Gestione societaria sotto accusa: non dimentichiamo chi è Galliani. Ma per un Milan migliore spazio alle idee di Lady B
Il Milan attraversa uno dei peggiori momenti della sua storia, il più buio della gestione Berlusconi. La squadra va male su ogni fronte, i risultati non arrivano, gli obiettivi sfumano e la conduzione societaria presenta qualche crepa destinata ad ingrandirsi. Nel calderone della critica è finito sia il tecnico che l’amministratore delegato, rei di aver realizzati una campagna acquisti poco lungimirante e soprattutto per l’atteggiamento sbagliato che la squadra assume in campo. Allegri non riesce più a sterzare la barca che corre dritto verso la deriva. Ma la barca messa a disposizione dell’allenatore non era in grado di compiere un viaggio così lungo e complicato.
La critica di Barbara Berlusconi alla gestione societaria è legittima, se si è arrivati a questo punto le colpe evidentemente non si possono più nascondere. Ma sarebbe giusto dividerle tra tutti. Adriano Galliani, dirigente esperto e navigato con alle spalle più di 28 anni di trofei vinti, ha commesso qualche errore durante la sua gestione, come tutte le aziende al mondo ci sono scelte che non hanno portato all’effetto sperato. Ma è anche uno dei dirigenti più astuti e conosciuti nel ramo calcistico, capace di operazioni miracolose alla Ibrahimovic o alla Kakà (per parlare degli ultimi anni). Se però Galliani è costretto a fare mercato con pochi spiccioli e mantenere ugualmente il Milan ai vertici in Italia e in Europa, ecco che la missione diventa quasi impossibile. Si può vivere di miracoli per un anno, come nello scorso campionato quando si è arrivati in Champions contro ogni pronostico, ma non replicarli ogni stagione. Ecco perché la critica alla gestione del club di Barbara Berlusconi in parte è logica conseguenza dello sciagurato inizio di campionato.
Ricordiamo che Lady B si era opposta l’anno scorso alle cessioni di Ibra e Thiago Silva, considerando che poi la squadra si sarebbe indebolita e col tempo avrebbe avuto perdite in bilancio per la mancata partecipazione alla Champions League, profezia che potrebbe avverarsi entro maggio. Qual è quindi la soluzione? Scegliere una via di mezzo tra la gestione “tradizionalistica” di Adriano Galliani e quella “innovativa” di Barbara Berlusconi. Continuare con il passo attuale significherebbe vedere il Milan scomparire anno dopo anno, quindi un’aggiustata al modus operandi servirebbe da subito. La rottura tra i due vertici del club deve essere risanata per il bene del Milan, e con qualche nuova figura proposta dalla figlia del patron l’azienda potrebbe trarne benefici. Ad oggi le idee di Galliani e Barbara sono lontane su come gestire la società, ma senza grossi spargimenti di sangue servirebbe trovare un punto in comune e lavorare all’unisono per riparare e ripartire. L’ingresso di nuovi investitori e figure specifiche per la gestione tecnica ed economica potrebbero solo beneficiare il Milan, altrimenti tra qualche anno parleremo di nobile decaduta.

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