Milan travolto, il sogno diventa incubo
Doveva essere la notte della grande rimonta, la partita per costruire una leggenda ed entrare nell'eternità e, invece, di storico ed epocale c'è solo il clamoroso tracollo che cancella il Milan dall'Europa; una sonora lezione subita dal Manchester United, troppo forte per una squadra che, oltretutto, non ha potuto contare sul contributo di Pato là davanti e di Nesta in difesa, oltre a quello di Antonini sulla fascia sinistra, anche se onestamente bisogna ammettere che anche con questi giocatori a disposizione, forse non sarebbe andata molto diversamente, perchè il divario fra le due squadre è stato abbastanza netto già all'andata e addirittura umiliante al ritorno. Abbiamo provato tutti a farci coraggio, a caricarci dicendo che ci credevamo e che l'impresa si poteva fare: da Leonardo ai giocatori, dalla società ai tifosi, un po' tutti pensavamo fosse possibile realizzare il miracolo, ma l'avevamo definita "mission impossible", forse perchè sapevamo già che sarebbe stata durissima, anche se nessuno sospettava che il "Teatro dei sogni", dove sette anni fa avevamo vissuto una notte meravigliosa, si sarebbe trasformato nel "Teatro degli incubi", dove il Milan ha subito una delle sconfitte più dure della sua gloriosa storia europea. Inutile tirare in ballo le assenze, così come provare ad ipotizzare cosa sarebbe successo se Ronaldinho o Huntelaar avessero sfruttato meglio le occasioni in avvio e sbloccato il risultato a favore dei rossoneri; purtroppo gli attaccanti rossoneri sono stati imprecisi all'Old Trafford come all'Olimpico, mentre Rooney si è confermato cannoniere implacabile e alla prima occasione ha incenerito Abbiati, facendo diventare ancora più dura l'impresa dei rossoneri; il raddoppio in avvio di ripresa, sempre ad opera di Rooney, ha piegato le gambe agli uomini di Leonardo e il terzo gol di Park ha scritto la parola fine sull'avventura del Milan in questa Champions League, mentre il poker di Fletcher nel finale, quando ormai il Milan era sparito dal campo, ha sancito l'umiliazione. Giusto così, perchè il Manchester è stato superiore nell'arco delle due sfide, così come lo è stata l'Inter nei due derby e queste quattro sconfitte dimostrano impietosamente che il Milan attuale non è competitivo ad altissimi livelli, nonostante il generoso tentativo di compensare il divario tecnico con l'impegno e la generosità; in effetti tutte queste partite hanno un denominatore comune: il Milan ha sempre cominciato abbastanza bene, mettendo in difficoltà i rivali e illudendo tutti di poter giocare alla pari, salvo poi andare sotto alla prima occasione e subire sonore lezioni che devono far riflettere, perchè non sono episodi isolati, ma preoccupanti costanti.
La vigilia della sfida è quanto di più negativo si potesse immaginare: già privo di Pato, Leonardo deve incassare a poche ore dal match i forfait di Nesta e Antonini e ridisegnare la squadra all'ultimo momento. Bonera viene spostato al centro della difesa al fianco di Thiago Silva, Abate viene confermato a destra e Jankulovski inserito a sinistra; una difesa inedita costringe il tecnico a schierare un centrocampo più muscolare e che garantisca maggiore copertura, con Flamini insieme ad Ambrosini e Pirlo e Beckham dirottato in panchina, perchè là davanti giocano i due centravanti Borriello e Huntelaar con Ronaldinho a supporto, così come a Roma. Sono circa 4000 i tifosi rossoneri giunti fino a Manchester per sostenere la squadra e trascinarla all'impresa, perchè in fondo il popolo rossonero ci crede e fa un gran tifo, facendosi sentire spesso anche nella bolgia dell'Old Trafford.
Ti aspetti un Milan arrembante e aggressivo, visto che deve vincere con due gol di scarto e, invece, è il Manchester ad iniziare meglio e a mettere in soggezione i rossoneri, forse confusi e intimoriti dalle assenze che hanno rivoluzionato la formazione. In seguito la squadra di Leonardo si fa coraggio e prova ad uscire dal guscio, ma Ronaldinho prima e Huntelaar poi non centrano la porta da favorevole posizione e questi sono segnali negativi, perché in partite come queste e contro avversari del genere non si può sperare di avere tante occasioni per segnare e bisogna sfruttarle al meglio. A rendere tutto più difficile arriva il gol di Rooney, ancora una volta, come all’andata, lasciato libero di colpire di testa in mezzo all’area di rigore. Ora due gol non bastano più per superare il turno, ne servono tre e l’impresa già difficile diventa disperata, perché anche la convinzione della squadra comincia a diminuire. Il Milan, comunque, reagisce e prova a rientrare in partita ma fatica terribilmente al cospetto di un rivale che concede qualcosa in difesa ma si conferma solido e forte. Andare al riposo sotto di un gol non è certo molto positivo per una squadra che già doveva rimontare lo svantaggio dell’andata, ma finchè c’è vita c’è speranza e ci sono ancora quarantacinque minuti a disposizione.
La sfortuna non smette di accanirsi sui rossoneri: la difesa già falcidiata dagli infortuni perde anche Bonera e Leonardo fa una mossa coraggiosa e stravagante: dentro Seedorf con Ambrosini arretrato in difesa e il risultato è pessimo: alla prima azione Rooney si infila nella retroguardia milanista come un coltello nel burro e realizza il raddoppio. Sul piano pratico cambia poco, perché tre gol doveva segnare prima il Milan e tre gol rimangono da fare per raggiungere i supplementari, ma per il morale è una mazzata pazzesca; nonostante tutto i rossoneri provano generosamente a risalire la china ormai diventata ripidissima, ma quando Huntelaar sbaglia un altro gol da posizione favorevolissima si capisce che le speranze sono ormai vicine allo zero. Con Borriello che lotta generosamente ma non vede la porta e con Ronaldinho generoso ma poco assecondato dai compagni quando si tratta di sfruttare i suoi assist, la partita è ormai gravemente compromessa e il gol di Park la chiude definitivamente. Leonardo prova le mosse della disperazione per limitare i danni: dentro il grande ex Beckham (applauditissimo) al posto di Abate e poi spazio anche a Inzaghi al posto dell’inconcludente Borriello, ma SuperPippo si farà notare solo per il fatto di essere costantemente in furoigioco, mentre almeno Beckham sforna qualche cross delizioso e impegna Van der Sar con un tiro al volo bello ma troppo centrale. Il Milan è ormai fuori partita e subisce anche il quarto gol da parte di Fletcher; un passivo forse troppo pesante che diventa una severa lezione per chi sperava di realizzare l’impresa storica e invece è crollato al tappeto davanti ad un avversario evidentemente troppo forte.
Ci sarà tempo più avanti per analizzare a mente fredda e un po’ più lucida i motivi di questo tracollo, anche se a prima vista sembra evidente che ancora una volta questa squadra ha dimostrato di essere inadeguata per sfide di un certo livello; non è colpa di Leonardo, che si è inventato di tutto per rendere competitiva la squadra e in fondo ci è riuscito in molte occasioni; non è colpa dei giocatori che fanno quello che possono, anche se forse in quest’occasione avrebbero potuto mostrare un po’ più di grinta e di convinzione soprattutto in avvio. Le responsabilità sono, ovviamente, di chi non ha rinforzato la rosa quantitativamente e qualitativamente, con il risultato che giocano quasi sempre gli stessi e ci sono poche alternative nelle seconde linee. Emblematico il caso di Nesta, che ha giocato moltissimo ma ha saltato per infortunio le due sfide più importanti di questi primi mesi del 2010 (derby e Manchester), in cui il suo contributo sarebbe stato importante se non addirittura decisivo. In questo momento c’è tanta amarezza e delusione, non solo e non tanto per il risultato e per la mancata rimonta, peraltro molto difficile, ma perché si ha la netta sensazione che del grande Milan che fu e che solo tre anni fa, non tre secoli, strapazzava il Manchester per poi vincere la Champions League è rimasto ben poco e proprio il confronto con gli stessi rivali di allora lo ha impietosamente dimostrato. Ora bisogna cercare di reagire immediatamente senza lasciarsi andare allo sconforto, ma la mazzata è terribile e rischia di avere conseguenze negative, perché il Milan è uscito con le ossa rotte dal Teatro dei sogni, vivendo una vera notte da incubo che sarà difficile dimenticare.
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