L'ex arbitro Tagliavento: "Questa volta è stato Bastoni, l’Inter, altre volte le altre squadre. È un comportamento furbesco che utilizzano tutte le società"

L'ex arbitro Tagliavento: "Questa volta è stato Bastoni, l’Inter, altre volte le altre squadre. È un comportamento furbesco che utilizzano tutte le società"MilanNews.it
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Oggi alle 22:11News
di Antonello Gioia

Paolo Tagliavento, ex arbitro, si è così espresso a MilanVibes sugli ultimi episodi arbitrali.

La reazione di Bastoni con esultanza e richiesta di cartellino, lascia un po’ l’amaro in bocca?

“Questa volta l’ha fatto Bastoni, ma lo fanno tutti, nessuno si salva. Questa volta Bastoni, l’Inter, altre volte la Juve, altre volte il Milan, la Lazio, la Roma…è un comportamento furbesco che utilizzano tutte le società e fa parte del nostro sistema calcio, lo utilizzano le più grandi e le più piccole. Ed è sbagliato, perché ci complica le cose”.

Questa tendenza mette in difficoltà gli arbitri?

“Certamente, anche perché nove volte su dieci non ci caschi, ma poi capita sempre l’occasione in cui vieni colto in inganno, per velocità, per concentrazione, per mille motivazioni…può capitare che l’abbaglio lo prendi. Poi è anche vero che ormai con il VAR anche i calciatori sanno e quindi a volte evitano di farlo perché sanno che l’azione viene analizzata e sanno di essere sotto la lente di ingrandimento, ma ricordo che quando il Var non c’era, questa intenzione era ancor più frequente di oggi”.

Quanto è complicato per un arbitro dover gestire poi psicologicamente un errore, durante la gara? E quale sensazione si prova a fine partita in spogliatoio?

“Chi sceglie di fare l’arbitro sa di dover convivere con l’errore, con la possibilità di sbagliare,  deve quindi lavorare al massimo per abbassare il più possibile la percentuale di errore ed essere perfetto, ma la perfezione non si può mai raggiungere e quindi ci saranno sempre momenti in cui può arrivare l’errore. Ecco, in quel momento non deve diventare un peso, bisogna riuscire a farselo scivolare addosso, senza aspettare la fine del match, perché poi c’è tutta la partita da gestire. Penso a La Penna, sono sicuro che cinque minuti dopo aver commesso l’errore, sapeva benissimo di aver sbagliato e che tutti avevano visto e quindi doveva gestirsi, resettare e provare a portare a termine la gara nel migliore dei modi. Quando sai di aver sbagliato e che tutti sanno è complicato, è lì la difficoltà, riuscire a restare lucido e portare a termine la gara arbitrando bene. Non è semplice”.