E adesso il derby: aspettando non godo
Novanta minuti per la "supremazia cittadina", per un quarto d'ora o poco più di felicità che fa tanto Andy Warhol. Vincere il derby, o perlomeno non perderlo per la terza volta consecutiva: questo è rimasto nella sacca stagionale della carissima Associazione, che salvo rimonte zaccheroniane o pesanti smottamenti di quelle davanti - sempre considerando che davanti ci sono pure il Torino, settimo, e in caso di vittoria nel recupero col Parma anche il Genoa - non giocherà per il secondo anno consecutivo partite ufficiali fuori dal territorio nazionale. Le finali di Inzaghi, insomma, sono finite: ne rimane giusto una, da far fuori subito, domenica.
Milan-Inter dunque come piccola grande consolazione o goccia che potrebbe agitare nuovamente il clima intorno alla squadra, che è quello della calma piatta, dell'attesa di qualcosa che ci sarà, sicuramente, lo si ribadisce: ma non si sa bene come, quando, con chi. Milan-Inter come una nuova e insperata occasione di rialzo delle quote-panchina per Pippo Inzaghi, che non ha perso la buona abitudine di essere fortunato e che tuttavia cerca disperatamente di meritarsela, questa fortuna. Lunedì il sussurro della buona sorte è arrivato sottoforma di buone notizie provenienti dall'infermeria a nome Mattia Destro: niente lesioni, solo contusione. Se davvero il puntero ex Roma sarà recuperabile per lo showdown con l'altra squadra di Milano, l'allenatore potrà dare ancora continuità alla formazione che qualche timido progresso - ma timido forte, eh - ha fatto registrare nelle ultime tre giornate. Una lieve variazione, di modulo e di singoli, si potrebbe anche tentare, ed è facile capire quale sia per chiunque abbia visto Milan-Sampdoria: Cerci è ancora più carboidrato che proteina, e Suso è un cavallino. Non si sa se di razza, ma certamente scalpita. Potrebbe galoppare in un caro vecchio 4-4-2, giusto per accarezzare le nostalgie di combinazioni con cui il Diavolo ha portato a casa qualcosina in passato, in realtà più somigliante a un 4-4-1-1 con Menez a fare quello che vuole - as usual - alle spalle della punta e Suso e Bonaventura larghi, pronti a sostenere l'attacco e dare una mano ai mediani per non concedere la superiorità numerica a centrocampo all'Inter
Auspicabile - o pressoché certo, dai - che lì in mezzo al traffico del derby ci sia anche Van Ginkel. E alzi la mano chi si aspettava, dopo un girone di andata da desaparecido, che Marchino l'olandesino diventasse uno dei primi nomi scritti nella parte dei "buoni" della lavagna dei tifosi. Il ragazzo ha della merce, e forse, in un contesto più solido, competitivo e in mano a un tecnico più adatto per il suo svezzamento (Inzaghi va ancora svezzato come allenatore a sua volta), potrebbe diventare davvero un signore delle metà campo, almeno per quanto riguarda il livello non himalayano del campionato italiano. Puntare su di lui anche per la prossima stagione, infortuni permettendo, parrebbe automatico: ma anche le iniziative semplici o addirittura scontate, in una strategia di mercato del Milan che allo stato attuale si potrebbe intitolare "Frozen", richiedono tempo, calma, attesa. Anche il rinnovo di un prestito, il fissaggio di un eventuale diritto o obbligo di riscatto a cifre non impossibili. Non si tocchi, poi, il tasto di un nuovo ed eventuale progetto tecnico, in panchina o dietro una scrivania. La parola d'ordine è aspettare, avere pazienza, "lasciateci lavorare", stare tranquilli, sostenere la squadra senza farsi troppe domande. Se poi qualcuno vuole lanciare hashtag, faccia pure: nel frattempo, dietro la facciata, il Milan rimane in bilico, o meglio, in Bee-Lee-co. E il cuore rossonero cerca di mettersi in pace, resistere ancora un po' in questa lunga, lunghissima empasse, aspetta di vedere che faccia avrà questo attesissimo Godot chiamato a voltare pagina. "Aspettando Godo", ha scherzato in passato più di un umorista giocando con il titolo della celeberrima opera di Beckett: ma questo gioco di parole, al milanista 2015, non si può proprio applicare. Da godere - forse, chissà, speriamo - ci sarà solo una brevissima parentesi post-derby. E come recita un noto spot, c'è comunque il sospetto che il vero piacere stia solo nell'attesa. E basta.
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