Le cene di Arcore

Le cene di ArcoreMilanNews.it
© foto di Pietro Mazzara
venerdì 6 dicembre 2013, 00:00Editoriale
di Luca Serafini

Adriano Galliani ha dato conferma della sua esperienza e scaltrezza: con le sue dichiarazioni di offesa e le sue minacce di sbattere la porta dopo la partita con l'Ajax, ha di fatto costretto Silvio Berlusconi a scendere in campo in prima persona. C'era infatti da sistemare la questioncina della buonuscita, non si poteva chiudere il rapporto trentennale con uno strappo cosi' profondo. Berlusconi stavolta ha potuto soltanto rattoppare, accordandosi con l'ad rossonero sulla spalmatura dei 50 milioni dovuti in 4 anni, la promessa di un futuro al suo fianco in politica, la "sistemazione" dei bagagli appena trasportati al Portello in coabitazione con Barbara. Alla quale, prima di lasciare in mano le chiavi di casa Milan, evidentemente Berlusconi chiede di apprendere ancora qualche trucco del mestiere a fianco del navigato e fedele ad. Una doppia investitura che probabilmente Berlusconi avrebbe fatto meglio a ufficializzare pacificamente 3 anni fa, dicendo alla figlia di trascorrere un periodo medio-lungo imparando il mestiere da Galliani e a quest'ultimo di insegnarlo per un po' alla figlia prima di andare con lui a pescare in santa pace, trote o voti si vedra' in futuro.

Invece la disfida e' stata logorante per entrambi e ora ci si trova nella necessita' di rifondare dettami, strategia e filosofia dovendo di fatto sostituire una sola persona, Galliani, con 3 diverse figure: un amministrativo, un tecnico, un commerciale. Buon lavoro a tutti.

La cosa che piu' colpisce in questa vicenda e' il ripetersi delle cene ad Arcore che una volta, quando il menu della serata era il Milan, avevano tutte la caratteristica di essere risolutorie: l'acquisto di Donadoni con i Bortolotti, l'assunzione di Sacchi, il suo dirottamento in Nazionale dopo 4 anni fantastici con la successione di Capello, eccetera. Ultimamente bisogna prendere atto che queste cene hanno spesso un finale a sorpresa, non sempre lieto, sia esso il dessert o il conto da pagare. Partiamo con la pantomima delle telefonate a Biscardi, la prima nel gennaio 2009 che annunciava la trionfale decisione di non cedere Kaka', di fatto gia' venduto con un accordo che sarebbe emerso 6 mesi piu' tardi. Poi la trionfale sofferta decisione di non cedere Thiago Silva e Ibrhaimovic, quando di fatto la richiesta al PSG era esattamente quella di vendere Thiago solo a condizione che si pigliassero anche Ibra. Poi la telefonata e il comunicato a Biscardi del drastico cambio di uomini e filosofia (comunicato mai realmente smentito). Poi la cena con Galliani e Allegri per convincere l-allenatore a dimettersi, salvo il rifiuto di quest'ultimo e quindi la costrizione a una conferma sopportata e male deglutita. Infine la cena della scorsa settimana che se non altro ha evitato una scenetta ancora piu' incomprensibile, perche' all'ennesimo mancato esonero dell'allenatore stava sostituendosi l'esonero dell'amministratore delegato. Un'incongruenza che non sarebbe mai venuta in mente nemmeno a Massimo Moratti.