Milan-Inter, molto più di un euroderby: è Milano agli occhi del mondo e la gloria è solo per uno
Milan-Inter è molto più di un euroderby. È il destino che ti bussa a casa e ti chiede il conto e ancora non lo sai che ne sarà di te. È ansia, gioia, paura, eccitazione. Tutto insieme. L’euroderby è un’esperienza mistica, che chi ha avuto la fortuna di vivere nel 2003 e nel 2005 ricorderà con quel retrogusto di godimento che perdura ancora a distanza di 20 anni. Chi c’era si ricorderà Kallon e Abbiati, Shevchenko solito killer nei derby. Si ricorderà Rui Costa e Materazzi insieme nel delirio di San Siro, lo scooter della Curva Nord e il petardo che ha colpito Dida, ustionandogli la spalla e segnando per sempre uno spartiacque nella sua carriera.
UN DERBY ICONICO
Il derby della Madonnina è iconico, ma l’euroderby è qualcosa di oltre. Oltre l’iconicità, oltre la rivalità cittadina. È Milano che si erge con prepotenza agli occhi del mondo del calcio, si prende la scena e detta legge. È uno scontro tra titani abituati a far paura in Europa e che stanno lavorando per ripristinare il proprio status; è uno scontro tra due filosofie di calcio e di vita diverse. Casciavit e bauscia, il Diavolo rosso come il fuoco e nero come la paura da incutere agli avversari contro i rinnegati cugini nati con la vocazione d’essere i fratelli del mondo. In campionato troppo altalenanti entrambe, in Champions League si esaltano e danno il meglio di sé. Si sa, fare pronostici di un derby è ingenuo, data l’imprevedibilità della partita, ma se c’è una squadra che sta un po’ meglio dell’altra in questo momento pare essere quella di Simone Inzaghi. Ma anche qui, generalmente si pensa che chi arrivi meglio ad un derby sia la squadra che viene ritenuta partire svantaggiata. È ironico (ma in realtà anche drammatico) che tra Milan e Inter non vi sia una squadra particolarmente favorita dal percorso in campionato, anzi. Il Milan arriva a questa doppia sfida con il dubbio Leao, l’Inter avendo ritrovato in Lukaku una certezza che quest’anno è sempre stata assente ed è l’unica vera differenza oggettiva con cui provare a vedere chi possa stare meglio dell’altro prima di questa semifinale d’andata.
AAA: RIVOLUZIONE CERCASI
Mister Pioli lo sa: partite come questa sono occasioni irripetibili. Per fare la storia del club e per incastonarvi il proprio nome in modo ancor più netto, inequivocabile e indelebile. Il capitano, l’eterno capitano Paolo Maldini è impossibile che non abbia trasmesso un po’ della sua esperienza e delle sue esperienze negli euroderby, lui che era il “líder maxímo” di un Milan che allora dettava legge (in Italia e in Europa) e che oggi avrebbe bisogno di una piccola grande rivoluzione per riuscire a regalarsi il passaggio del turno. Una “rivoluzione”, sì, perché senza Rafael Leao titolare il Milan fa una fatica tremenda (come abbiamo ricordato qui) ma non parte per nulla sconfitto. Sale l’attesa, cresce l’ansia e con essa il pensiero stupendo per questo terzo doppio confronto europeo con l’Inter, con la consapevolezza che sarà il più duro ed equilibrato e che proprio per questo, potrebbe spalancare la porta dei nostri cuori ad una gioia che verrà ricordato per sempre. Una gioia che darebbe un senso straordinario ad una stagione costellata da un po’ di luci e tante, troppe ombre. Ma il Milan ora c’è e quando c’è da lottare, sperare e crederci, non si tira indietro mai. Soprattutto in Europa. E ora parola al campo.
di Luca Vendrame
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