, conoscendo il valore di Diego Lopez, mi ha stupito, il suo momento negativo”.

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