Contestazione della Sud: i nuovi retroscena. Colloquio Kakà-Abbiati con la squadra. Glasgow ultima chiamata per una stagione, fin qui, da incubo

Contestazione della Sud: i nuovi retroscena. Colloquio Kakà-Abbiati con la squadra. Glasgow ultima chiamata per una stagione, fin qui, da incuboMilanNews.it
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lunedì 25 novembre 2013, 00:00Editoriale
di Pietro Mazzara

Chi si stupisce della contestazione degli ultrà alla squadra anche dopo la prestazione contro il Genoa non ha colto i messaggi che erano stati lanciati sia dopo il match con la Fiorentina sia dopo quella con il Chievo, a Verona. La Curva Sud, dopo aver sposato la causa societaria nella passata stagione, attirandosi addosso le ire e le critiche degli altri tifosi, ha cambiato il suo pensiero guardando quello che stava succedendo nel mercato estivo. I primi segnali, chiari, si erano avuti nella partita di ritorno con il PSV Eindhoven quando comparvero due striscioni che invitavano la società ad agire meglio sul mercato. Erano i prodromi di una stagione che nessuno avrebbe mai immaginato così nefasta.

La mancanza di risultati e di gioco non ha fatto altro che alimentare il fuoco degli ultras che hanno mandato giù fino a quando hanno potuto. Poi però arrivi ad un momento in cui esplodi e lo fai con tutta la tua rabbia. Una rabbia motivata dalla mancanza di professionalità da parte di alcuni giocatori della rosa attualmente a disposizione. Gente che, a detta dei tifosi, non ha rispetto per la maglia ma nemmeno per il proprio datore di lavoro e per chi paga per vederli giocare in maniera imbarazzante. La contestazione è stata forte, vibrante, carica di rabbia contro i giocatori ma, allo stesso tempo, piena d’amore per i colori rossoneri. Non a caso, a parlare con i capi della tifoseria, sono usciti due dei giocatori che sanno cosa voglia dire il Milan ovvero Kakà e Christian Abbiati.

Un colloquio breve ma intenso, dove le argomentazioni degli ultras sono state accolte e fatte proprie da due dei capitani di questa squadra che ieri, non appena tutti i giocatori sono arrivati a Milanello, hanno esposto ai loro compagni quanto fattogli notare sabato sera sia nel colloquio sia con i cori che gli striscioni esposti. La partita di domani contro il Celtic è di vitale importanza per la stagione. Uscire da Celtic Park con un risultato negativo vorrebbe dire aver quasi fallito tutta la stagione e probabilmente sarebbe anche la fine dell’avventura di Allegri sulla panchina rossonera. Si perché nel mirino degli ultras è finito pure lui, incolpato di non aver dato un gioco e un’identità alla squadra che non vince da oltre un mese e che, da sempre, non riesce mai a ribaltare le situazioni sfavorevoli, sia che si vada in svantaggio sia che si prenda il gol del pareggio.

Come detto, uno dei pochi che ci ha messo la faccia e che si prende le proprie responsabilità è Ricardo Kakà. Il brasiliano è un predicatore nel deserto, è l’unico che entra in campo con quella determinazione che solo chi ha consapevolezza nei propri mezzi può mettere in campo. Sono mezzi in primis mentali perché Kakà si sente forte e vorrebbe che anche il resto della squadra lo seguisse. Ma raramente la sua verve e la sua voglia di fare viene assecondata dal resto del gruppo. La domanda spontanea è: se non fosse arrivato, che Milan sarebbe? Probabilmente una squadra svuotata di tutto, con giocatori che sentono il peso di una maglia troppo pesante per le loro spalle. Domani a Celtic Park l’ultima chiamata per gli Ottavi di Champions. Poi si vedrà ma l’orizzonte è tutt’altro che roseo.