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Beccantini: "Milan da scudetto? No. Leao centravanti non mi torna. Arbitri? L'era del Collinismo è finita"

ESCLUSIVA MN - Beccantini: "Milan da scudetto? No. Leao centravanti non mi torna. Arbitri? L'era del Collinismo è finita"MilanNews.it
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Oggi alle 16:00ESCLUSIVE MN
di Federico Calabrese

Dopo le ultime gare complicate, il Milan tornerà in campo contro la Cremonese. Per i rossoneri c'è un secondo posto da difendere, con l'Inter ormai a +10 in classifica. Per affrontare le ultime tematiche in casa Diavolo, la redazione di MilanNews.it ha intervistato in esclusiva Roberto Beccantini.

Crede che lo scudetto sia mai stato un obiettivo del Milan?
"No. Nella mia griglia estiva figurava al terzo posto, dopo Napoli (in pole perché campione uscente) e Inter. Davanti a tutte le altre, sì, ma da scudetto proprio no. O meglio: non ancora, non subito. Se mai, mi aspettavo di più, molto di più, dalla Supercoppa di Riad e dalla Coppa Italia. Lì sì, un Diavolo piccolo piccolo, moscio moscio".

Le principali differenze tra Inter e Milan quest'anno?
"L’attacco. Gli attaccanti. Inter, 62 gol. Milan, 41. Ventun reti di differenza. Mentre in difesa: Inter 21, Milan 20. Serve altro?".

Allegri ha fatto il massimo con questa rosa? Cosa gli si può recriminare?
"Sul piano dei risultati, penso di sì. Sul piano del gioco, Max è questo. I punti persi contro le Medio-piccole chiamano in causa la manovra. Il suo Milan, se attaccato, se la cava. Se deve attaccare, s’impantana. A livello tattico, capisco l’emergenza ma Leao centravanti non mi torna proprio. Il portoghese ha bisogno di spazio per armare il contropiede. Spalle alla porta, vive di episodi. Che non sempre bastano".

Quali sono i limiti principali di questa rosa e com'è migliorabile?
"Serve un centravanti da almeno venti gol. Più l’erede di Modric (che viaggia per i 41), un terzino, un centrale, un altro Rabiot. Fuor di metafora: manca un sacco di roba. Fermo restando che chi recluta Allegri sa chi prende: un Feticista di risultati".

Il Var sta compiendo disastri. Come dovrebbe iniziare un cambiamento?
"Paradossalmente, con l’accettazione dell’errore. Che, con il Var, si sperava di cancellare e/o ridurre. In alcuni casi la Crocerossina televisiva risolve: penso al fuorigioco semi-automatico (credo quia absurdum, ma ci credo). In molti altri, decide. Non è la stessa cosa. Problema nel problema, il regolamento: lo stupro del concetto di involontarietà ha portato all’apertura dei mani-comi e alla moltiplicazione dei rigorini, accentuando quella "difformità di giudizio" che, viceversa, si voleva limitare".

La classe arbitrale italiana pare nel caos. Che ne pensa?
"All’estero l’arbitro fa parte del gioco, in Italia fa parte dei giochi. Bisogna insegnare ai giovani aspiranti che l’epoca del Lobellismo e del Collinismo è finita, stop. Si dirige in due. Uno in campo, con diritto all’ultima parola; l’altro davanti allo schermo, con dovere di suggeritore. L’Italia è un pugno di campanili e questo non aiuta".