Il Milan non vince più...
Servivano due eventi in questo fine settimana per rientrare in corsa per lo scudetto: l'Inter doveva perdere a Roma, ed è puntualmente avvenuto, poi il Milan doveva battere la Lazio e, invece, i rossoneri hanno gettato al vento un'altra occasione d'oro e ora il cammino si fa più difficile, perchè il distacco non è elevato ma le squadre da inseguire sono due e non più una sola. Doveva essere la settimana dell'assalto alla vetta e, invece, è stata una settimana terribile, iniziata male, con il pareggio interno con il Napoli che non ha consentito il sorpasso, proseguita peggio, con la sconfitta di Parma e finita in modo scialbo, con un altro pareggio casalingo; due punti in tre partite sono effettivamente troppo pochi se si vuole puntare allo scudetto, ma fa bene Leonardo a dire che ci si può comunque provare fino alla fine,anche se ora si fa dura. Una vittoria contro la Lazio avrebbe permesso ai rossoneri di ritornare sotto ai cugini affiancando la Roma, ma le tante assenze hanno privato la squadra della sua identità e non è stato facile tentare l'assalto alla squadra di Reja, organizzata, brava a chiudersi ma anche a ripartire. Peccato non essere riusciti a mantenere più a lungo il prezioso vantaggio conseguito con il rigore di Borriello; peccato per l'ennesimo gol subito in modo banale e per una disattenzione; peccato che anche la sfortuna ci abbia messo lo zampino, visto che il tiro di Antonini è andato a schiantarsi sulla traversa invece di finire in rete. Il Milan, comunque, ci ha messo generosità, cuore, impegno, pur con una formazione rimaneggiatissima e non meritava i fischi alla fine dell'incontro: giocare senza regista e assist-man, oltre che senza la punta più veloce e imprevedibile, il difensore più forte e tanti altri elementi preziosi non è per nulla facile e purtroppo ciò è accaduto proprio nel momento decisivo del campionato; Leonardo si è ritrovato privo di molti elementi indispensabili e non è stato facile dare una nuova identità alla squadra; Seedorf ha provato ad illuminare San Siro con la sua fantasia,ma spesso ha predicato nel deserto e bloccato lui la squadra non aveva altre risorse in fase di costruzione del gioco, affidandosi spesso a lanci lunghi o a manovre improvvisate. Nonostante ciò si sarebbe potuto vincere e il rammarico resta, ma evidentemente era destino che questa fosse la settimana dei rimpianti e non quella delle gloria.
Leonardo schiera ciò che gli rimane a disposizione e consegna a Seedorf il comando della navicella rossonera: l'olandese giostra fra centrocampo e attacco, dietro alle due punte Borriello e Inzaghi e davanti ai centrocampisti, anche se in avvio si defila a sinistra come vice-Ronaldinho, con Abate a destra e la coppia Flamini-Ambrosini al centro, in una sorta di 4-4-2; in difesa, davanti a Dida ci sono Zambrotta, Thiago Silva, Favalli e Antonini. Come sempre stadio semivuoto, anche se ormai, con l'arrivo della primavera, non c'è nemmeno più la scusa del freddo per restare a casa; si può dire che il popolo rossonero è stato il primo a non crederci, ma state sicuri che tutti quelli che sono rimasti a casa invece di venire a sostenere la squadra nel momento del bisogno, saranno i primi a criticare e contestare chi non è riuscito nella rimonta e nel sorpasso in vetta. La curva sostiene come sempre la squadra fin dal riscaldamento, perchè la sconfitta di Parma è già dimenticata e si continua a crederci insieme, finchè ci sarà qualche speranza per dare fastidio a chi sta davanti.
Che fosse una partita difficile per tanti motivi si sapeva e la conferma arriva dalle prime fasi di gioco: la Lazio controlla la situazione a centrocampo, il Milan prova ad organizzarsi ma senza il regista e metronomo Pirlo non è facile; le occasioni, comunque arrivano, con Seedorf che si sdoppia come rifinitore e stoccatore e Muslera deve superarsi per deviare una sua conclusione destinata all'angolino. Il pubblico prende coraggio e incita la squadra, mentre dal settore ospiti arrivano cori razzisti per Clarence che costringono lo speaker a ripetere più volte il messaggio che minaccia la sospensione della partita. Poco dopo arriva l'episodio decisivo per sbloccare il risultato: Kolarov atterra Flamini appena entrato in area, sul dischetto, dopo le proteste di rito, va Borriello, Muslera intuisce ma non riesce a deviare il tiro dal basso verso l'alto e il Milan va in vantaggio abbastanza in fretta, visto che è passato poco più di un quarto d'ora. La partita potrebbe essere tutta in discesa, ma a questo Milan rimaneggiato mancano automatismi e sincronismi, la Lazio avanza il baricentro e diventa aggressiva e ci sono i primi brividi, come quando Dida esce su un pallone spiovente da calcio d'angolo lo toglie dalla testa degli attaccanti avversari e lo blocca in due tempi. Il Milan prova a gestire il gioco e a cercare il raddoppio ma raramente Borriello e Inzaghi ricevono palloni da trasformare in limpide occasioni da gol. La dea bendata comincia a prendere di mira i rossoneri: Antonini è poco efficace nel rinvio in piena area, ma la carambola sugli avversari alle sue spalle è fortunosa e Lichsteiner può concludere in rete da pochi passi. Stadio ammutolito e Milan che subisce un po' il colpo e va in difficoltà: c'è più Lazio che Milan nel finale di tempo e la sensazione è che ora sia dura provare a riprendersi un'altra vittoria che sta sfuggendo in un momento decisivo. I brividi di paura per le occasioni create dalla Lazio sono più numerosi dei fremiti di speranza per i rari attacchi dei rossoneri e questo non è un buon segno.
Leonardo non modifica la formazione nell'intervallo anche perchè non ha grandi alternative in panchina: al rientro delle squadre la curva si ricorda dell'ex presente nella formazione laziale e dedica un coro a Brocchi che risponde salutando i suoi vecchi ma mai dimenticati tifosi. Anche nel secondo tempo la manovra dei rossoneri è lenta e macchinosa, nulla di strano visto che manca chi di solito dà i giusti ritmi al gioco (Pirlo); anche Thiago Silva sale dalle retrovie per dare una mano e offre un buon pallone a Flamini, che conferma di non avere piedi molto vellutati; il Milan prova l'assalto e ad ogni folata offensiva il pubblico prende coraggio e invoca il gol che non arriva, mentre quando l'assalto rallenta la Sud chiede "undici leoni" provando a dare la carica. Sembra fatta quando Antonini si infila centralmente in uno spazio invitante e scarica un tiro potente e preciso che si stampa sulla traversa; l'urlo del gol rimane strozzato in gola ma la curva incita ancora di più i ragazzi, perchè questo è il momento decisivo dell'incontro prima che la stanchezza prenda il sopravvento e tolga lucidità ad una squadra che già per evidenti motivi non ha le idee molto chiare. Il Milan ci prova anche con un cross di Inzaghi per Borriello, che tenta la girata volante ma spedisce alto e fa sfumare una bella azione manovrata; poi Leonardo prova a cambiare qualcosa e ad immettere forze fresche: dentro contemporaneamente Jankulovski e Zigoni al posto di Zambrotta e Inzaghi, con Antonini che si sposta e destra; il Milan continua a provarci con generosità e gran cuore e lo dimostra Abate, andando a pressare e disturbare gli avversari anche su un pallone alto in area apparentemente innocuo; i laziali vanno in confusione e l'esterno rossonero si trova sui piedi il pallone con la porta spalancata, ma clamorosamente sbaglia mira, seppur in precario equilibrio ed un'altra occasione propizia sfuma. Ormai l'assalto è confusionario e poco lucido e le speranze di vittoria si riducono al lumicino; anche il tifo della Sud diventa sempre più flebile e la Lazio riesce a spaventare il Milan con alcune occasioni da gol; la principale è quelle di Dias, dimenticato dai difensori su un pallone spiovente in area, ma il laziale si divora l'occasione, spedisce alto e si può tirare un sospiro di sollievo, anche se si ha la sensazione che il pareggio che sta maturando serva a poco. Questa volta non succede nulla nemmeno nei minuti di recupero e il triplice fischio risveglia definitivamente il popolo rossonero dal sogno scudetto; gran parte del pubblico fischia, ma la Sud canta ancora "SIAMO SEMPRE CON VOI" e applaude apprezzando l'impegno, che anche questa volta non è mancato. E' giusto continuare a provarci fino alla fine, anche se l'impresa è sempre più difficile e fischiare non serve a nulla, anche se si può capire la delusione di chi solo una settimana fa sognava il sorpasso e si ritrova ancora sotto di tre punti, con la consapevolezza che, a conti fatti, con tre vittorie in questa settimana il Milan avrebbe potuto essere addirittura in fuga.
Inutile, però, piangere sul latte versato e sui punti sprecati; forse questa è davvero l'ultima occasione persa e non ce ne saranno altre, ma questo è un campionato strano in cui vale il motto "mai dire mai"; il distacco è ancora contenuto, i punti in palio sono ancora ventuno e il fatto di non aver più nulla da perdere, perchè ciò che si poteva sprecare è già stato ampiamente sprecato, potrebbe essere d'aiuto per togliere un po' di pressione che, visti i risultati, in questa settimana si è sentita. Ora bisogna recuperare un po' di giocatori (quelli che si può) e, con essi, un po' di serenità e convinzione per provare a ripartire e sbloccarsi dopo una settimana difficile. Chiaro che ora serve un filotto di vittorie per sperare ancora, visto che il bonus di occasioni sprecabili è stato ampiamente esaurito; non so se questo Milan, che da qualche settimana sembra un po' in debito di energie, ce la possa fare, ma è il caso di tentare l'ultimo sforzo tutti insieme per evitare ulteriori rimpianti in caso di altre frenate di chi sta davanti. Ancora una volta usciamo da San Siro delusi e con il morale basso, ma bisogna avere il coraggio di voltare pagina e ripartire, perchè la speranza, soprattutto in un campionato così è l'ultima a morire e crederci ancora non costa nulla ed è comunque meglio che arrendersi, mollare e lasciarsi andare alla depressione.
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