Prima richiesta per Mister Bee: Paolo Maldini

Prima richiesta per Mister Bee: Paolo MaldiniMilanNews.it
© foto di Pietro Mazzara
martedì 21 aprile 2015, 00:00Editoriale
di Andrea Saronni

Qualcuno, ingenerosamente, lo chiama già il giorno della liberazione milanista. Domenica 26 aprile, 24 ore dopo le celebrazioni di una vera Liberazione, Bee Taechaubol sbarcherà a Milano da un virtuale bastimento, carico di soldi per Fininvest e di speranze per una larga parte della gente del Milan desiderosa di voltare pagina.

 

È davvero l'inizio della Grande Svolta? Un piccolo passo per Mr.Bee, ma un grande passo per l'umanità rossonera? Seguendo il sempre valido esempio di San Tommaso, è in realtà molto meglio attendere i fatti, vedere gli sviluppi, la posta in palio è il Milan e i giocatori intorno al tavolo sono molto smaliziati, rilanci e bluff sono ancora possibili. Ma tutto, al momento, porta all'imminente formalizzazione dell'inizio della cessione del club da parte del presidente Berlusconi: ormai le modalità sono note, pacchetto di minoranza - e soldini, soprattutto - subito, passaggio di proprietà a fine anno solare. Un cammino che, al di là dell'accelerazione dei tempi dettata dal patron stesso, era tutto sommato già stato tracciato. L'incognita era invece rappresentata da un altro tipo di passaggio, forse ancora più delicato di quello delle azioni: quello delle consegne. Chi "sarà" il Milan, chi lo gestirà? E pare che sia proprio su questo fronte che si possano registrare le vere novità, una sorta di rivoluzione di velluto nelle cariche societarie. Nessun pericoloso stallo, come si era ipotizzato in questo spazio: al di là del "semplice" 20% ufficialmente acquisito, Taechaubol avrebbe il via libera per installare in tempi brevi la nuova diligence che, fermo restando la presenza della Famiglia nei ruoli già concordati (Silvio presidente onorario, Barbara confermata a capo del settore commerciale), prevederebbe innanzitutto Pablo Victor Dana - braccio europeo del thailandese - nel ruolo di ammininistratore delegato del club. E addio, a quel punto, ad Adriano Galliani: proprio un paio di indizietti buttati lì dallo storico "chief" rossonero in occasione dell'evento con lo sponsor Audi e soprattutto nel post-derby, con quella condivisibile ma inusuale per lui ammissione ("C'è da piangere"), fanno pensare che i titoli di coda abbiano cominciato a scorrere, che stia montando una serena accettazione che non comprende la prospettiva di nuove barricate, del ripetersi di battaglie dietro le quinte di Arcore o di Via Aldo Rossi. Per Galliani, già pronti orizzonti da deus-ex-machina dei diritti tv, quale in fondo è sempre stato: una poltrona in Infront, o addirittura in Lega, dove la sua saggezza dirigenziale servirebbe sempre come il pane.

 

Solo, con tutta la stima e la fiducia in conto anticipi, pare improbabile che Mister Dana possa automaticamente trasformarsi in Galliani: tradotto, l'uomo che non solo gestisce ma "fa" il Milan, specie negli ultimi anni di autentica autogestione. Ergo, serviranno immediatamente gli uomini dell'area più prettamente sportiva e tecnica. Potrebbe esserci una figura unica, potrebbe raddoppiarsi tra direttore generale e direttore tecnico. L'importante, però, è che uno, doppio o trino, lì, in quella zona lì dell'organigramma, ci sia Paolo Maldini. Stavolta sia la volta buona, ora o mai più. In questo cambio epocale, in questa virata condotta da facce così nuove e sconosciute, c'è assoluto bisogno di un punto di riferimento preciso, di qualcuno che rappresenti la continuità. Nessuna preclusione verso i Bee o i Lee: ma solo una giustificata perplessità (vedi Thohir all'Inter) che possano da soli entrare nella pelle del nostro calcio, del Milan, del milanista, nella cultura rossonera, insomma. E magari, en passant, anche che capiscano di pallone "vero". È un acquisto fondamentale, il primo che si chiede in tempo reale, anzi, in anticipo a Mister Bee. Le capacità di Paolo in quel posto a cui anela da anni, per cui è rimasto sostanzialmente in stand-by da quel giorno del 2009 in cui tolse la fascia da capitano, sono tutte da dimostrare: e lo sa lui per primo. Ma la sua competenza, la sua serietà, il suo milanismo, la sua fame, persino, non sono in discussione. È la prima pietra verso una nuova credibilità. Con lui a fianco, si può cominciare con più fiducia un viaggio verso un ignoto che ci si augura nuovamente pieno di luce. Ah, a questo proposito: vietato parlare di giorno della liberazione, grazie. Il tempo aveva da tempo fatto il suo tempo: ma formattare la memoria è profondamente stupido.