El Shaarawy, tra ambizioni e certezze: il ruolo come punto di partenza
Mentre imperversa il vortice allenatore, con allenatori su allenatori che si rincorrono (virtualmente) per appropriarsi della panchina rossonera, il Milan si interroga sui pochi punti fermi per la prossima stagione. Uno di questi è senz'altro Stephan El Shaarawy, tornato in campo a Bergamo, recuperato fisicamente e mentalmente: il Faraone osservato all'Atleti Azzurri d'Italia è sembrato simile a quello della prima parte della scorsa stagione, aspetto importantissimo in ottica futura.
LE AMBIZIONI - La speranza Mondiale oggi sarà riposta in un fagotto, ma le ambizioni di Stephan non si fermano alla Nazionale. A Crema l'attaccante savonese ha distintamente parlato di "scudetto", esternazione forse fantascientifica ma comunque associabile a grande fiducia nel gruppo. Il numero 92 può essere la scintilla per la ricostruzione, a patto che la società ricominci a costruire con una certa logica. L'estate 2012 aveva dato vita ad un progetto giovani interessante, poi accantonato quasi inspiegabilmente nel 2013, nonostante il raggiunto terzo posto in campionato.
IL RUOLO - Tornando alla scorsa estate, ricordiamo il continuo insistere sull'"obbligato" adattamento di El Shaarawy a seconda punta. Ancora si cerca di capirne il motivo... Nessuno vieta al club di provare a migliorare un proprio giocatore ed ampliarne il bagaglio tecnico, ma un'ala di grande potenziale non per forza deve diventare un attaccante di supporto. Ripartire da Stephan significa metterlo nelle condizioni di esprimersi al meglio, schierandolo nella posizione che più gli si addice. Se poi la sua evoluzione lo porterà ad un cambiamento e miglioramento tattico, tanto meglio.

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