Destro, a rischio il riscatto. Cerci è già un caso. Milan, il "reset" è necessario
E’ passata un’altra settimana e il quadro clinico del malato è peggiorato. Il Milan non riesce a guarire, al punto che lo stesso Inzaghi è arrivato ad un centimetro dall’esonero. Bastava poco per cacciarlo, invece Galliani e Berlusconi ci hanno ripensato, si va avanti fino a Firenze e poi si valuterà. D’altronde è un modo di ragionare che ha contraddistinto il Milan nelle ultime stagioni, ovvero andare avanti alla giornata, senza programmare. Questa volta però la scelta può essere condivisa, da un determinato punto di vista. Ha senso cambiare ancora tecnico a 12 gare dalla fine della stagione? Forse si, se il gruppo fosse stato affidato a Tassotti, forse no se fosse stato affidato a Brocchi. Lasciamo lavorare in pace il mister della Primavera, vederlo in prima squadra solo per 3 mesi non avrebbe avuto il tempo necessario per impostare il lavoro, soprattutto per un tecnico emergente.
Le attenzioni sono catalizzate su Inzaghi, ma non trascuriamo il campo e i giocatori. Iniziano ad arrivare piccoli segnali di impazienza da parte di Mattia Destro. L’attaccante non ha ancora ingranato a causa dei pochissimi palloni giocabili che stanno condannando tutti i centravanti del Milan. Da Torres a Pazzini, passando per Destro. Non c’è gioco e la punta, isolatissima al proprio destino, ne risente tanto. L’ex giocatore della Roma non riesce ad incidere e nell’ultima partita non ha nemmeno giocato. La questione principale è che Destro è arrivato al Milan in prestito con diritto di riscatto, ma c’è chi inizia a dubitare che la società a giugno metta sul piatto 16 milioni di euro per acquisire un giocatore che fino ad ora sta avendo le stesse difficoltà di chi lo ha preceduto. Ci sono poche gare per convincere ambiente e dirigenza, Destro vorrebbe sfruttarle tutte, altrimenti a giugno verranno fatte le dovute valutazioni.
Il ritorno a Roma non è da scartare.
Chi invece ha già mostrato forti segnali di insofferenza è Alessio Cerci. Arrivato al Milan ai primi di gennaio e dopo più di due mesi continua a collezionare prestazioni incolori. Oltre alla questione mentale che blocca il giocatore in questi casi, c’è anche una componente fisica. Cerci sembra imballato, corre in modo contratto, di certo non il giocatore che volava a Torino. L’ex presidente Cairo spesso lancia frecciatine: “Si è già pentito di essere andato via”. La fidanzata non fa nulla per nascondere l’amarezza: “Non ha senso metterlo alla fine”. Ci sono anche le espressioni in campo, gesti e volti scuri, che evidenziano come Cerci non stia vivendo un grande momento. Sia lui che Destro dovevano essere i rinforzi invernali per eccellenza, due nazionali in grado di fare la differenza, invece a causa di un difficile ambientamento e per qualche responsabilità dell’allenatore, non stanno rendendo come dovrebbero.
Terminiamo con il messaggio che da qualche settimana portiamo avanti. A giugno per evitare il terzo anno fallimentare di fila bisogna resettare. C’è bisogno di una forte rivoluzione sia a livello societario che tecnica. Uno scossone da programmare con largo anticipo e non lasciare tutto al caso, come fatto con le recenti sessioni di calciomercato o le scelte adottate in queste settimane. L’ingresso in società di un possibile acquirente può aiutare il processo, ma di base deve esserci la forte volontà di migliorare.
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