Stanno finendo i bonus. Una scoppola violenta che apre dubbi sulle certezze di Inzaghi. Vanno ritrovate umiltà e cattiveria oltre ai tiri in porta
Dopo una serie di debiti, il Milan manca in maniera fragorosa l’esame di maturità contro il Palermo e lo fa approcciandosi al test con la spocchia di chi pensa di sapere tutto e, invece, si trova nel pantano davanti alle difficoltà presentate da chi gli sta davanti. Il Milan ha finito i bonus, poche storie. È una squadra che vissuto, nelle prime giornate, del grande entusiasmo del suo allenatore e che, ora, non sa davvero cosa fare. Non c’è una manovra sensata che sappia portare la squadra ad un gioco armonico e, in attacco, ci sono un sacco di dilemmi che sono la diretta conseguenza del modulo adottato e della manovra svolta in campo. In primis la questione prima punta: com’è possibile che il centravanti del Milan, chiunque esso sia, non abbia fatto più di un gol da dentro l'area di rigore? Il motivo è tanto semplice quanto preoccupante: non c’è un gioco che favorisca la prima punta. Non ci sono cross dalle fasce, le due punte esterne lavorano maggiormente per la conclusione personale piuttosto che cercare la rifinitura. Insomma, il Milan che ha in panchina un ex rapace delle aree di rigore, non crea un gioco tale da poter favorire i gol (o le occasioni) del suo puntero di riferimento. Torres, la cui unica rete nasce, guarda caso da un cross, è un ectoplasma in cerca di un corpo, un personaggio in cerca d'autore. Si muove tanto, svaria molto sugli esterni ma il suo compito, in teoria sarebbe un altro. E meno male che Berlusconi, non più tardi di venerdì, aveva ricordato alla squadra la necessità di tirare di più in porta…
L’altro aspetto che desta non poche preoccupazioni è quello relativo alla condizione fisica della squadra. Il Cagliari ed il Palermo hanno messo in luce uno stato di forma non degno di una squadra che ha un solo impegno alla settimana. Spesso si è parlato di questo vantaggio che il Milan avrebbe rispetto alle altre concorrenti per il terzo posto ma bisogna sfruttarlo a dovere. Sono troppi i giocatori fuori condizione che non rendono per quello che dovrebbero (e non potrebbero). Purtroppo, bisogna essere onesti, se i titolari non sono ad uno stato di forma ottimale, anche le loro giocate ne risentono. Soprattutto se ad abbassare i ritmi della sua prestazione è Nigel De Jong, vero e proprio cuore e polmone della squadra. Se lui cala, tutto il resto del gruppo va giù con lui. Era un po’ quello che succedeva quando in campo c’era Gattuso ma se Rino non stava bene, c’era pronto Ambrosini a raccogliere il suo ritmo. Oggi, se Nigel non riesce a dare tutto, non c’è nessuno in grado di poterne prendere il posto.
In ogni caso, tornando al discorso iniziale, il Milan ricorda un po’ Icaro: ogni qual volta ha la possibilità di spiccare il volo verso il sole del terzo posto, puntualmente cade. Anche in questo filotto di partite tra le due soste delle nazionali, sono stati tanti i punti persi per strada contro avversari che, dopo le partite con i rossoneri, non hanno avuto lo stesso rendimento. Inzaghi dovrà far ritrovare la cattiveria giusta sperando che la scoppola rifilata dal Palermo, come ha detto lui stesso a fine partita, serva a dare una svegliata alla squadra.

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