Jeremy al lavoro per diventare il vero Menez, manca lo sviluppo definitivo
Montagne russe dal primo minuto stagionale, è la carriera di Menez a raccontarlo. Jeremy, sbarcato nell'universo rossonero, ha colpito e stregato i tifosi con giocate di alta scuola, infastidito e quasi irritato i fans con le ultime prestazioni. L'ex PSG ne è consapevole, conosce i propri mezzi e sa come tornare a brillare, come riabbracciare i livelli che avevano incantato anche la stampa francese, sempre ostica nei suoi confronti.
Poca lucidità - Lo ammette lo stesso nativo di Longjumeau a più riprese - "Ho perso un po' lo smalto, mi sono fermato 15 giorni per un problema e mi sento un po' giù" - il numero 7 meneghino è il parente della stella ammirata ad inizio stagione, fuochi d'artificio e spettacolo culminati con l'apoteosi tecnica di Parma. Le prestazioni con Palermo e Sampdoria, tralasciando la realizzazione dal dischetto contro i blucerchiati, si assomigliano e si specchiano, riflettendo il momento non esaltante dell'ex Roma. Giocate spesso fini a se stesse, palloni persi banalmente, dribbling provati e riprovati, tiri poco convinti o centrali in zone pericolose, passaggi facili negati ai propri compagni, tutto l'opposto del trascinatore delle prime sfide. Ma il transalpino, da uomo vero, non si nasconde e ammette: "Sono il primo ad essere deluso ma voglio tornare forte il prima possibile". Il classe '87 alza testa, gonfia il petto e punta al derby, sono ben due le settimane disponibili per svilupparsi a pieno.
Serenità e fiducia - Il calo, comprensibile dopo un'intera annata vissuta nella lunghissima panchina parigina, era ipotizzabile e dopo 11 sfide stagionali su 11 è arrivato. Sempre in campo Jeremy, l'uomo di Inzaghi, dal primo minuto o dalla panchina, senza mai poter rifiatare. La fiducia, per un ragazzo emotivo come il trequartista bleu, non deve mancare e, finora, è stata costantemente presente in tutto il mondo meneghino attorno a lui. Il ragazzo lo sa e lo sente sulla pelle. 4 reti, 3 assist vincenti, 7 marcature sono passate dai sui piedi, ma il desiderio di dover e poter fare di più risuona in ogni dichiarazione del mister, compagni e lo stesso fantasista: "Possiamo fare tutti meglio, io per primo. Se la squadra non è al top è anche colpa mia. Cerco di recuperare più velocemente possibile per aiutare tutti a vincere". Parole vere, di autocritica e da leader. Jeremy cerca di darsi la giusta scossa, con il sostegno continuo dell'ambiente, per tornare a brillare. Manca ancora lo sviluppo definitivo, Menez lavora per diventare il vero numero 7 milanista.

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