Gazidis: "Ibra, Maldini, Pioli: tutte le storie dietro la rinascita del Milan"

15.02.2021 18:30 di Manuel Del Vecchio Twitter:    Vedi letture
© foto di Uff. Stampa Milan
Gazidis: "Ibra, Maldini, Pioli: tutte le storie dietro la rinascita del Milan"

L'AD del Milan Ivan Gazidis ha rilasciato una lunga intervista a Grant Wahl per il podcast "Fútbol". Queste le sue dichiarazioni:

Quali sono stati i momenti chiave che hanno portato alla ripresa del Milan? “Non c’è solo un momento, ci sono così tante cose da dire. È davvero una grande storia con tanti momenti… Posso parlarti del nostro allenatore Stefano Pioli e del lavoro che sta facendo. È arrivato in un momento davvero difficile come spesso accade ai nuovi allenatori. Ha portato calma, concentrazione e modernità nell’approccio alle partite. Una persona incredibile, un allenatore top. Posso raccontarti la storia di Paolo Maldini, il nostro direttore tecnico affiancato dal DS Ricky Massara. Come ben saprai Paolo è una leggenda del calcio, ma sta mettendo tutto sé stesso in questo nuovo ruolo. Posso raccontarti della proprietà. Come saprai il club è passato attraverso dei cambi di proprietà, e ora c’è la nuova proprietà americana. Hanno risollevato il club da una situazione finanziaria davvero molto complicata. Poi possiamo parlare di Ibrahimovic, dalla MLS alla Serie A per rimettersi in gioco ancora una volta. E ancora, possiamo parlare di questa squadra. Una squadra ricostruita con giocatori davvero giovani. Nonostante Ibra siamo la seconda squadra più giovane nei top 5 campionati europei e la più giovane della Serie A. Abbiamo davvero ricostruito con giocatori giovani che stanno crescendo insieme alla squadra, sia caratterialmente che tecnicamente. Ci sono tante storie, tanti momenti diversi e sono tutti importanti”.

Cosa ti ha portato ad accettare il ruolo di CEO del Milan nel 2018? “Sono un appassionato di calcio e tifoso fin da bambino. La mia generazione è cresciuta sapendo bene cos’è il Milan. Questa grande squadra con una storia europea incredibile, vincitrice di 7 Champions League. Non “solo” una squadra italiana ma un club davvero internazionale. Ad oggi il Milan ha cinquecentotrenta milioni di tifosi in giro per il mondo, uno dei club più grandi al mondo. Però ha passato 7-8 anni davvero difficili per un motivo o per un altro, le prestazioni non sono mai state ad alti livelli. Per me questa è un’opportunità unica: nel calcio probabilmente non c’è un club di questa importanza che con il giusto lavoro e le giuste idee può essere riportato ai fasti di un tempo. L’ho trovata come una sfida professionale davvero intrigante, un qualcosa che non ti capita tutti i giorni e ho ritenuto che valesse davvero la pena accettarla. Spero ovviamente che raggiungeremo gli obiettivi, siamo ancora nel pieno del lavoro. Ci stiamo muovendo però nella giusta direzione, qui tutto è votato alla grandezza. La passione dei tifosi italiani, in particolare quella dei tifosi rossoneri, è straordinaria. Ovviamente nell’ultimo anno ci sono stati tanti eventi terribili, ma sicuramente c’è il rammarico per non aver potuto avere i tifosi allo stadio per vedere le fantastiche prestazioni della squadra. Questa è una squadra davvero incredibile, è una squadra che davvero hai voglia di vedere dal vivo: gioca un calcio divertente, tanti giocatori giovani che stanno crescendo insieme. C’è entusiasmo”.

I tuoi anni in MLS e all’Arsenal come ti hanno preparato per questa tua esperienza in Italia? “Ognuna di queste esperienze mi ha fatto vedere il calcio da una prospettiva diversa. È come guardare un qualcosa che ti è assolutamente familiare ma da una prospettiva diversa. Tre prospettive completamente diverse ed è molto interessante. Una delle gioie di questo mio viaggio è la possibilità di riflettere su cose che pensavo fossero importanti e invece ora penso che lo siano di meno. Oppure scoprire nuovi modi di approcciarsi ai problemi. È un qualcosa davvero troppo grande da poter essere descritto. In America la MLS è stata quasi come una start up, eravamo lì che lottavamo per ricevere attenzioni, investitori. Anche oggi è un campionato che è in una fase di crescita ma il modello di business dietro lo sport è davvero molto avanzato. In Inghilterra invece il livello sportivo è molto maturo, molto alto, ma per quanto riguarda la parte degli affari è ancora in evoluzione, in crescita. Nonostante il livello incredibile della Premier League ho sempre pensato che da un punto di vista di pensiero strategico e degli affari la MLS fosse di un altro livello. Non ho mai pensato che essere in MLS fosse un passo indietro. In Italia, ancora più che Inghilterra, l’aspetto emozionale, anche a livello delle proprietà, è davvero molto importante. C’è quindi l’opportunità di sdoganare anche in Italia il pensiero strategico, la mentalità per il business. Tutto il resto è già qui. Credo che possiamo farlo, sto iniziando già a vederlo. Per me è una sfida culturale, non solo professionale. Sto imparando una nuova cultura, una nuova lingua; questa settimana ho fatto la mia prima intervista in italiano, un’ora e mezza, con Sky. Sono tutte grandi sfide e impari qualcosa da ognuna di esse”.

Quali sono le tue strategie per far crescere il Milan dal punto di vista sportivo? “Siamo arrivati in un club che si trovava in una situazione finanziaria davvero brutta. I ricavi sono rimasti gli stessi per tanto tempo mentre gli altri club crescevano anche da questo punto di vista, e al tempo stesso i costi sono cresciuti portando delle perdite davvero importanti. Non è una situazione che risolvi dall’oggi al domani, ci vuole del tempo. Anche se non è una cosa popolare abbiamo dovuto ridurre i costi cercando di migliorare le performance. Non è una cosa per niente facile, te lo assicuro. Se avessimo fatto le stesse cose che club come Juventus e Inter non saremmo stati in grado di raggiungerli e competere con loro perché erano più avanti di noi con i loro progetti. Così abbiamo portato un sacco di nuove idee, ci siamo affidati alle analisi e ad un reparto scouting davvero molto buono, volevamo un qualcuno che guidasse tutto questo e così Maldini è tornato nel club dopo 10 anni per la prima volta. Ci siamo concentrati sui giocatori giovani, abbiamo comprato e continueremo a comprare grandi talenti da tutto il mondo, giocatori vogliosi di migliorare, orgogliosi di vestire questa maglia e la voglia di sviluppare la propria carriera con noi. Giocatori che, in un modo o nell’altro, devono dimostrare qualcosa. Anche Ibrahimovic rientra in questa categoria. Nonostante l’età è una sfida davvero romantica per lui, ha un legame speciale con il club. Guidare un gruppo di ragazzi giovani e riportare in alto il Milan è una sfida fatta apposta per lui. Avevamo il bisogno di trovare l’allenatore giusto e l’abbiamo trovato in Stefano Pioli. Dopo il lockdown abbiamo avuto un periodo straordinario che non può solo ridursi al risultato, alla vittoria o alla sconfitta: al Milan la vittoria è necessaria, ma non è abbastanza. Vogliamo giocare un calcio dinamico, propositivo, e lo stiamo facendo con un gruppo di ragazzi”.

Invece quale sono i piani fuori dal campo? “Ci sono diversi pilastri su cui basare la nostra crescita. Uno di questi è quello dello stadio. Giochiamo a San Siro, uno degli stadi più belli del mondo, è un’istituzione per il club e per la città di Milano. Però il primo anello di San Siro è stato costruito nel 1924, il secondo nel 1950 e il terzo nel 1990. È uno di quegli stadi antichi che non ha le struttre adeguate richieste dallo sport moderno. In MLS abbiamo visto cosa abbia significato lo sviluppo degli stadi per la crescita generale del movimento, lo abbiamo visto in Premier League: qui in Italia c’è bisogno di nuovi stadi, nuove strutture, inclusive e appropriate per la prossima generazione di tifosi. Costruire un nuovo stadio qui a Milano è una delle nostre priorità. Negli ultimi due anni abbiamo fatto tanti progressi su questo argomento: abbiamo ricevuto l’approvazione preliminare da parte del Comune di Milano, abbiamo sviluppato un piano per quello che crediamo che sarà il miglior stadio del mondo. Tutto questo è possibile perché ci sono due giganti del calcio italiano, Milan ed Inter, che condivideranno lo stadio. Questo ci permetterà di fare cose davvero speciali. Sarà iconico. Il secondo pilastro è quello di modernizzare il club. Sviluppare la digitalizzazione del club per raggiungere più tifosi possibile in giro per il mondo. Abbiamo più di 500 milioni di tifosi, ma quando sono arrivato due anni fa il club non aveva un’applicazione ufficiale ad esempio. Da questo punto di vista stiamo crescendo e migliorando a vista d’occhio, la scorsa settimana abbiamo inaugurato gli “Studios” per sviluppare contenuti digitali originali. Abbiamo portato anche nuovi partner commerciali nonostante, a causa del Covid, il periodo sia molto complicato da questo punto di vista. La nostra rete di partner è cresciuta, i ricavi stanno migliorando. E infine c’è un altro pezzo molto importante: in questo periodo storico si sta parlando di come si svilupperà il futuro del calcio europeo ed è molto importante che anche il Milan partecipi in modo attivo e centrale a questo discorso. Siamo al tavolo delle discussioni in una posizione attiva e rispettata sia in Italia che in Europa. Il Milan sarà al centro dei prossimi sviluppi del calcio nazionale e internazionale. Tutto si sta muovendo verso la giusta direzione”.

Com’è possibile che Ibra stia facendo ancora la differenza? Sei interessato nel rinnovargli il contratto per un altro anno? “Non so come faccia (ride, ndr). È un’eccezione alle regole. La voglia, la motivazione che ha è straordinaria. Non ho mai visto nessuno lavorare come lui. Questa è una grande sfida per lui, sta segnando una marea di gol e tutta la squadra è con lui: i giovani lo prendono come esempio. Continua a sorprendere tutti e continua a sorprendere tutti gli scettici. Al suo ritorno in Italia in molti credevano che non avrebbe fatto bene. Perché non continuare? Se continua a giocare così, se fisicamente riesce e continua ad essere così, se la sua famiglia accetterà il fatto che continui in Italia… Perché non continuare?”.