Emozioni di maggio, il mese delle rose, il mese delle decisioni speriamo senza spine

Emozioni di maggio, il mese delle rose, il mese delle decisioni speriamo senza spineMilanNews.it
giovedì 14 maggio 2015, 00:00Editoriale
di Carlo Pellegatti

Menez sì o Menez no? Il futuro è cinese, tailandese o...milanese? Due i temi attuali e scottanti nelle discussioni fra i tifosi. Se una volta, la disputa riguardava l'origine della terra, con opinioni differenti di Talete, Anassimene o Anassimandro, oggi, più prosaicamente, la questione verte sull'utilita, nel Milan futuro, di un giocatore dalle qualità straordinarie ma dal difficile collocamento tattico come Menez. Potrebbe apparire paradossale il fatto che possano nascere dubbi su un giocatore, che ha portato, da solo, almeno quindici punti alla anemica classifica rossonera. Eppure le sue ultime prestazioni, poco brillanti, unite alla vittoria sulla Roma, bella sotto il piano della compattezza, dello spirito di sacrificio, ma soprattutto su quello della manovra corale, stanno spingendo molti tifosi e qualche critico a riflettere sulla reale necessità di avere, in squadra, un giocatore che gioca, a volte, senza tener conto delle esigenze tattiche della squadra. La risposta non è facile, ma un punto è incontrovertibile. L'allenatore della prossima stagione deve avere la massima fiducia in Menez, farlo sentire importante e fondamentale, altrimenti sarebbe opportuno cederlo. Forse le dolci qualità di "Tarte Tatin" si possono esaltare in una squadra, che preveda due punte mobili, una magari più vicina all'area e l'altra, Menez appunto, libera di svariare. Comunque, il francese è uno dei rari talenti del calcio internazionale. Sarebbe dunque un peccato che non si trovasse una soluzione, utile per non perdere un giocatore che regala emozioni, prodezze, spettacolo. In questi anni sono stati criticati, anche per gli stessi motivi tattici, attaccanti come Ibrahimovic o Balotelli, non sostituiti con alternative più valide e da me rimpianti. Per concludere, vorrei sempre Menez in squadra, perché a me piacciono i giocatori di classe, che sanno stupire, che sanno regalare brividi. Deve essere bravo l‘allenatore a sfruttare queste sue qualità senza che vadano a detrimento della armonia della squadra.


Il secondo tema riguarda il futuro societario. Silvio Berlusconi, se lo conosco un poco dopo 30 anni di sua Presidenza, è fortemente combattuto tra la razionalità e il cuore. La prima gli suggerisce di cercare nuovi investitori, fondamentali per il bene della Società. Sia che entrino con una quota minoritaria sia che possano prendere la maggioranza delle azioni, a patto che garantiscano serietà e professionalità. Il secondo lo invita a rimanere, a costo di ulteriori sacrifici, Presidente del Suo Milan, che ha accompagnato trenta anni della sua vita. Il dirigente numero uno del Club non riesce forse a immaginare le sue giornate senza una telefonata a Adriano Galliani, uno scambio di idee con la figlia Barbara, un contatto con il Suo allenatore. Vorrebbe magari stupire con una squadra, come lui stesso ha rivelato, formata solo da giocatori italiani. Idea suggestiva ma che purtroppo difficilmente potrebbe aiutare la squadra a compiere quel salto di qualità, per tornare competitivo ai massimi livelli, ma è  chiaro che Silvio Berlusconi parla di una tendenza, non di una regola rigida. Anche perché certamente si renderebbe subito conto che si debba partire già da una eccezione. Diego Lopez infatti è una delle colonne portanti del Milan presente e futuro. La decisione finale verrà presa entro un mese, un mese che ci aspettiamo ricco di rumors, indiscrezioni, colpi di scena, smentite e conferme. Tutto in mano a Silvio Berlusconi.