Milan spaccato in due: ecco perchè
Rendimento a dir poco deludente quello del Milan che, guardato attraverso i numeri però, appare piuttosto "equilibrato". Cinque le partite di campionato giocate sin’ora, cinque i punti conquistati, dieci i gol segnati, pari a quelli subiti, per una perfetta media di due a partita tanto in una porta quanto nell’altra, segno di due situazioni, quella offensiva e quella difensiva, che tendono ad elidersi.
Un Milan praticamente spaccato in due. Da un lato, infatti, al di là delle tante occasioni sprecate (innumerevoli al Dall’Ara) e dei tanti rigori negati (quattro in cinque partite), il diavolo sembra produrre abbastanza sottoporta. Una squadra prolifica, che manda a segno più giocatori e che, a dispetto dell’imprecisione di alcuni elementi (Alessandro Matri su tutti), trova la via della rete con una certa facilità.
La manovra, nonostante le pesantissime assenze dei giocatori dotati di geometria ed inventiva (ci riferiamo a Montolivo e Kakà, come a Balotelli, El Shaarawy e Saponara), evidenzia segnali di netta crescita, con il diavolo che, anche di fronte ad avversari importanti come il Napoli, costruisce occasioni da gol in abbondanza.
Dall’altro lato, però, c’è una difesa che definire in crisi sembra riduttivo. Dieci le reti incassate in cinque apparizioni, frutto molto spesso di errori imperdonabili, a testimoniare che, più che un problema di fase difensiva, sia una questione di reparto arretrato. Su tutti Christian Abbiati, davvero impresentabile in questo periodo l’estremo difensore rossonero che non sembra imbroccare una scelta. Non esce praticamente mai sui palloni alti, mettendo in difficoltà la difesa, mentre quando ci prova il risultato è anche peggiore se possibile (si veda il secondo gol bolognese). I gol sul palo del portiere ormai sono all’ordine del giorno (tre fra Torino, Napoli e Bologna), ma davanti ad Abbiati non c’è certo quella che si può definire una linea Maginot.
Mexes e Zapata s’addormentano a ripetizione, Abate ha le sue brave amnesie ed Emanuelson e Constant non sembrano certo il miglior Maldini. I gol, eccezion fatta per quello di Britos che è stato frutto di una dormita generale, spesso sono frutto di errori individuali di difensori che sembrano in bambola. La cosa non è certo sfuggita a Massimiliano Allegri che, di tutta risposta, ha alleggerito il duo centrale da compiti d’impostazione. Si noti, infatti, che nelle ultime apparizioni Nigel De Jong viene costantemente a prendere il pallone per far partire l’azione, praticamente allineandosi con i due centrali difensivi.
Il segnale è univoco, il Conte Max non sembra fidarsi di quei due in uscita palla al piede e vuole un uomo in più cui scaricare il pallone dietro, per non rischiare ripartenze ravvicinate degli avversari (a più riprese in questo inizio di stagione, specialmente con Zapata, il Milan ha praticamente messo in porta gli opponenti con il pallone in uscita). Il risultato è un Milan ancora più lungo, che perde un uomo in mediana in fase d’impostazione, dunque meno imprevedibile e che consente all’avversario di alzare baricentro e pressione.

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