ESCLUSIVA MN - Chaka Traorè: “Grato al Milan, ma avrei voluto giocare di più. Però non è vero che la società non punta sui giovani, anzi! Montato la testa dopo il debutto? No, mai..."
Il giornalista Alessandro Schiavone ha intervistato in esclusiva per MilanNews.it l'ex attaccante del Milan Chaka Traorè, incontrato in Lussemburgo alla vigilia della sfida europea del suo Partizan Belgrado. L'esterno ivoriano, protagonista con due gol nel gennaio 2024 contro Cagliari (Coppa Italia) ed Empoli (Serie A), ha ripercorso la sua esperienza in rossonero, parlando del rapporto con il club, dello spazio concesso ai giovani e della sua crescita personale.
Cinque anni per te al Milan: che ricordi hai dei tuoi trascorsi in rossonero dal 2021 al 2026?
"Ciao, innanzitutto vi ringrazio per l'intervista. Il Milan non si può spiegare, sai? Mi rimarrà sempre nel cuore e farà sempre parte di me. Ho ricordi bellissimi del Milan e sono contento di aver fatto parte di questa squadra formidabile e leggendaria. Posso anche dire che è la squadra più forte d'Italia. Sono davvero contento di aver indossato questa maglia".
Iniziasti con il botto: debutto da titolare con gol al Cagliari nel 4-1 in Coppa Italia e bis qualche giorno dopo a Empoli in Serie A. Che ricordi hai di quella settimana che molto probabilmente ti ha cambiato la vita ma che, allo stesso tempo, può essere stata un'arma a doppio taglio, visto che poi ti sei fermato lì?
"Certo. Ho lavorato tanto con Pioli, un mister che mi ha sempre aiutato e incitato a lavorare, dicendomi che sarebbe arrivato il mio momento. E quando mi ha dato l'opportunità l'ho colta subito, facendo gol. Quella rete ha dato fiducia sia a me sia a lui, visto che poi mi ha mandato in campo anche contro l'Empoli in campionato. Quel giorno sono riuscito a segnare grazie a una fantastica azione di Christian (Pulisic, ndr). È stato tutto come un sogno: nella stessa settimana fare due gol era una cosa che non mi sarei mai aspettato. È stato meraviglioso, soprattutto a San Siro, con quell'atmosfera incredibile e davanti a 80 mila tifosi. Davvero indescrivibile. Sono più che grato".
Controllo, finta, girata e pallone infilato nell'angolino: fu un gol alla Inzaghi...
"(Ride, ndr) Sì, però in quel momento non ci pensi due volte. Ti giri come ti viene e calci. Per fortuna mi è andata bene e sono riuscito a segnare".
Quanto cambiò la tua vita dopo quella settimana? La gente che incontravi a Milano ti riconosceva e a Milanello ti chiedevano selfie all'improvviso?
"Quei gol mi hanno stravolto la vita: all'improvviso si sono aperte tante porte e opportunità per la mia carriera. Dopo quel periodo mi sono trasferito al Palermo anche grazie a quelle prestazioni. I cambiamenti sono stati tutti positivi".
Però tu sei l'ennesima dimostrazione, secondo molti, che al Milan non si punti molto sui giovani del vivaio. Qualche minuto qua e là in Coppa Italia e in Serie A, ma poi in tanti sparite dai radar.
"Non è vero che il Milan non punti sui giovani. Il Milan ha puntato su di noi: io, Bartesaghi, Kevin (Zeroli, ndr), Camarda. Da tutti noi ha avuto delle risposte e, inoltre, è una società che sta costruendo anche un progetto Under 23, quindi ci vuole tempo. Non sono d'accordo quando si dice che il Milan non punta sui giovani".
Però basta vedere Liberali, Colombo, Zeroli, Simic, Nava, te... E poi anche Camarda: non è ancora detto che diventi un top con la maglia rossonera.
"Io credo nel progetto del Milan e sono convinto che farà grandi cose anche con i giovani. Vedendo i ragazzi dell'Under 23, ci sono tanti talenti. Spero che in futuro daranno ancora più fiducia ai ragazzi e le opportunità che hanno dato anche a noi. Per noi è stato bellissimo".
Quattro presenze in cinque anni, però, non inducono all'ottimismo per chi viene dopo di te. Ti aspettavi di giocare di più?
"Certo. Quando sei ragazzo hai tanto entusiasmo e vuoi giocare il più possibile. Però quando hai dei campioni davanti non è facile. Quando fai una, due o tre partite l'entusiasmo cresce, ma è tutto un processo e non bisogna avere fretta. Ci vuole tempo e prima o poi arriveranno più minuti".
Precisiamolo: tu dopo quei due gol non ti sei sentito arrivato, vero?
"Se mi sono montato la testa? No, assolutamente no. Dopo quei gol mi sono detto: questo è solo l'inizio e mi devo dare da fare se voglio raggiungere tutti i miei obiettivi e i risultati che desidero. Non mi sono mai permesso di pensare di essere arrivato. Non fa parte di me".
Con Fonseca, Conceição e Allegri neanche un minuto. Hai avuto modo di parlare con loro?
"Dopo la partenza di Pioli ci sono stati dei problemi in società, cose nelle quali noi giocatori non eravamo coinvolti. Sono stati momenti di ricostruzione, ma noi calciatori pensavamo solo a dare il massimo in campo per difendere i colori del Milan con orgoglio. Al di là di questi cambiamenti all'interno della società, noi non c'entravamo niente. Però sì, ho avuto modo di parlare con alcuni allenatori, come Fonseca, che mi spiegava determinate cose, e anche con Conceição, con cui tra l'altro abbiamo vinto una Supercoppa Italiana a Riyad. Facevo parte di quel gruppo ed ero contento. Però non nego che mi sarebbe piaciuto partecipare e giocare di più. Allo stesso tempo, però, la squadra aveva vinto un trofeo ed ero comunque felice".
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