Milan, 6,5 al mercato. Manca un centrocampista, solito problema delle cessioni. Acquisti: i due criteri usati dalla dirigenza
Dal momento in cui le porte dell’Atahotel Executive si sono chiuse, sono partite le analisi del mercato rossonero. Il Milan era chiamato a rinforzarsi per provare a recuperare terreno in campionato e a completare una rosa imperfetta. In parte la dirigenza ci è riuscita, considerando soprattutto il budget minimo per operare, ma qualcosa andava ancora fatto. I puntelli in difesa erano necessari visti gli infortuni e le squalifiche, in particolare i continui stop di Mattia De Sciglio ha portato il club ad investire su un terzino sinistro esperto come Antonelli. Al centro si è presentata l’occasione Paletta visti i problemi societari del Parma, ma soprattutto per le resistenze inopportune del presidente Zamparini che fino all’ultimo non ha ceduto su Munoz. L’argentino arriverà ugualmente a giugno.
Dove però manca un vero rinforzo è a centrocampo. Suso può essere considerato solo un’alternativa, al Milan serviva invece un titolare di grande qualità. In una zona del campo in cui scarseggiano le idee e nessuno sa cosa fare, serviva un elemento con spiccate doti d’iniziativa. La rosa per fare il salto di qualità doveva acquistare un valido centrocampista. Purtroppo le risorse limitate hanno frenato qualsiasi affare. Galliani ci ha provato per Daniele Baselli ma l’Atalanta ha preteso un sforzo da parte dei rossoneri che non è arrivato, l’affare però è stato solo rimandato di quattro mesi. Probabilmente lo stesso Baselli non avrebbe cambiato il volto del Milan, ma l’idea di un centrocampista italiano e di prospettiva allettava molto la piazza.
Ed è proprio verso questo tipo di investimento che si sta movendo il Milan. Acquistare possibilmente giocatori italiani e a prezzi contenuti. E’ avvenuto con Antonelli e Bocchetti, è stato lo stesso per l’affare Cerci e anche per il colpo Destro. L’impegno della dirigenza in queste sei operazioni c’è stato tutto. Bisogna anche fare i conti con la realtà e comprendere che il Milan non è più nelle condizioni di strappare l’Ibrahimovic di turno perché mancano le risorse economiche. Quindi i criteri per acquistare in questo momento sono due: cercare di prendere giocatori di nazionalità italiana e con una spesa minima.
Finchè non arriveranno i proventi del nuovo stadio (tra quattro anni) o ci sarà l’inserimento di nuovi investitori in società, il mercato del Milan sarà sempre all’insegna del risparmio, la caccia all’affare low cost. Una cosa però è migliorabile. La dirigenza deve riuscire a vendere i propri giocatori per monetizzare. La missione iniziale di Galliani era quella di sfoltire la rosa, Inzaghi a fine mercato invece che 28 giocatori se ne ritrova 31 e senza nemmeno più la Coppa Italia per schierarli. Troppi giocatori con contratti lunghi e costosi, a queste condizioni nessuno vuole, giustamente, lasciare il Milan. Essien, Armero, Zaccardo e Mexes solo gli ultimi esempi. Da questo punto di vista la dirigenza può fare molto meglio.
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