Cerci: tanto fumo, pochissimo arrosto
È arrivato a Gennaio come il giocatore in grado di poter permettere ad una rosa che fino a Natale procedeva a vele spiegate di fare il definitivo salto di qualità, non un semplice sostituto di Honda, partito per la coppa d'Asia, ma un vero e proprio jolly nella manica rossonera.
PROMESSE DISATTESE. Dopo 10 giornate, Cerci ha dimostrato di essere il cugino scarso di quel giocatore che a Torino aveva stupito tutti per la capacità di spaccare le partite, saltando l'uomo, calciando in maniera tecnicamente ineccepibile e correndo per quattro. L'esperienza a Madrid, fallita sotto ogni punto di vista, doveva essere il definitivo salto di qualità, una sorta di consacrazione per un giocatore già additato con l'etichetta di incompiuto, e invece sembra abbia lasciato strascichi enormi che nemmeno una maglia più che stimolante come quella del Milan è riuscita a cancellare. L'ennesima occasione consegnatagli da Inzaghi, con tanto di pacchetto regalo pieno di fiducia e dichiarazioni ad hoc per farlo sentire parte del progetto, è stata gettata nelle ipotetiche, immaginarie ortiche del bordo campo di San Siro.
CONCRETEZZA SCONOSCIUTA. Ciò che più perplime del numero 22 rossonero è la totale assenza di cattiveria che in termini pratici si traduce in zero gol segnati fino a qui e soli due assist, entrambi ininfluenti ai fini del risultato. Inoltre, il fatto che, nonostante Honda non sia nel momento migliore della stagione e il Milan stia colando a picco, Cerci faccia fatica a trovare spazio, lascia ampie zone di ombra anche sul suo modo di lavorare in settimana. Le prossime gare contro Fiorentina e Cagliari è inutile dire che saranno l'ultima spiaggia, luogo comune che in questo momento della stagione serve veramente a poco. La realtà dei fatti invece ci porta al termine della stagione dove tanti giocatori sono in bilico tra una conferma da stufarsi e un grazie e arrivederci che potrebbe essere rivolto anche allo stesso Cerci, partito da Torino per la bellezza di 14 milioni di euro e arrivato al Milan sei mesi dopo gratis: forse l'unico dettaglio che non completa la beffa.
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