Il diavolo bocciato non vuole ripetere l'annus horribilis
Un annata complicata quella da poco conclusa dal Milan, fatta di delusioni dentro e fuori dal campo, di ribaltoni e ripensamenti, di investimenti sbagliati e scelte tecniche discutibili, un anno da bocciare.
Le bocciature sono arrivate su tutti i fronti, infatti, in primis dal campo che ha visto il diavolo fuori non solo dall’Europa che conta, ma anche dalla mai troppo stuzzicante Europa League, confinato per un anno entro i limiti territoriali nostrani, a soffrire sui campi di periferia invece di godersi i grandi palcoscenici continentali.
Le bocciature sono arrivate per le scelte tecniche, soprattutto per quelle relative alla panchina. La conferma di Allegri (a maggior ragione dopo la delegittimazione del tecnico arrivata nonostante i risultati nel finire della stagione 2012/2013) si è rivelata una scelta errata, pochi punti, poco gioco e tante batoste nel girone d’andata, sino all’inevitabile esonero del post Sassuolo.
A posteriori, visto quanto è accaduto negli ultimi mesi, neanche l’investitura di Clarence Seedorf (nonostante gli evidenti miglioramenti sul piano tanto dei risultati quanto, e soprattutto, del gioco) è stata una scelta lungimirante. L’esonero lampo dell’olandese, figlio di incomprensioni con società e gruppo a quanto pare (forse sarebbe meglio dire di piani ed obiettivi diversi), testimonia che non si è ponderato sino in fondo il peso di una scelta che potrebbe rovinare (se non l’ha già fatto) un bellissimo rapporto durato più di una decade fra mister Champions ed il diavolo.
Bocciature anche per le scelte di mercato, perché se Matri si è presentato a Milanello con la sfiducia di tutta la tifoseria, di fatto già messo alla porta dalla critica dopo 2 gare, neanche il ritorno di Kakà sembra aver avuto l’impatto che ci si sarebbe aspettato. La prima parte di stagione del brasiliano, infortunio a parte, si è rivelata importante, poi il calo fisico, forse qualche problema personale, ne hanno frenato la stagione, culminata nella delusione dell’esclusione dall’Europa. L’ormai ex bimbo d’oro si è ripresentato a Milanello sommerso dall’affetto di un popolo che in lui riversava tutte le aspettative di rinascita, ma dopo 9 mesi si ritrova combattuto fra il ritorno in Brasile e la migrazione negli States, con parcheggio a termine di altri 6 mesi in rossonero. Se l’addio si concretizzasse, fosse subito o in gennaio, di certo non si potrebbe promuovere l’operazione tutto cuore del ritorno di un campione che, comunque vada, nessuno potrà mai dimenticare.
L’altro acquisto decantato dalla dirigenza rossonera, Keisuke Honda, non è certo esente da critiche, anzi, e per lui qualcuno ipotizza un addio già in questa sessione di mercato. Il samurai ex Cska, inseguito per un anno e mezzo da Galliani e soci, viene ricordato più per la sua presentazione pirotecnica, con tanto di logo personalizzato, che per le sue gesta in campo. L’adattamento al campionato italiano è cosa complicata, si sa, ma lui sembra trovare più difficoltà del normale e sembrerebbe che Pippo Inzaghi starebbe ragionando sull’idea di fare a meno del fantasista nipponico, di fatto bocciando un’altra scelta di questa scellerata stagione.
Qualcosa a metà fra la rivoluzione ed il lifting per il Milan di SuperPippo, una serie di bocciature che suonano come un volersi gettare alle spalle l’annus horribilis appena concluso e ripartire con basi nuove, idee innovative ed uno spirito vecchio, quello del Milan vincente fatto di regole chiare e scelte univoche, di fiducia, affidabilità e programmazione.

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