Il capitano affonda con la nave, gli altri pensano a scappare
È stata la notte dei fallimenti, il crollo definitivo di una squadra che aspettava solo il colpo da knock out dopo aver battuto quasi tutti i record negativi nella storia del Milan durante la stagione. Male in Coppa Italia, malissimo in campionato, umiliati in Champions con l'aggravante non indifferente di non averci neanche provato pur essendo l'ultima spiaggia prima del naufragio. L'unico ad essere rimasto sulla nave fino alla fine è stato, come da previsioni, solo il capitano Kakà, conscio di non avere più i mezzi per salvare il tracollo in solitaria ma al tempo stesso troppo orgoglioso dei colori che indossa per saltare giù mentre poppa e prua andavano a fondo.
Il resto è stato più o meno pari al nulla, tra un Abbiati mai reattivo, i soliti macroscopici errori dei quattro dietro, l'inutilità della diga retta da Essien e De Jong ma soprattutto la solita chiamata a vuoto di Balotelli nelle partite che contano. Il bilancio è da mettersi le mani nei capelli anche perché è meglio non citare le seconde linee vista e rivista la gara di Udine, ma ciò che più preoccupa è la dichiarata impossibilità ad investire da parte della società in un futuro che appare sempre più buio e in cui l'unico lumicino flebile (per non dire inutile) sembra poterlo portare il solo Ricardo Kakà.

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