Calcio: è ora di tornare a parlare di azionariato diffuso
Milano, domenica 14 giugno - Siamo un gruppo di tifosi comuni, il ceto medio del tifo milanista. Parte della stragrande maggioranza del tifo del Milan. A causa della legislazione vigente denominata “Decreto Sicurezza”, abbiamo deciso di mantenere un profilo basso e, nella giornata odierna, alle ore 19.00, in uno sparuto gruppo, abbiamo esposto due striscioni presso la sede del Club.
Quello che ci è ormai chiaro è che la battaglia per il Milan non riguarda soltanto i risultati sportivi, il mercato, gli allenatori o i dirigenti. È una battaglia più profonda, che negli ultimi anni ha svuotato dall’interno il nostro Club, privandolo progressivamente della sua anima, della sua identità e del suo legame naturale con la comunità che lo ha reso grande.
Con questo non vogliamo in nessun modo sminuire le proteste in essere, né quelle dei singoli tifosi né, tanto meno, quelle della Curva Sud e di AIMC, che sosteniamo e riteniamo doverose e necessarie. Al contrario, crediamo che ogni forma di mobilitazione sincera nasca dallo stesso sentimento: la consapevolezza che il Milan non possa essere ridotto a un semplice asset finanziario, a un marchio da valorizzare o a un prodotto da vendere.
Il Milan è un patrimonio culturale e storico enorme. Non soltanto italiano, ma mondiale. Lo testimoniano i messaggi, la passione e il senso di appartenenza dei tanti associati ai Milan Club di tutto il mondo, che vivono il Milan non come un bene di consumo, ma come una parte della propria storia personale e collettiva.
Il tifoso non è un cliente. Il tifoso è un appassionato depositario di un bene comune, il custode di una memoria, di un’identità e di una comunità che nessuna proprietà può permettersi di ignorare, svendere o umiliare. Una società di calcio, soprattutto una società come il Milan, non può essere trattata come un oggetto qualunque nelle mani della speculazione finanziaria.
Gerry Cardinale, con la sua RedBird, rappresenta plasticamente questa deriva.
Ci auguriamo naturalmente di vivere un cambio di proprietà e che il Milan possa avere un giorno un socio migliore, più rispettoso della sua storia, della sua grandezza e della sua gente.
Ma non possiamo accettare che il destino di un patrimonio sportivo, culturale e popolare di questa portata sia affidato soltanto alla fortuna o alla speranza che arrivi, prima o poi, un proprietario illuminato.
Serve una tutela formale. Serve una cornice normativa che riconosca il ruolo dei tifosi e impedisca che le società di calcio vengano considerate esclusivamente proprietà private scollegate dalla propria comunità.
Per questo i nostri striscioni di oggi recitano due messaggi semplici: “3 - Calcio Bene Comune” e “Azionariato diffuso per legge”.
Perché se può essere svuotato un patrimonio calcistico e culturale come il Milan, significa che nessuno è davvero al sicuro. E se è vero, come noi crediamo, che il calcio è dei tifosi, allora questa frase non può più restare uno slogan vuoto, brandito al bisogno da giornalisti, dirigenti o istituzioni quando conviene.
Serve che la centralità dei tifosi diventi una realtà formale. Serve il prima possibile una legge sull’azionariato diffuso che dia una cornice chiara e renda possibile la partecipazione dei tifosi alla vita dei club.
All’estero, in realtà come Germania e Spagna, diverse forme di partecipazione popolare e associativa hanno consentito a molte società di preservare un rapporto più forte con la propria identità, con la propria storia e con la propria comunità. Si tratta di aprire anche in Italia una discussione seria su come rendere le società sportive beni partecipati.
Una legge sull’azionariato diffuso era stata proposta, votata alla Camera, e poi affossata al Senato dal sistema calcistico italiano: lo stesso sistema dei tre Mondiali consecutivi persi, che continua a parlare di riforme senza mai mettere davvero al centro chi il calcio lo tiene in vita ogni giorno.
Riteniamo sia arrivato il momento di prenderci, come tifosi, in mano il nostro destino e quello del calcio italiano. Per questo, usando come simbolo il “3”, quel numero tanto odiato dall’attuale proprietà rossonera e allo stesso tempo rispettato e celebrato da tutti i tifosi, di qualunque fede, vogliamo lanciare nel dibattito pubblico un tema sostanziale: squadre di calcio da beni comuni a beni partecipati.
“3” significa identità.
“3” significa comunità.
“3” significa libertà.
Ci rivolgiamo in primo luogo ai tifosi milanisti: tifosi comuni, youtuber, influencer, opinion leader, giornalisti di settore, associazioni e gruppi organizzati. Ma allarghiamo questa chiamata anche ai tifosi delle altre squadre: a chi già vive proprietà non all’altezza della propria storia e anche a chi oggi, per sua fortuna, non vede ancora il problema se non come qualcosa di lontano.
Questa è una battaglia che parte anzitutto dal Milan, perché il Milan è casa nostra, la nostra storia e la nostra ferita. Ma crediamo che debba e possa estendersi all’intero sistema calcistico e sportivo italiano perché riguarda tutti noi: come tifosi, come cittadini, come comunità.
Questo è solo un primo passo. Vi chiediamo di sostenere le diverse iniziative che emergeranno nelle prossime settimane, anche volte a cercare una maggiore unità tra i tifosi milanisti e un dialogo più ampio con le altre tifoserie.
3 - Calcio bene comune

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