Concretezza e spettacolo: la mission sul gioco dell’Allegri IV ma servono i giusti interpreti
Il gioco come marchio di fabbrica abbinato ai risultati sul campo. Il quarto capitolo dell’Allegri allenatore del Milan passa da questo passaggio fondamentale che è stato dettato dalla cena di Arcore di domenica sera. Il Presidente Berlusconi è stato chiaro: vuole più qualità nella manovra e un gioco che lo diverta. Desideri legittimi che spesso hanno corrisposto con molti pensieri dei tifosi che, dopo aver analizzato i risultati ottenuti, si sono soffermati sulla questione prettamente qualitativa del gioco espresso dal Milan. La mancanza di piedi delicati in mezzo al campo ha creato situazioni di smarrimento totale in alcune partite dove, il regista effettivo, era Mexes chiamato a impostare da dietro la manovra offensiva. Della necessità di trovare interpreti che pensassero meno a correre dietro al pallone ma a far correre la sfera ne abbiamo parlato spesso e non ci stancheremo mai di dirlo.
Il tifoso, come fruitore di uno spettacolo, vuole andare allo stadio a divertirsi. E questo lo si può fare solo se la società riuscirà a mettere a disposizione dell’allenatore quei giocatori che sappiano dare del tu alla sfera. Allo stesso tempo, anche mister Allegri, che in carriera è stato tutto fuorché un mastino, dovrà cambiare l’impostazione della squadra che dovrà esprimere un calcio più estetico e, allo stesso tempo, efficace nei risultati. Diritti e doveri di società e allenatore. Il primo punto da sviluppare sarà proprio questo. Ma per farlo servono i giusti interpreti.
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