Il caso De Jong, tra equivoci e controsensi
Il comandante potrebbe abbandonare la sua armata. Nigel De Jong ed il Milan sono sempre più lontani dal punto di vista contrattuale e questa situazione è un po’ paradossale visto che, al momento, Inzaghi considera l’olandese uno dei pochi punti fermi della sua gestione tecnica. Ma le ultime prestazioni dell’ex City, Sassuolo in coppa Italia a parte, non sono state soddisfacenti e stanno iniziano a manifestare tutti i limiti dell’avere un play statico davanti alla difesa che, troppo spesso, si abbassa quasi sulla linea dei difensori tenendo così il baricentro della squadra molto schiacciato verso la propria porta.
LIMITI – Ciò che sta emergendo, in maniera sempre più chiara, è la difficoltà, da parte di Nigel, di dare ritmo all’azione. La motivazione è molto semplice: non è il suo compito. Eppure, in un sistema di gioco come il 4-3-3 che prevedrebbe – di base – la presenza di un regista tecnico a raccogliere il pallone in uscita dalla difesa, Inzaghi continua a ritenerlo un punto cardine. Ma, la cosa, non convince nessuno. E pensare che quando era alla guida degli Allievi e della Primavera, nella posizione di regista davanti alla difesa, venivano schierati giocatori come Andrej Modic, Mario Piccinocchi e Bryan Cristante, tutto fuorché dei picchiatori. Se è De Jong a giocare la prima palla dell’azione offensiva è quasi del tutto normale che la manovra perda di velocità. L’olandese, grande interditore, tocca troppe volte il pallone prima di liberarsene oppure effettua sempre un passaggio che non supera quasi mai i 5 metri. E che non tiri fuori la storia che De Jong ha la percentuale più alta di passaggi riusciti della squadra, è un dato fine a se stesso perché Nigel, se può, non forza mai la giocata.
CONTROSENSO – Continuare a edificare la squadra sulle spalle di un giocatore che tra sei mesi tornerà, probabilmente, in Inghilterra (questa volta sponda United) potrebbe essere deleterio. Non si sta dicendo che bisogna prendere De Jong ed esiliarlo nei meandri della panchina rossonera ma che c’è la necessità di trovare una soluzione complementare o alternativa a lui. La squadra ha chiesto a Inzaghi di mettere Montolivo al centro del gioco e non è un caso che nell’ultima stagione giocata da play puro, il Monto abbia fatto molto bene (seconda parte della stagione 2012-13). La questione relativa al rinnovo va risolta una volta e per tutte, facendo anche chiarezza con i tifosi. Vedremo se sabato sera, contro una Lazio segnalata come in difficoltà, qualcosa cambierà.
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