ESCLUSIVA MN - Carmignani: "Milan, serve carattere. Donnarumma? Penso voglia restare. E su Ibra a Sanremo..."

04.03.2021 16:01 di Salvatore Trovato   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
ESCLUSIVA MN - Carmignani: "Milan, serve carattere. Donnarumma? Penso voglia restare. E su Ibra a Sanremo..."

La redazione di MilanNews.it ha intervistato Pietro Carmignani, ex preparatore dei portieri nonché viceallenatore rossonero durante la gestione Sacchi. Con lui abbiamo parlato di Donnarumma, del momento difficile del Milan e non solo. Ecco le sue dichiarazioni.

Partiamo da Donnarumma. L’errore contro l’Udinese ha pesato.

"Era una palla strana: aveva un giocatore davanti che ha cercato di toccarla, lui si aspettava una deviazione che alla fine non c’è stata. La palla è passata e a quel punto era troppo vicino alla porta per fare un intervento che potesse sembrare semplice, ci voleva una cosa un po’ particolare. Era una palla sporca, ci sta l’errore. Io, però, parlerei più di casualità".

Il futuro di Gigio è ancora tutto da scrivere. Che idea si è fatto di questa trattativa per il rinnovo?

"Bisogna essere dentro le situazioni per giudicare. Ognuno fa i propri interessi e bisogna trovare un accordo: credo che il destino di Donnarumma sia troppo legato al Milan per potersene andare. Mi auguro che si possa trovare una sistemazione soddisfacente per entrambe le parti. Credo che lo stesso Gigio abbia voglia di restare a Milano: è stato capitano domenica scorsa, il suo percorso è iniziato col Milan e, secondo me, lui vuole andare avanti con i rossoneri".

Forse il club avrebbe dovuto pensarci prima? Siamo a pochi mesi dalla scadenza...

"Sì ma il Milan non può mica obbligarlo a firmare. Oggigiorno il coltello dalla parte del manico ce l’hanno quasi sempre i procuratori: sono loro che decidono - in accordo con i giocatori - cosa fare. Probabilmente il Milan avrebbe già sottoscritto il contratto con Donnarumma, ma bisogna vedere quali pretese aveva Raiola. Una società non può sempre piegarsi al volere degli agenti, ma deve ragionare con la propria testa e porsi degli obiettivi e dei parametri che è giusto rispettare".

All’Olimpico abbiamo visto un altro Milan: come si spiega questo cambiamento nel giro di tre giorni?

"Si spiega in un modo: a Roma c’era Ibrahimovic in campo e - non dal punto di vista del gioco ma del carattere - dava personalità alla squadra. Ieri non c’era Zlatan e il carattere è mancato. C’era un gioco, ma senza mordente, senza quella grinta che occorre per vincere le partite, contro un’Udinese ben schierata che ha dei valori. Ci vuole un altro spirito, un’altra determinazione che, evidentemente, in questo momento soltanto un leader in campo può dare. Ieri non c’era: al di là del gioco, Ibra sarebbe stato necessario per la spinta, l’incitamento e lue urla che avrebbe fatto ai compagni. Il Milan, comunque, di recente ha fatto delle prestazioni irriconoscibili anche con Ibrahimovic in campo, come quella con lo Spezia. Le gare sono tutte difficili, bisogna capire che la partita è vinta solo quando l’arbitro fischia la fine e hai un gol di vantaggio. Al Milan sta mancando la determinazione, cosa che aveva avuto per tutto il 2020. Troppe situazioni diverse: le partite non si vincono soltanto col gioco, ma anche con il carattere e la determinazione".

L’Inter sta imponendo la sua forza. Il sorpasso ha un po’ sgonfiato il Milan?

"Riprendere l’Inter è difficilissimo: è un carrarmato, fa gol quando vuole e ha una potenza micidiale. Ha in Lukaku il suo profeta, ma tutta la squadra va a mille. Il Milan è stato una sorpresa: tutti quanti hanno creduto di poter fare un campionato di testa, ma la potenza dell’Inter era scritta, si conosceva. I rossoneri sono stati bravi, ora lo sono un po’ meno, non dal punto di vista del gioco ma caratteriale. Non mi sono piaciuti nelle ultime sconfitte: anche contro la Stella Rossa sono stati in balia di una squadra che aveva una gran voglia di correre, hanno subito anche in undici contro dieci".

A proposito di determinazione, Leao sembra averne pochissima.

"Anche in questo caso, per conoscere bene le cose bisogna stare dentro lo spogliatoio. Leao lo vedo solo quando gioca, posso farmi un’idea ma può anche essere sbagliata. Credo che Leao quando si sente importante, come è successo a Benevento, tira fuori delle prestazioni eccellenti, quando invece la squadra gira meno del solito lui è il primo a risentirne. Probabilmente, non ha ancora acquisito quello spirito da giocatore-leader. Ha grandi doti, ma deve maturare. Per essere determinanti bisogna essere bravi non soltanto tecnicamente ma anche caratterialmente, e lui, in questo secondo aspetto, deve migliorare".

La corsa Champions coinvolge tantissime squadre e si fa sempre più incerta.

"Il Milan ha qualche punto di vantaggio, ma deve tornare a fare delle prestazioni caratterialmente forti. Deve entrare in campo come ha fatto contro la Roma: all’Olimpico sono partiti come una furia. Il calcio deve essere di qualità tecnica, ma anche di grande determinazione e fisicità, non c’è niente da fare! Se viene a mancare il carattere di partite ne vinci meno. Il Milan sa giocare a calcio, le qualità tecniche ci sono, alcune più rilevanti di altre, ma ci sono. Bisogna lavorare sulla testa: è la testa che porta avanti tutto, sia dal punto di vista delle idee e della voglia di fare".

Cosa ne pensa della partecipazione di Ibrahimovic a Sanremo?

"Il calcio è cambiato. Una volta era difficile avere giocatori che pensassero a qualcos’altro oltre al calcio. Ai miei tempi i calciatori erano calciatori e basta, oggi hanno altre esigenze. Se sia giusto o no, non so dirlo. Le epoche cambiano. Credo che non ci sia niente di male sul fatto che Ibrahimovic vada a fare un po’ di spettacolo, oltretutto è anche infortunato. Si curerà durante il giorno e la sera farà la sua apparizione a Sanremo, Ma resta l’uomo immagine del Milan. Il calcio giocato somiglia a quello di una volta, magari è aumentata la velocità. Ma la vita del calciatore è diversa".

Tornando a Ibra, forse il tutto viene amplificato a causa del momento difficile che sta attraversando il Milan.

"Viene amplificato dai media e dai tifosi. Tante volte il tifoso viene influenzato nel suo giudizio non solo dal risultato, ma anche da quello che scrivono o dicono i giornalisti. Molti seguono il calcio attraverso le notizie che danno i tg o i social. Lo sport è lo stesso, è diverso quello che succede fuori, non in campo".