A Pippo l'onore delle armi, nonostante tutto. Da Ancelotti a Brocchi, il passo può essere breve. Contatti telefonici con Ibra: sarà lui il leader del nuovo Milan?

A Pippo l'onore delle armi, nonostante tutto. Da Ancelotti a Brocchi, il passo può essere breve. Contatti telefonici con Ibra: sarà lui il leader del nuovo Milan?MilanNews.it
lunedì 1 giugno 2015, 00:00Editoriale
di Pietro Mazzara

Il triplice fischio di Pinzani, che ha decretato la fine di Atalanta-Milan, ha posto fine ad una stagione che definire tribolata è probabilmente semplicistico. In molti, dopo la chiusura del campionato, hanno tirato un sospiro di sollievo perché seguire il Milan, nell’arco di questa annata, è stato davvero difficile, per tutti. Lo scorso 10 luglio, davanti a circa 4000 tifosi che arrivano a Casa Milan per il raduno, si respirava un’aria positiva e di rilancio. Tuttavia, alla luce dei fatti, tutti i buoni propositi annunciati quasi un anno fa non sono andati in porto. Le colpe sono molteplici e da suddividere tra le varie componenti del club. Ha funzionato poco tutto, con barlumi di positività sparsi qua e là, a cadenze irregolari, che hanno solo creato un effetto illusorio dal quale, puntualmente, il Milan si è risvegliato sbattendo violentemente il muso contro il muro della realtà. E ogni volta, le ferite, erano sempre più ampie.

Filippo Inzaghi ha avuto il coraggio di metterci la faccia, sempre e comunque. Il suo biennio al settore giovanile gli aveva dato delle certezze che ha provato a trasferire anche in prima squadra, senza riuscirci del tutto. Ha lavorato notte e giorno per cercare di fare qualcosa di buono, ha cercato di trovare i bandoli alle varie matasse, ha provato a cambiare in corsa per poi tornare al punto di partenza ed ha anche dovuto mandare giù i consigli presidenziali, che lo hanno spesso portato a mutare le sue idee di calcio. Tuttavia, nonostante l’impegno sia stato encomiabile, anche lui ha fatto molti errori, sia dal punto di vista tecnico che della comunicazione. Ha fatto troppo affidamento ad alcuni membri del suo staff, prendendo sempre le decisioni in conclave quando, invece, sarebbe servito il colpo di frusta del leader. Delle difficoltà che avrebbe incontrato era stato avvisato, in tempi non sospetti, da più persone che gli sono state vicine, ma i consigli di altri hanno preso il sopravvento. Il ribadire, quotidianamente, il fatto di avere un contratto con il Milan non lo ha aiutato agli occhi dei tifosi internauti e non solo. La società ha deciso ormai da settimane di cambiare, perché ha capito che un altro anno in queste condizioni non è sostenibile. A Inzaghi, però, va riconosciuto l’onore delle armi, perché in pochi avrebbero accettato di salire su una giostra così pericolosa e instabile. Il suo futuro, adesso, sarà lontano dal Milan e da Milanello e nonostante tutto, nonostante le ruggini e le cose riferite ad hoc da alcuni furbetti, non gli si può non fare l’in bocca al lupo per la sua carriera da allenatore.

Il sogno per la successione di Inzaghi è e rimane Carlo Ancelotti. Oggi, l’ex allenatore del Real, si sottoporrà all’intervento chirurgico per rimuovere la stenosi alla cervicale e tra domani e mercoledì saprà, dai dottori, i tempi di recupero. In base a ciò che gli verrà comunicato, darà la risposta ad Adriano Galliani e Silvio Berlusconi, che sperano con tutto il loro cuore che l’esito sia positivo. Nella loro mente c’è il pensiero di fare un mercato importante, con 5-6 acquisti di livello che comprendano due attaccanti (ci sono state delle telefonate con Ibrahimovic anche nei giorni scorsi. Berlusconi e Galliani lo vedono come il leader tecnico del nuovo Milan), un centrocampista di costruzione e una mezz’ala prolifica, e almeno un difensore centrale di livello o, quantomeno, futuribile. Le alternative sono quelle che vi abbiamo raccontato in queste settimane: Conte, Emery, Mihajlovic, Montella e Brocchi. Già, l’allenatore della Primavera rossonera che oggi conoscerà il suo percorso alle final eight e che, finalmente, potrà lavorare al completo dopo mesi di ranghi ridotti. Cristian è un pallino di Berlusconi e le sue chance sono cresciute negli ultimi giorni. Staremo a vedere, ma adesso, la proprietà non può più tirarsi indietro.

Piccola postilla finale sull'affaire Mastour. Il ragazzo, dopo una lunga riflessione, ha scelto di sposare la causa della nazionale marocchina e di rispondere così alla convocazione del CT per i prossimi impegni. La sua decisione va rispettata e appresa con il giusto grado di curiosità, perchè fino ad oggi non ha ancora dimostrato nulla se non di avere un talento cristallino, ma ancora inespresso.