ESCLUSIVA MN - Passerini: "Per Pioli fiducia a tempo. Sono molto severo con Leao, da Ibra mi aspetto tanto"
La redazione di MilanNews.it ha intervistato in esclusiva Carlos Passerini, giornalista al seguito del Milan per il Corriere della Sera.
Pioli traballa: cosa si è deciso sull'allenatore del Milan?
"Dopo il disgraziato pareggio di Salerno, che vale come una sconfitta, il Milan ha vissuto delle ore di riflesisoni, dopo le quali si è deciso di proseguire con Stefano Pioli alla guida della squadra. È una decisione che, secondo me, resta di buon senso. Sul fatto che questa squadra abbia dei grossi problemi e che l'allenatore abbia le sue responsabilità c'è poco da discutere, ma è evidente che data la situazione, lo scenario e il calendario, pensare che per i risolvere i problemi bastasse cambiare l'allenatore è un azzardo inutile, doppio, rischioso. La proprietà ha deciso di proseguire con l'allenatore che conosce cercando di fare quadrato e di uscire tutti insieme da questa vicenda".
È chiaro, però, che la fiducia in Pioli sia ai minimi storici...
"Il pari di Salerno ha lasciato il segno nel mondo Milan. Oggi la fiducia a Pioli è una fiducia a tempo; non è più indistinta come prima di questo risultato. Quindi, inevitabilmente, le prossime gare, a partire da quella contro il Sassuolo, saranno dei veri esami e dei contro-esami per Pioli e per il suo staff, in attesa che il mercato di gennaio dia una mano per mettere una toppa alla maledizione infortuni. È anche vero che se ci sono 30 infortuni non si può parlare di maledizione, ma di responsanbilità e di colpe che bisogna trovare a cui porre delle soluzioni".
Nella scelta di continuare con Pioli ha pesato anche la mancanza di allenatori che potessero subentrare subito?
"Sì, ha pesato ovviamente il fatto che il mercato delle panchine non offra oggi una soluzione adeguata al tipo di progetto del Milan e alle esigenze del Club in questo momento. Si potrebbe dire Conte, ma Conte oggi non viene al Milan e la discussione si è già conclusa. Conte a stagione in corso non verrebbe e ha un tipo di progettualità nettamente diverso. Non è stato individuato un sostituto adeguato dalla proprietà, ma non perchè la proprietà non sia in grado, ma perchè nella lista degli allenatori effettivamente si fa fatica a trovarne uno".
E la possibile soluzione interna con Abate?
"C'è chi dice che si possa promuovere Abate, ma la riflessione della società è che siano più i rischi che i potenziali guadagni con una scelta del genere, rischiando di bruciare anche l'allenatore che, invece, con le tempistiche adeguate, potrebbe essere un bell'allenatore in futuro. Il punto è: non è che se cambi la guida tecnica, Thiaw, Kalulu e Tomori guariscono... Ora bisogna mettere un freno agli infortuni, anche facendo saltare qualche testa nello staff di Pioli. E andando sul mercato di gennaio. Non è cambiando l'allenatore che si risolve nell'immediato il primo problema, ovvero gli infortuni".
Quindi potrebbe esserci qualche cambiamento nello staff?
"Se qualche testa deve saltare, tra preparatori e fisioterapisti, che salti subito. Anche se la verità è che ormai è troppo tardi: gli errori nella preparazione, nei carichi di lavoro e nella prevenzione inefficace portano ormai a questi effetti e perciò, realisticamente, da qui in poi ciò che conta è contenere al massimo i danni. Anche se è evidente se oggi si possono contenere gli effetti del problema, non risolverla in toto".
E i danni ad oggi sono tanti... Ultimo in ordine di tempo: Tomori.
"Sarà un infortunio lungo che acuisce ancor di più il problema della difesa. Se prima del ko di Tomori sarebbe bastato un solo centrale difensivo, ora ne servirebbero almeno due. Di positivo c'è il risveglio di Jovic in attacco, che, per lo meno, potrebbe consentire al MIlan di concentrare le energie economiche e non sul mercato in difesa. Detto che, comunque, il Milan ha bisogno di un centravanti forte per il futuro... Poi nell'immediato è più urgente la difesa".
I tanti infortuni, se c'è qualcosa di positivo, stanno dando opportunità ai giovanissimi. Simic ti convince già?
"Simic è già un'alternativa, è già un titolare, perché l'emergenza te lo impone. Per quello che ho visto, siamo di fronte ad un giocatore che può starci eccome. Ha 18 anni, ma a me ha già colpito moltissimo soprattutto per la personalità e le idee chiare. Lui è solo uno dei giovanissimi del Milan che possono mettersi in mostra a causa di questi infortuni. Penso che, in generale, piuttosto che mettere due giocatori fuori ruolo in difesa, meglio far giocare un ragazzino come Simic; non avrà esperienza, ma quello fa e quello deve fare".
Quali sono le idee sul mercato in gennaio per rinforzare la difesa?
"Sta sfumando l'idea Kelly del Bournemouth, mentre sta prendendo piede l'opzione Lenglet dell'Aston Villa; c'è stata la chiusura di Emery ultimamente. Molto caldo, ad oggi, il nome di Mukiele del PSG; ha giocato poco, sa fare due ruoli. Tutto ciò oltre alla richiamata di Gabbia del Villarreal: non sarebbe un piano B, ma un piano A, perché non avrebbe bisogno di tempo per inserirsi nel mondo Milan e negli schemi di Pioli. Poi c'è Miranda, con il quale ci sono discorsi avanzati, che è una opzione per il terzino sinistro".
Invece a centrocampo, nonostante il ko di Pobega e la partenza di Bennacer, non si farà nulla a gennaio?
"Credo che l'intenzione del Milan sia quella. E in una situazione di emergenza come quella attuale questo ha un senso: bisogna sistemare innanzitutto la difesa. La fase difensiva non è all'altezza ad oggi di un piazzamento in Champions League, avendo subito più gol di tutte le prime sei in classifica. Bennacer andrà in Coppa d'Africa, ma a prescindere c'è una situazione meno grave a centrocampo che in difesa".
Per la punta quali sono i nomi?
"Il risveglio di Jovic ti toglie un problema a brevissimo termine. Nella graduatoria dell'interesse Guirassy è davanti a David, anche considerando il prezzo che è diverso. Se la decisione sul centravanti verrà presa a giugno, allora sì il numero di profili aumenterà. Ora hai due profili, a giugno potresti avere cinque giocatori tra cui scegliere per farne il centravanti del futuro del Milan".
Troppe critiche a Leao dopo Salerno?
"Sono molto severo con Leao e, secondo me, è giusto esserlo con chi è forte. Io da Leao mi aspetto tanto. Ha un talento pazzesco e non va sprecato, sarebbe un grande peccato... Ha uno stipendiod a top player, ha la maglia numero 10 del Milan come Rivera e Gullit: io da Leao mi aspetto che, se gioca contro l'ultima in classifica, non passi metà partita a litigare con l'arbitro, gli avversari, con sé stesso, ma che prenda in mano la squadra e la porti alla vittoria, come ha fatto in certe gare di Champions. Io sono innamorato di Leao, ma giustamente è uno di quelli che ti deve fare arrabbiare quando non gioca bene: il secondo tempo di Leao a Salerno è stato imbarazzante. 3 gol come Jovic e Tomori: è un numero troppo basso per uno come lui e che si è preso addosso volutamente tante responsabilità".
Che primo bilancio fai del mercato estivo?
"Io lo ritengo positivo, ma è un positivo con riserva. Purtroppo ogni riflessione sul mercato non può essere separata dal giudizio complessivo sulla stagione del Milan, che ad oggi è negativo. A me i nuovi piacciono, anche Jovic e Chukwueze, e non possono essersi giudicati negativamente come i De Ketelaere e gli Origi dell'anno scorso, ma si fa fatica a dare un giudizio marcatamente positivo a causa della situazione generale".
A che punto si è con il rinnovo di Maignan?
"Il rinnovo di Maignan per il Milan è il principale per i prossimi due anni. Secondo me non sarà facile riuscire a tenerlo, il Milan dovrà fare uno sforzo. Stiamo parlando di un portiere che ha pochi paragoni in giro per il mondo. In questo momento ha uno stipendio basso di 3 milioni, ne chiede circa il doppio più i premi e va fatto uno sforzo per tenerlo, nei limiti del possibile. Oltre i limiti del possibile non avrebbe molto senso. La cosa più importante è tenere Maignan, ma se non ci fosse questa possibilità va evitata a tutti i costi la perdita a zero".
Che ruolo avrà Ibra e cosa ti aspetti da lui?
"Anche io sono molto curioso di capire che cosa farà. Ibra stesso deve scoprire il suo ruolo, lo deve imparare. È il Senior Advisor della proprietà e anche solo per definirlo ci rendiamo conto che sia particolare. Non avrà compiti decisionali, più di consulenza, ma da Ibra mi aspetto tanto in leadership: la sua conoscenza del mondo Milan deve essere d'aiuto per risolvere le tante grane che ci sono in questo momento; parlo anche a livello di comunicazione interna. Mi aspetto dei colpi alla Ibra: ma non l'attaccare i giocatori al muro eh, non cose del genere, ma più il dare una mano a risolvere delle situazioni all'interno del Milan che si sono un po' bloccate. Ibra, che conosce alla perfezione la galassia rossonera, può aiutare a venire fuori da queste situazioni. Ciò che è certo è che non sarà un uomo immagine, ma vuole incidere, altimenti sarebbe rimasto a casa sua... E per incidere mi riferisco più sull'ambiente interno che all'esterno. Non con gli slogan che ora servono a poco e lui per primo lo ha capito".

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