La storia non fa risultato. Ecco come Galliani è finito sul banco degli imputati

La storia non fa risultato. Ecco come Galliani è finito sul banco degli imputatiMilanNews.it
© foto di PHOTOVIEWS
martedì 18 marzo 2014, 16:00Primo Piano
di Riccardo Casali

La storia non fa risultato. Altrimenti i tifosi dell’Honved, club ungherese glorioso e vincente negli anni ’40-’50, si sentirebbero alla stregua di quelli del Real Madrid e di altre squadre attualmente al vertice del calcio mondiale. Questo banale esempio evidenzia che avere memoria, rispetto e conservare la storia è importante ma il presente (possibilmente vincente…) si costruisce con scelte azzeccate, mirate e lungimiranti. Non di certo con slogan, refrain, e statistiche basate sul passato. Non è forse vero caro Adriano Galliani? Chiariamo subito: nessuno, e tantomeno noi, vuole fare un processo sommario a uno dei più grandi dirigenti, forse il più grande, nella storia del calcio italiano e non. Un dirigente architetto dei successi ottenuti nell’era Berlusconi. Trofei che hanno proiettato il Diavolo nella storia mondiale facendolo diventare ''Il club più titolato al mondo'', giusto per citare uno dei ritornelli tanto cari all’amministratore delegato rossonero. Il dirigente brianzolo non ha avuto rivali quando poteva gestire un portafoglio pressoché illimitato fornitogli dalla famiglia Berlusconi. Era semplicemente il migliore: selezionava i campioni, gestiva alla perfezione i rapporti con le società detentrici del cartellino, e portava a Milanello giocatori che hanno fatto la storia dei rossoneri. Ma i tempi cambiano. I fasti passano e bisogna fare di necessità virtù. Silvio Berlusconi ha deciso di restringere i cordoni della borsa dopo tutto quello che ha speso e ha affidato al suo uomo di fiducia un budget limitato ma di tutto rispetto. Non ci credete? Non andate tanto lontano con la memoria.

Basta buttare uno sguardo distratto alla cifra spesa per la campagna acquisti di questa disastrata stagione: 27 milioni di euro. Non proprio una cifra irrisoria. Per non considerare il monte ingaggi: l’Atletico Madrid dispone di circa la metà del monte ingaggi del Milan. Eppure i risultati sono agli antipodi. E’ ovvio che chi sta in cima alla catena decisionale e detiene il portafoglio ha le responsabilità maggiori. Svanito il grande budget si sono ridotti gli investimenti a un semplice taglio dei costi: una politica di spending review, con la quale gli ultimi esercizi hanno sfiorato la parità di bilancio, che tuttavia non può tenere conto dell’esistenza di un domani. L’orgoglio svanito di essere ''Il club più titolato al mondo'', ma il Nostro l’ha già modificato ''Nel club d'Europa più titolato al mondo'', e l'orgoglio anch'esso svanito di essere l’unica squadra italiana ancora in corsa per la Coppa più grande dovrebbe porre fine agli alibi dialettici di Adriano Galliani che invece intervistato prima di Milan-Parma rilancia: ''Fa male la contestazione? Certo che fa male, bisogna ricordarsi tutto il percorso di questo Milan. Abbiamo fatto per quindici volte le coppe europe, per tredici la Champions League. E' capitato a tutte di star fuori dalle coppe europee, speriamo non accada a noi, ma ci rifaremo l'anno prossimo. Purtroppo in mente resta solo l'ultima partita''. Caro Signor Adriano Galliani, la stessa energia che riserva ai numeri e al passato la indirizzi nel costruire una rete di osservatori capace di scovare talenti prima che diventino troppo costosi per le finanze rossonere. La politica dei parametro zero, come visto in questi anni, serve solo a tappare una falla nel presente ma non a costruire un futuro.