Il governo cinese spinge per avere il Milan. L'azionariato popolare non convince, ma i "china" non ammettono fallimenti

Il governo cinese spinge per avere il Milan. L'azionariato popolare non convince, ma i "china" non ammettono fallimentiMilanNews.it
lunedì 13 aprile 2015, 00:00Editoriale
di Pietro Mazzara

Il Milan che verrà sarà in salsa asiatica, su questo non sembrano esserci più dei dubbi. I ripensamenti degli ultimi giorni di Silvio Berlusconi sono stati reali, frutto di riflessioni continue, ma anche il patron milanista sa bene che il club, in queste condizioni, non può più andare avanti. Se volesse, con le sue risorse personali, Berlusconi potrebbe riportare il Milan agli antichi fasti, ma è altrettanto vero che la società rossonera è solo una delle tante aziende in mano alla sua famiglia ed è proprio qui, tra i figli (o meglio, le figlie) di primo e secondo letto che si gioca la partita più dura. Marina, da anni, spinge per far si che il padre si sbarazzi del Milan visto dalla numero uno di Fininvest come un peso e una spesa ormai troppo onerosa da sostenere. Allo stesso tempo, però, il Milan è stato spesso usato da Fininvest come il pozzo nel quale buttare quei soldi utili che sarebbero stati oggetto di tassazione. Dall’altra parte, invece, ci sono Barbara ed Eleonora che spingono per far si che il Milan rimanga sotto il controllo della famiglia. Questa sensazione l’ha notata e sottolineata anche da Fu Yixiang, vice presidente della Camera di Commercio italo-cinese, che conosce molto bene quelli che sono i piani dei suoi connazionali per il Milan.

I quattro magnati pronti a creare una cordata capitanata da Zong Quinghou, infatti, sono spinti dal governo cinese per rilevare la società di via Aldo Rossi, vista dal presidente della Repubblica popolare come il gancio ed il traino giusto per far evolvere il calcio nel paese della seta. La figura che più si dovrebbe esporre è proprio Mister Zong, pronto a garantire, di tasca sua, una fidejussione bancaria da circa 400 milioni di euro ai quali andrebbero aggiunti i soldi di Jack Ma (che ha interessi nel Guangzhou, società gemellata con il Milan), dalla Wanda Group e dai colossi Huaweii (già premium sponsor dei rossoneri) e dal gruppo Alibabà. Ciò che pare certo è che Richard Lee ha avuto ordine di tapparsi la bocca e di non proferire parola con nessuno, nemmeno con chi, ieri, lo ha incrociato al circuito di Shanghai per il Gran Premio di Formula 1 (è uomo-marketing Ferrari in Cina).

Ma quello che da forza alla proposta cinese è proprio la presenza del governo alle spalle degli imprenditori. I cinesi, per indole, non ammettono dei fallimenti in nessun ambito nel quale possono avere un minimo d’interesse. L'unica cosa che non convince è il crowdfounding, ovvero l'azionariato popolare da ricercarsi in Cina da parte di questa cordata. Questo punto, non da poco, dovrà essere chiarito in modo netto nelle prossime settimane. Ma ieri, da Hangzhou, c’è stato un vertice tra Zong e alcuni suoi manager di fiducia per parlare del Milan. Passi avanti, dunque, con la possibilità, come confermato da Fu Yixiang, di grossi investimenti economici per far tornare il Milan al vertice del calcio mondiale. Per farlo, però, ci sarà bisogno di dare in mano queste risorse a persone competenti in materia e, in tal senso, non è da escludere una permanenza, nell’ambito sportivo, di Adriano Galliani che nei tempi d’oro del mecenatismo di Berlusconi era riuscito a costruire delle squadre invidiate in tutto il mondo. In più si potrebbe abbandonare la politica dei parametri zero, uno dei capi d’accusa dei tifosi nei confronti dell’ad milanista.

E Taechaubol? Continua nell’analisi dei conti e, prima o poi, dovrà uscire allo scoperto con i nomi di chi rappresenta. Il broker thailandese, infatti, è sempre riuscito a tenere segreti i suoi partner, ma il 30 aprile si avvicina e, preso o tardi, i nomi di chi vuole il Milan dovranno venire a galla. Sarà un rush finale molto intenso, anche se il thai non sembra essere più così in vantaggio come era apparso nelle scorse settimane.