Jashari approva lo stile di gioco di Amorim: "Quando lo assimileremo non sarà facile batterci"
Il centrocampista del Milan Ardon Jashari è stato intervistato in esclusiva dai taccuini dei colleghi de La Gazzetta dello Sport alla vigilia di una sfida importante e delicata come quella contro la Juventus, il vero primo big match della stagione.
sta procedendo il processo di assimilazione del calcio di Amorim da parte della squadra. A che punto siete?
«Prima di tutto per noi è molto importante credere fermamente in questo modo di giocare e continuare a fare passi in avanti in ogni allenamento. Se ci riusciremo, diventeremo una squadra forte e difficile da battere. Naturalmente gli avversari ci studieranno, ma dobbiamo proseguire per la nostra strada sapendo che ogni gara è diversa dall’altra. In Italia non ci sono match facili: l’ho capito appena sono arrivato nel vostro campionato».
Ritiene che la rosa del Milan abbia le caratteristiche adatte per il calcio di Amorim?
«Certo. Siamo in un grande club e i giocatori sono tutti forti. Non importa se a volte commettiamo un errore, ma qui sappiamo cosa dobbiamo fare. Se giochiamo sempre da squadra, con il pallone e senza, la direzione è giusta. Bisogna essere aggressivi in pressione anche a costo di concedere qualche spazio in più. Lo ripeto, gli errori dei singoli capitano, ma con attenzione e organizzazione se ne possono evitare molti o si può rimediare»
A lei piace questo modo di giocare?
«Certo. Quando lo assimileremo e ognuno di noi farà dei progressi, non sarà facile batterci».
A differenza che al Bruges, ora non ha una maglia da titolare “garantita”. È un problema?
«Ogni calciatore vuole giocare e nessuno accetta di stare in panchina a guardare gli altri. Per mostrare il 100% di me, però, è impossibile disputare una partita e poi stare fuori le cinque-sei successive. Nessuno può pensare di essere sempre titolare, ma c’è bisogno di avere un ritmo per poter mostrare il proprio livello. Io voglio giocare il più possibile per aiutare la squadra, conquistare la fiducia dell’allenatore e dei compagni e mostrare il meglio di me stesso».
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