Progetto giovani l'unica soluzione: ma in quanti aspetterebbero?
La situazione in casa Milan è di quelle che definire complicate sarebbe riduttivo. Tralasciando le spaccature all’interno della società, le critiche più o meno velate che arrivano da una parte all’altra, situazione delicata e da analizzare a tempo debito, la cosa che preme di più è la sorte tecnica di questa squadra. La rosa attuale non fornisce alcuna garanzia, le possibilità che questo Milan torni competitivo nell’immediato sono praticamente pari allo zero, legate ad un improvviso quanto improbabile cambio di rotta della proprietà, ad investimenti monstre sul mercato che oggi non appaiono neanche immaginabili.
Il diavolo necessita di una ricostruzione, partendo dalle fondamenta, di un rinnovamento pressoché totale, sfoltendo la rosa, tagliando i rami secchi e puntando forte sulle poche individualità di spessore presenti. Quello che più serve a tutto il popolo rossonero è la chiarezza, intesa come un programma dettagliato e senza punti oscuri, che coinvolga contemporaneamente la proprietà, la dirigenza e l’area tecnica (intesa nella sua totalità, dagli allenatori di tutte le squadre, anche quelle giovanili, fino alla rete di osservatori). La storia del Milan non è più sufficiente, gli slogan non hanno più effetto, i titoli, quelli in bacheca e quelli mediatici, non servono a spaventare gli avversari, né tantomeno ad anestetizzare la rabbia dei tifosi. Il progetto giovani ostentato e pubblicizzato lo scorso anno, nonostante i risultati confortanti sotto la guida Allegri, è puntualmente naufragato in estate, quando si è puntato su giocatori navigati, ritenuti pronti nell’immediato, ma che non hanno reso, facendo sprofondare il Milan nella situazione attuale. In un contesto di costi contenuti, occhio al bilancio e Fair Play Finanziario (chissà perché sembra si debba applicare solo al Milan questa normativa, mentre le grandi europee spendono come se non ci fosse un domani, senza curarsi delle “terrificanti” conseguenze paventate da Platini), forse quella dei giovani è l’unica strada percorribile e sostenibile economicamente per questa società.
Un programma di quel genere, però, dovrebbe prevedere una pianificazione nel medio periodo (che tradotto in soldoni significherebbe almeno un quinquennio senza essere al vertice), una riorganizzazione generale dello scouting (come più volte auspicato anche da Barbara Berlusconi), la forza (mediatica ed economica) di resistere agli eventuali attacchi delle grandi d’Europa ai gioiellini in rosa (pensiamo per esempio a De Sciglio) ed anche una buona dose di fortuna nello scovare talenti veri.
Ribadendo ancora una volta che la cosa principale adesso sarebbe la chiarezza della società, il progetto giovani appare l’unica via percorribile, per quanto disseminata di ostacoli piuttosto pericolosi (pensiamo all’esperienza dell’Ajax, nobile decaduta del calcio europeo, o all’eterno purgatorio in cui versa l’Arsenal, fucine di grandi talenti, ma mai ai vertici negli ultimi tempi). Quello che fa pensare, però, è se la piazza rossonera, oggi, sarebbe pronta ad accettare un ridimensionamento, nella speranza di poter tornare competitivi solo dopo anni di sacrifici, a maggior ragione dopo aver passato le ultime stagioni a tribolare, sopportando umiliazioni cui non era abituata.

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