La settimana della finale: domenica a San Siro per l'Europa. Montella gioca a carte scoperte sul futuro. Mercato: Kessié va preso subito e poi un grande bomber

La settimana della finale: domenica a San Siro per l'Europa. Montella gioca a carte scoperte sul futuro. Mercato: Kessié va preso subito e poi un grande bomberMilanNews.it
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lunedì 15 maggio 2017, 00:00Editoriale
di Pietro Mazzara

No, non sarà Cardiff, in palio non ci sarà la Champions League, né in veste fisica né come piazzamento, ma domenica pomeriggio, a San Siro, il Milan si gioca la sua vera finale. Contro il Bologna, insomma, la squadra di Vincenzo Montella dovrà ottenere quei tre punti, che mancano da un mese, per mettere in ghiaccio in discorso sesto posto. Già, perché il pareggio di sabato sera a Bergamo contro l’Atalanta ha fatto si che il Milan guadagnasse un punto sull’Inter e mantenesse un gradino di vantaggio sulla Fiorentina, vittoriosa contro la Lazio, ma impegnata sul campo del Napoli. Insomma, domenica servirà una prestazione d’orgoglio, anche perché il Milan scenderà in campo sapendo già il risultato della Fiorentina e nel caso in cui la squadra di Sousa non dovesse uscire dal San Paolo con i tre punti, allora i rossoneri avrebbero il match ball per l’Europa.

Un’Europa che, se sarà conquistata, avrà ancora al timone Vincenzo Montella. L’allenatore del Milan ha giocato a carte scoperte, confermando che sta già programmando la prossima stagione con l’attuale dirigenza, mettendo così a tacere i rumors su Roberto Mancini e ogni tipologia di suoi eventuali sostituti. Certo, Enzo dovrà fermarsi e guardare cosa non è andato nel girone di ritorno, visto che i punti conquistati sono stati appena 21. Troppo pochi, anche se la squadra ha dimostrato, anche nella tana dell’Atalanta, di essere forte mentalmente e il pareggio di Deulofeu (per quanto in off-side), è figlio di una voglia di uscire dall’Atleti Azzurri d’Italia con almeno un punto, forse il massimo che si sarebbe potuto raccogliere.

Per poter pensare di reggere fisicamente il doppio confronto, però, ci sarà bisogno di un mercato importante e funzionale all’idea di gioco. Per questo motivo, Franck Kessié (un’autentica forza della natura) serve come il pane così come sarà determinante, per non dire fondamentale, il recupero a pieno ritmo di Giacomo Bonaventura (quanto è mancato in determinati frangenti del girone di ritorno). In più servirà almeno un altro giocatore di qualità in mezzo e un centrale che possa alternarsi a Musacchio al fianco di Romagnoli. L’attacco, poi, avrà bisogno di un puntero che sia decisivo e che partecipi alla manovra. Il preferito (non solo il mio) è Morata, ma se il Torino aprisse a Belotti, si cascherebbe comunque in piedi. Kalinic potrebbe essere una soluzione  in seconda battuta, ma anch’essa di qualità. Sull’esterno offensivo, invece, pare evidente che Keita possa essere un grande colpo, soprattutto se Deulofeu dovesse essere riscattato dal Barcellona che, lo ha già fatto capire, non lo rivenderà a poco.

Il fine di un settore giovanile, lo sappiamo, è quello di formare i giocatori e provare a portarne alcuni in prima squadra. In questi ultimi anni sono diversi i ragazzi che si sono stabilizzati, con merito, in prima squadra creando anche una forma di orgoglio nel vederli indossare la maglia dei grandi. Ma è anche vero che il rapporto giocatori forniti alla prima squadra-risultati sportivi ottenuti dalle categorie nazionali è inversamente proporzionale. La Primavera del Milan, per il secondo anno consecutivo, non centra l’ingresso nelle final eight e, nella prossima stagione, giocherà nella Serie B della nuova competizione, essendo fuori dalle prime 16 squadre del ranking. Una brutta botta, quella subita da molti ragazzi, che adesso cercheranno fortuna altrove, ma a livello prettamente sportivo, non si può essere contenti di quello che è accaduto. Al termine della stagione, è giusto che tutte le componenti si ritrovino per esaminare quello che non è andato, perché solo correggendo le varie falle che il sistema ha presentato in questa annata, si potrà evolvere ulteriormente un metodo che ha formato ragazzi che sanno stare tra i professionisti.