Una squadra dai due volti: 11 partite per capire chi merita davvero la maglia del Milan
L’eliminazione della Champions League ha lasciato il segno all’interno del Milan: il passaggio del turno era l’unico obiettivo rimasto ai rossoneri, che ora dovranno cercare di salvare la stagione cercando di raggiungere la qualificazione alla prossima Europa League, per evitare di rimanere fuori dall’Europa dopo 15 anni (ultima volta nella stagione 1998/1999). La Gazzetta dello Sport ha riportato la notizia che all’aeroporto di Madrid, poco prima della partenza per Milano, il gruppo milanista era in pratica diviso in due “tronconi”, cioè da una parte coloro che erano abbattuti per la brutta figura del Vicente Calderon, come Abbiati, De Sciglio, Abate, Montolivo, Poli e Bonera, e dall’altra giocatori che ridevano e scherzavano come se tutto andasse bene, tra cui Balotelli, Rami, Taarabt e, in parte, de Jong. Un atteggiamento questo molto simile a quello che si è visto in campo martedì sera: contro l’Atletico Madrid, doveva essere infatti la partita della vita per i rossoneri, un match in cui dare tutto per provare a dare un senso ad una stagione fino a questo momento davvero deludente. E invece, a parte qualche piccola eccezione (in primis Kakà), gli “occhi della tigre” in campo non si sono visti e anche per questo è arrivata una delle peggiori figure della storia milanista degli ultimi anni. La società ha già annunciato alla squadra che ora l’obiettivo è quello di qualificarsi alla prossima Europa League, ma non sarà certamente un compito facile visto che il Milan ha diversi avversari con cui competere per questo traguardo. I prossimi mesi saranno però fondamentali anche in vista della prossima stagione: nelle 11 partite che rimangono alla fine del campionato, infatti, si potrà vedere chi merita di indossare ancora una maglia gloriosa come quella rossonera e chi invece non ne è all’altezza. Tutti coloro che hanno fatto la storia di questo club hanno spesso messo in risalto le responsabilità che comporta vestire questa maglia, che deve essere vista come un privilegio che capita a pochi e per la quale bisogna dare tutto in ogni partita.
Tra questi c’è senza dubbio anche Andriy Shevchenko, che qualche tempo fa, incontrando i ragazzi della Primavera di Inzaghi, ha raccontato loro: “Io e Pippo abbiamo condiviso tante vittorie, la nostra squadra aveva un grande rapporto, come una vera famiglia. Le regole devono essere rispettate, tutto deve partire da questo. Dovete mettervi in testa che le piccole cose fanno la differenza, se volete diventare grandi giocatori dovete curare le piccole cose. L'allenamento è una parte molto importante, voi in questa fase state diventando giocatori. Allenarsi è fondamentale, così come comportarsi da professionisti dentro e fuori dal campo: voi se siete qui è perchè avete delle qualità e dovete essere orgogliosi di portare questa maglia che in tanti vorrebbero indossare”. Parole queste che dovrebbero essere ascoltate anche da alcuni giocatori della Prima Squadra...

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