Il Milan saluta lo scudetto

Il Milan saluta lo scudettoMilanNews.it
© foto di Filippo Gabutti
lunedì 19 aprile 2010, 01:18Vista dalla Curva
di Davide Bin
I rossoneri perdono immeritatamente a Genova, giocando bene soprattutto in inferiorità numerica e si staccano definitivamente da Roma e Inter; altri rimorsi, altri rimpianti e ora vediamo di salvare almeno il terzo posto.

Adesso è davvero finita e il cassetto dei sogni può essere chiuso definitivamente: il Milan perde a Genova contro la Sampdoria e si stacca da Inter e Roma, lasciando a loro il duello per il tricolore. La partita di Marassi, che di fatto chiude la stagione rossonera, è un significativo riassunto di questo campionato: il Milan ci ha provato pur fra mille difficoltà (assenze, acciacchi e avversario molto temibile sul suo campo), si è portato in vantaggio, si è divorato le occasioni per il raddoppio, ha subito il pareggio, ha dovuto giocare in inferiorità numerica, ma nonostante tutto ha sfiorato il miracolo per poi crollare esausto nel finale, uscendo da Genova a mani vuote e con tanti rimpianti, così come con tanti rimpianti chiuderà la stagione fra un mese. Proseguendo nella metafora ciclistica dell'articolo di presentazione di questa sfida, si può dire che all'inizio dell'ultima salita il Milan si è definitivamente staccato dal gruppo di testa e ora si ritrova a galleggiare da solo fra la zona scudetto e quella del quarto posto; manca poco al traguardo e il vantaggio su chi insegue (proprio la Sampdoria) è ancora rassicurante, ma ora il cammino è difficile e arrivare al traguardo senza più il miraggio di poter rimenere agganciati alla testa della corsa può creare contraccolpi psicologici e rendere un calvario gli ultimi chilometri. I rossoneri salutano lo scudetto a Marassi, ma in pratica lo avevano già fatto in precedenza, sprecando tante occasioni per recuperare punti e quella per andare in vetta; se quel giorno di Milan-Napoli la squadra di Leonardo avesse vinto e operato il sorpasso, forse l'entusiasmo e la carica avrebbero dato lo slancio per superare le difficoltà derivanti dagli infortuni e da una forma fisica precaria; invece da lì in poi il Milan è in pratica crollato, vincendo solo contro il Cagliari, perchè questa rosa non può sopportare tante assenze e perchè troppi uomini sono in evidente calo psico-fisico. A Genova il Milan ci ha provato con orgoglio, cuore e voglia di non mollare, ma più di tanto a questa squadra non si può chiedere, soprattutto in questo particolare momento e la sfida contro i blucerchiati lo ha dimostrato impietosamente.

Leonardo conferma Antonini e Abate sulle fasce, recupera provvidenzialmente Bonera al centro della difesa (visto che si sono fermati anche Favalli e Kaladze), sostituisce Pirlo con Gattuso (perchè Flamini allunga la lista degli indisponibili) e in attacco sceglie Mancini al posto di Huntelaar; sono tanti, come sempre, gli assenti, ma il tecnico non vuole pensarci e alla vigilia ha detto che comunque può schierare una squadra in grado di vincere la partita. Ottimista ad oltranza, Leonardo e viene da chiedersi se la fiducia sia reale o se si tratti solo di un tentativo di caricare un ambiente in riserva di energie e un po' sfiduciato dopo gli ultimi risultati negativi. Il popolo rossonero continua a crederci e affolla il settore ospiti di Marassi, cercando di farsi sentire e riuscendoci in varie fasi dell'incontro, ma anche la Sampdoria si gioca molto in questa sfida e l'entusiasmo derivante dalla vittoria nel derby carica i tifosi blucerchiati che vogliono un altro successo di prestigio per proseguire la cavalcata verso il quarto posto e la Champions League.



Le due squadre si sfidano a viso aperto, perchè il pareggio serve poco ad entrambe, quindi meglio provare a vincere: un paio di conclusioni fuori, una per parte, dimostrano che c'è equilibrio, ma i rossoneri provano a spezzarlo e ci riescono quasi subito: su un calcio d'angolo di Mancini, Borriello svetta al centro dell'area e di testa non lascia scampo all'ex compagno Storari, segnando il quinto gol in quattro partite e rilanciando sia le ambizioni rossonere di scudetto, sia quelle personali di conquistare un posto in Nazionale per i Mondiali. Subito dopo il Milan spreca due ghiotte occasioni per raddoppiare e chiudere la partita: sciagurato Mancini sull'invito dello stesso Borriello, impreciso Seedorf (imbeccato da Ronaldinho) in una girata volante non facile. Nel finale di tempo il Milan cala vistosamente e iniziano i problemi: Ambrosini viene ammonito e comincia ad allungare la lista degli indisponibili per Palermo; Thiago Silva compie un recupero miracoloso su Pazzini lanciato verso la porta; Dida compie un paio di belle parate che salvano il risultato e in altre due occasioni il pallone sfiora i pali ed esce di pochissimo; insomma si soffre ma si resiste e si va al riposo con un preziosissimo vantaggio che, con il Palermo in svantaggio a Cagliari, siginificherebbe terzo posto matematico, oltre a mantenere il passo di chi sta davanti.

La ripresa inizia subito con un problema per Leonardo: capitan Ambrosini è costretto ad uscire per un risentimento muscolare e in panchina non ci sono centrocampisti di ruolo; bisogna arrangiarsi, cosa che ormai Leo fa da inizio stagione e, così, dentro Zambrotta in difesa con Abate che avanza a centrocampo; ma è solo l'inizio delle difficoltà, perchè di lì a poco Borriello commette fallo in attacco, protesta, viene ammonito e anche lui salterà la trasferta di Palermo; prima di pensare al futuro, però, bisogna concentrarsi sul presente, visto che la navicella rossonera comincia ad imbarcare acqua da tutte le parti: la difesa rossonera sbanda e Bonera atterra Cassano davanti a Dida: rigore ed espulsione, Cassano trasforma e Leonardo deve rinforzare la difesa, ma in panchina non ci sono neppure difensori centrali, a parte il giovane Albertazzi; il tecnico sceglie Oddo, togliendo Mancini e la mossa dimostra che, come si diceva qualche giorno fa, forse non c'è davvero la voglia e il coraggio di puntare sui giovani, nemmeno in un momento di estrema difficoltà. In parità, ma in inferiorità numerica, ti attendi il crollo definitivo da un momento all'altro, invece accade qualcosa di impensato e miracoloso; probabilmente la Sampdoria si rilassa e pensa che tutto sia ormai semplice e scontato, il Milan si compatta, tira fuori carattere, orgoglio e cuore e domina la parte centrale della ripresa, sfiorando a più riprese il gol del vantaggio: Gattuso, Borriello e Ronaldinho hanno sui piedi il pallone della vittoria che a conti fatti sarebbe anche meritata, ma Ringhio spara su Storari, Borriello spreca malamente e Dinho è bravo ma sfortunato, visto che il suo tiro a girare è perfetto ma finisce fuori di pochissimo. Dopo tante occasioni sprecate il Milan cala e la partita cambia padrone: ora è la Sampdoria a spingere e i rossoneri soffrono: Zambrotta si sostituisce a Dida e respinge un tiro destinato in rete; Dida, dopo le belle parate del primo tempo, torna a fare "didate" e con un uscita da brividi si complica la vita, ci fa perdere dieci anni di vita, ma per fortuna recupera il pallone prima che varchi la linea. Nel frattempo Borriello zoppica ma non vuole essere sostituito e Leonardo non può effettuare l'ultimo cambio a cuor leggero, perchè la squadra è in inferiorità numerica e in caso di eventuale infortunio a sostituzioni finite si rischierebbe di giocare in nove. In pieno recupero arriva la beffa, con un gol che è lo specchio di una stagione: sul cross di Mannini, Pazzini sovrasta in piena area chi non dovrebbe essere lì, ovvero Oddo, reinventato centrale per necessità e per colpa di una rosa carente, cosa che abbiamo urlato ai quattro venti dall'estate scorsa senza mai venire ascoltati e in questo finale di stagione i nodi sono impitetosamente venuti al pettine.

E così il Milan perde in extremis una partita che non avrebbe meritato di perdere; la partita dei rimpianti che chiude di fatto il campionato dei rimpianti; tante occasioni sprecate in questa sfida così come in tutto il campionato e così i sogni finiscono di essere tali. Addio scudetto e guardiamoci alle spalle, cercando di fare al più presto i punti per blindare il terzo posto; evidentemente cuore e orgoglio non possono bastare sempre e il merito di averci provato anche in dieci non mitiga l'ennesima delusione. Il Milan è crollato stremato nel finale, in questa partita così come nell'intera stagione: troppi infortuni, troppi problemi, ma a rischio di essere noiosi non si può non far notare che con qualche alternativa in più in rosa si poteva essere maggiormente competitivi. Come in altre occasioni è difficile rimproverare qualcosa a questa squadra, che ha commesso errori anche gravi in ogni reparto ma ci ha provato in tutti i modi, anche in inferiorità numerica; l'impegno non è mancato, la sfortuna ci ha messo ancora una volta lo zampino e ora non resta che aggiungere rimpianto a rimpianto e dimenticarsi sogni e speranze; non c'è più niente da fare, ma è stato bello sognare, anche se adesso bisogna svegliarsi, aprire gli occhi e ammettere che questo Milan ha lacune e problemi che vanno risolti se non si vuole continuare a vivere di sogni e illusioni. Fa male vedere Roma e Inter lottare punto a punto per il tricolore mentre il Milan è irrimediabilmente staccato e fuori dai giochi; potevamo essere lassù anche noi ma, in fondo, è giusto così e Genova è il capolinea di un treno chiamato scudetto sul quale forse non siamo mai saliti veramente.