Come al cinema muto
Un ispiratissimo Andrea Saronni, stimato collega di TgCom, ha analizzato alla perfezione in settimana da queste colonne lo scenario da comiche in bianco e nero cui il Milan ha costretto media e tifosi attraverso beffe di mercato senza precedenti. Il riassunto delle puntate precedenti: Galliani su Alves o no, era uno scherzo, su Bertolacci no va alla Roma, Ancelotti ci siamo, no si opera, Jackson sììì, no va all’Atletico, per Kondogbia Galliani vola a Monaco, ci siamo, nooo va all’Inter essendo come sempre nerazzurro dalla nascita, “Milan, Ibra ti vuole” ma resta al PSG. Ora Bacca e Witsel, in attesa del prossimo naufragio, con il sospetto anzi il terrore che finisca come sempre a tarallucci e parametri sottozero.
Avevamo promesso però di essere evoluti almeno fino al giorno del raduno e vogliamo mantenere la promessa. Con “evoluti” Galliani definì qualche anno fa i tifosi proni alle molte balle che gli venivano rovesciate addosso copiosamente. Tifosi comunque, a qualsiasi costo. E così sia. Aspettiamo. Intanto leggiamo e analizziamo. “La Gazzetta dello sport”, non Saronni né tantomeno Serafini, aveva anticipato qualche settimana fa una strana storia secondo cui Fininvest, spellata viva dal Milan per qualche lustro e divenuta da un decennio la vera anima insofferente della Proprietà rossonera, aveva deciso di anticipare i soldi del mercato (150 milioni, parole e musica di Silvio Berlusconi) in attesa di quelli di Bee previsti a luglio. Sempre secondo “La Gazzetta” e poi anche “Il Sole 24 ore” che ne aveva ben sviscerato i termini, Fininvest aveva ricapitalizzato il club con 60 milioni che, uniti ai 90 per ripianare il rosso di bilancio, faceva guarda caso 150. Ora forse a non aver capito bene la destinazione di quei soldi avrebbe dovuto essere proprio Berlusconi, almeno questo però sembra davvero poco credibile dato che gira e rigira sempre di soldi suoi si tratta. Ultima chicca: una ritrovata “euforia” dopo aver incassato 373 milioni per la cessione del 7,79% delle quote Mediaset in borsa. Cosa improvvisamente ci azzecchi l’alta finanza con il mercato del Milan francamente non capivamo e non capiamo. Una cosa però l’avevamo capita da subito e bene: l’operazione – in certi termini assolutamente geniale – che porterebbe alla cessione del 48% del club doveva essere corroborata da un entusiasmo nuovo (marketing) e da un bilancio a posto (opportunità). Che poi, come nel caso dell’Inter, l’obiettivo sia quello di spostare capitali avanti e indietro da una parte all’altra parte del mondo, a opinionisti e tifosi interessa poco. A patto che le proprie squadre si rinforzino.
A proposito di rinforzi, il Milan avrebbe dovuto cibarsi della ghiotta opportunità “Doyen sports”, per la cronaca una controllata della “Doyen group” con sede a Malta (“Doyen investiments”, grimaldello della serratura), fiduciaria in svizzera, gestioni a Panama regno delle sparizioni fiscali mondiali, capo sconosciuto trentenne turco, volto rassicurante del manager Nelio Lucas (35) “amico” di Bee e di Galliani. Peccato che, secondo il “Corriere della sera”, la “Doyen group” così definita non esiste affatto se non attraverso uno scarno sito web che pare quello di un piccolo hotel dell’entroterra ligure. Tutto sommato, però, è altrettanto certo che “Doyen” finanzi o abbia partnership con molti club (Atletico Madrid, Porto, Santos, Siviglia…) e abbia investito sia pure con lo strumento della Tpo, Third party ownership che la Fifa ha bandito dal 1° maggio, sui cartellini di decine di top player, compreso Kondogbia... Altre stelle (Neymar, Iniesta, Xavi) sono legate da rapporti d’affari. Sempre secondo il “Corriere della sera”, non Saronni né tanto meno Serafini, “Doyen Sports” di Malta nasce nel maggio 2011, “bilancio scarno, nessuna controllata, mentre subito dopo spuntano come funghi società satellite a Panama gestite da Lucas. Oggi la maltese ha una struttura finanziaria ridotta all’osso, con 240 euro di capitale versato. Non risultano bilanci depositati. Ma dal cassetto dei fiduciari spuntano i nomi dei due azionisti anch’essi maltesi: Benington Group (80%) e Wood, Gibbins & Partners (20%). Stessa inconsistenza patrimoniale ma tracce di un finanziamento a lungo termine da 19 milioni alla Benington (ignota la provenienza) oltre a documenti che indicano il turco Malik Ali (31 anni) proprietario al 100% di questa società che controlla l’80% di Doyen Sports. Malik Ali? Nessuna informazione attendibile”.
Un film da cinema muto, insomma. Con gli evoluti che stanno a guardare. E soffrire. Nel vedere Galliani che si sposta da una parte all’altra a rimediare figure tragicomiche, pregando Iddio che non finisca col solito pranzetto sul mare di Ibiza o di Ischia a inventarsi l’ennesimo menu alla carta ordinando al cameriere prestiti e parametri sottozero. Come lo champagne di fine pranzetto.

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