Honda, San Siro è una sentenza: il giapponese è già a un bivio
Un giapponese triste, forse irritato o, meglio, infastidito dai fischi. Keisuke Honda è in Italia da un paio di mesi scarsi ma il suo rapporto con San Siro è già diventato burrascoso. Ieri, dopo l’ennesima prova insufficiente, l’ex Cska ha lasciato il campo tra i mugugni dei sostenitori rossoneri, che non hanno gradito l’atteggiamento del calciatore. Scuro in volto, Honda si è subito precipitato nel tunnel che porta agli spogliatoi, palesando tutta la sua frustrazione. Un momento difficile per il dieci milanista, che ha sì superato il jet lag ma non ancora la fase di ambientamento. Il problema, con ogni probabilità, è legato alla sua posizione: nel 4-2-3-1 di Seedorf, Keisuke è chiamato a giocare sull’esterno, con licenza di accentrarsi di tanto in tanto.
Un ruolo, forse, non adatto alle sue caratteristiche. Il fantasista nipponico - con indole da trequartista puro - infatti, non ha il cambio di passo nelle corde e fatica a dare dinamismo e continuità alle sue giocate, rallentando la manovra della squadra. Honda non si è ancora inserito nei meccanismi del tecnico olandese, che non lo ha certo messo in disparte in questa precisa fase del Campionato, nonostante alcune prestazioni decisamente al disotto della sufficienza. L’entusiasmo dei primissimi giorni, dell’esordio col Sassuolo e del primo e unico gol in Coppa Italia, si è già spento e anche in patria comincia a trapelare un pizzico di delusione. Insomma, Honda - con tutte le attenuanti del caso - sembra già a un bivio e i fischi di San Siro, per ora più d’avvertimento, potrebbero trasformarsi presto in un vero e proprio verdetto.

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