ESCLUSIVA MN - Nosotti: "Diaz scelta vincente? Non avevo dubbi, Pioli sa dove mettere le mani"

10.05.2021 18:00 di Manuel Del Vecchio Twitter:    Vedi letture
ESCLUSIVA MN - Nosotti: "Diaz scelta vincente? Non avevo dubbi, Pioli sa dove mettere le mani"
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Il Milan sbanca lo Stadium con un netto 3-0, prima vittoria storica dei rossoneri nel "nuovo" stadio bianconero. Una partita dall'importanza incredibile che indirizza in modo netto la corsa Champions del Diavolo. Per commentare la grande prestazione dei ragazzi di mister Pioli, delle scelte vincenti dell'allenatore e del progetto rossonero la redazione di MilanNews.it ha contattato in esclusiva Marco Nosotti, noto giornalista di Sky Sport. Queste le sue dichiarazioni.

Direi di partire da qualche giorno fa, quando si è saputo che Brahim Diaz avrebbe giocato titolare. È evidente che è una mossa che inizialmente ha lasciato perplessi in molti, ma lo spagnolo e il campo hanno dato ragione a Pioli:

"Nella nostra trasmissione del sabato sera, con De Grandis ne abbiamo parlato a lungo, non ci aveva stupito più di tanto. Piccola parentesi: apprezzo molto Pioli perché sa come stanno i suoi giocatori, sa cosa gli possono dare e ci lavora col suo staff su queste cose. Per cui ho pensato che se ha fatto questa scelta c’è un motivo, e riguarda entrambe le fasi. Nella fase di possesso, in attacco, non offre punti di riferimento e offre la possibilità di attaccare i due centrali. Tanto con Ibra non ti posizioni, resti alto, e quindi poi ha la possibilità di avere giocatori di qualità che palleggiano tra le linee e quindi senza dare i punti ti riferimento hai giocatori che vanno dentro, fanno l’uno contro uno con qualità e velocità. Con Calhanoglu che viene dentro col piede forte fai densità in mezzo, con un paio di movimenti, e l’abbiamo visto con Rebic, crei un buco lì davanti perché o escono i due centrali difensivi o uno da davanti deve arretrare, e se fai un buon movimento trovi l’uomo libero lì in mezzo e Rebic l’ha fatto. La qualità di Diaz poteva essere un aiuto in quella fase e anche in fase di non possesso, perché lì fai densità, disturbi la costruzione avversaria. Mi è sembrata subito una cosa adeguata. Poi Theo andando in avanti all’interno trovava Calha, e quindi se lì c’era il turco poteva andare libero sulla fascia in uno contro uno. Così potevi attaccare bene alle spalle del terzino destro avversario. Questa volta Chiesa giocava a sinistra e non a destra come all’andata… Uno più uno più uno fa tre, e tre sono i gol che ha preso la Juve. Quest’idea di Diaz mi è piaciuta, sembrava la scelta giusta ma non avevo dubbi perché Pioli ha conoscenze. Quando entra in una squadra ci entra dentro, entra nel cuore dei suoi ragazzi e anche nella parte tecnico-tattica, ha strategia. Mi ha stupito, ma ho pensato che se fa così c’è un motivo. Come sta Rebic, cosa gli può dare Rebic? Cosa gli può dare Leao? È una partita complessa, da interpretare a tutto tondo in entrambe le fasi. Alla fine ci ha preso, perché non è solo Diaz che ha giocato bene, è quello che ha comportato nel gioco e nelle scelte degli altri; di Calhanoglu, di Saelemaekers e degli altri. Quando ci sono gli spazi aperti ci sono sempre un paio di giocatori che si buttano dentro in questo Milan che ha una riaggressione alta e una ripartenza breve, ti può far male. Secondo me ha fatto molto molto bene”.

Dal post lockdown in poi si è detto tante volte che diverse squadre, Milan incluso, sono state favorite dall’assenza dei tifosi negli stadi. Eppure dopo la vittoria di ieri sera tutti i giocatori rossoneri si sono soffermati sugli ultras che la mattina si sono presentati a Milanello per caricarli…

“Eh certo, perché quello mancava. Oggi è l’unico momento, sperando sempre che ci sia il rispetto delle distanze perché non abbiamo sconfitto ancora nulla ed è una parentesi che va sempre aperta, però è un aspetto importante. Io che vivo il bordo campo e tante situazioni ti dico che il calcio è cambiato, è un altro tipo di calcio e ti devi adattare. Non dico più bello, più facile o più difficile, ha caratteristiche differenti e quell’elemento dell’emotività e della psicologia di un giocatore è necessario, con e senza pubblico. E senza pubblico bisogna fare un altro tipo di sforzo, un altro tipo di adattamento; a qualcuno può andar bene e a qualcuno può andar male. Mi chiedo cosa succederà quando ritornerà il pubblico, sarà una bella scossa. Bisognerà resettarsi di nuovo. Ci vuole il pubblico, manca, soprattutto nei momenti topici di una partita. A volte ti può aiutare ma può essere anche un’arma a doppio taglio. Ne parlavo con uno psicanalista che mi diceva che stranamente il Milan fa vittorie da record in trasferta e paradossalmente vince più fuori che in casa, perché in casa c’è quasi un senso di appagamento, di riconoscibilità dello spazio, di tranquillità che ti porta ad agiarti un pochino, che unito alla bravura dell’avversario può creare un esito differente. Il calciatore è fatto di corsa, di gambe, di un cuore che pulsa e pompa, è fatto anche di emotività, di passione, di paure e di gioie che devono essere gestite, vinte, esasperate: di emozioni. Questa parte è troppo importante ed è stata messa a dura prova, e ovviamente credo che abbiano avuto tanto piacere di avere i tifosi lì. Perché sei in un campo vuoto e pensi che giochi per la maglia, per l’obiettivo, perché sei un professionista, perché ti diverti… Poi qualche volta ti guardi intorno e pensi che ti piacerebbe giocare anche per qualcun altro che fino a poco tempo fa ha dato la sua approvazione e la sua disapprovazione che fa parte del gioco, e questa parte del gioco poi è mancata”.

Nel pre partita Maldini ha confermato mister Pioli per la prossima stagione a prescindere dai risultati. All’interno di questo progetto rossonero nato ormai due anni fa, che peso specifico ha questa continuità per cui i dirigenti hanno combattuto tanto?

“La continuità è importante, non puoi ogni volta fare dei contro movimenti. Parto, torno indietro, no, non va bene, riprovo. Ho provato, va benino ma no, rifacciamo tutto. No. D’accordo, c’è poco tempo, ma bisogna anche cambiare questa filosofia, ci sono delle cose che hanno bisogno del loro tempo, c’è bisogno di continuità in tutti gli aspetti che rendono forte una realtà calcistica professionistica di alto livello. La squadra, il mercato, l’allenatore, la società, la visione: c’è bisogno di qualcuno che abbia una visione a medio termine, che metta in essere delle azioni che vanno in quella direzione, che controlli, tagli, ripulisca, smussi, stimoli… Però poi va avanti se è un progetto, come sembra in questo, che funzioni. Il Milan è la squadra più giovane d’Italia, tra le più giovani d’Europa, è una squadra che ha i suoi limiti ma che ha saputo vincerli attraverso un lavoro di organizzazione e di disponibilità. Ora bisogna andare avanti, bisogna confermare. Negli anni passati si parlava spesso di giovani ma poi ci si rimangiava tutto dopo sei mesi. L’aspetto positivo è che ci sia Paolo Maldini, con la sua presenza che è una garanzia, col suo modo di crescere anche nel suo nuovo ruolo. È credibile, è forte, ha visione, e attorno a sé sta coagulando una filosofia e credo che Pioli ne faccia parte. Anche Pioli in tutti questi anni è cresciuto e sta crescendo ancora, sta migliorando, si mette alla prova ed alza l’asticella. Il challenge si alza e Pioli non è fuori luogo, lo ha dimostrato. Conosce bene la squadra, sa lavorare e credo che possa essere il responsabile del prossimo anno comunque vadano le cose. Poi una cosa che mi piace è che si parli chiaro. Dalla vicenda Rangnick in poi ancora di più, certe strategie sono state messe chiaramente a disposizione del pubblico. È stato importante dire come stavano le cose, dire quali erano gli obiettivi e dire che ci si provava. Poi nel calcio può cambiare tutto, è un’azienda particolare il calcio, però Maldini che dice così secondo me è importante che lo dica in questi termini e in questi modi ed è importante che ci sia ancora Pioli perché sa dove mettere le mani”.

Ieri Pioli ha parlato di un gruppo giovane che sta maturando, ed effettivamente dopo il rigore fallito da Kessie e l’infortunio di Ibra la paura che la squadra potesse cedere c’era. Invece non è stato così. Dice che c’è stato finalmente questo salto di qualità?

“Io direi di sì ma con l’avvertenza che per avere una svolta bisogna considerare più partite che ci dimostrano che questa versatilità tattica, di adattamento, di lettura della situazione e di resistere alle intemperie e poi uscirne di nuovo fuori con identità, idee e qualità sia continua. Nel breve termine, cioè il lasso di una partita, questa squadra lo ha dimostrato. Lo ha dimostrato anche negli ultimi tempi quando ha perso qualche partita di troppo, ha giocato male, quando si è persa perché oltre alla bravura degli avversari forse mancava anche qualcosa a livello di gamba, perché in questo calcio la gamba è importante. Ti direi di sì, è una svolta, ma vediamo cosa succede nelle prossime partite. Però questa è una prestazione che è venuta nella partita: sia perché era la Juve, sia perché era uno scontro diretto, questa è LA partita. Una prova di grande maturità, la Juve non è l’ultima arrivata: avrà i suoi problemi ma ha giocatori di grande qualità. Quindi ripeto, è una svolta? Probabilmente sì, sicuramente è una conferma che l’asticella si è alzata di fronte a certe situazioni e a quello che chiedeva la partita da un punto di vista strategico, da un punto di vista di atteggiamento, la risposta è stata giusta, adeguata. E quando leggi, capisci, scegli e vinci vuol dire che sei stato bene. Se sarà così alla fine di questo bellissimo campionato e il Milan raggiungerà l’obiettivo che si è preposto allora potremo dire con certezza che l’ultimo passo, l’ultimo strappo è stato dato ieri sera. Lo sapremo presto. Però nella partita c’è stata una grande interpretazione, alla faccia dei ragazzi giovani e a dimostrazione che Pioli sa entrare in questi ragazzi, chiede disponibilità e sacrificio. Allora puoi fare grandi cose”.

Tra i protagonisti di ieri sera c’è ovviamente anche Fikayo Tomori, muro in difesa e sorprendente con quel gol di testa:

“Ha fatto un bel terzo tempo. Chiellini se non riesce a saltare non ti fa saltare, ma è stato preso in mezzo, non c’è stata una scalata adeguata e Tomori aveva impostato un salto notevole. Mi piace molto questo ragazzo, credo che non ci siano dubbi sul fatto che sia da riscattare. Kjaer-Tomori in questo momento è una coppia validissima, e non me ne voglia Romagnoli ma adesso questa coppia dia affidamento per il gioco del Milan in marcatura e copertura, per il lavoro che possono fare negli uno contro uno, per come si dividono i compiti sia in costruzione che in copertura. In un paio di situazioni Tomori ha perso l’uomo come con Raspadori, che comunque non è facile da affrontare e continua a segnare, ma ci sta. Il lavoro sull’uomo lo si impara, si cresce anche con l’esperienza che si acquisisce. Ha fisicità, corsa, disponibilità. Sa lavorare di reparto e nell’uno contro uno, anche se ha ancora qualcosa da imparare. È uno bravo, poi mi ricordo Pioli, al di là delle conoscenze che ha maturato da allenatore, era uno stopper elegante, con visione e anticipo però quando c’era da dare la legnata te la dava perché sapeva quando darla. Tomori in ogni caso mi piace, lo promuoviamo”.

Prendendo in considerazione tutte le prestazioni stagionali, quella ottima di ieri sera inclusa, secondo lei Davide Calabria merita una chiamata per l’Europeo?  

“Merita la chiamata per la Nazionale e l’ha avuta. Sarà il nostro terzino destro per il Mondiale, per l’Europeo lo merita ma è arrivato tardi nel gruppo e c’è tanta concorrenza. Gente come Florenzi e Di Lorenzo hanno esperienza e rapporto col gruppo. Mancini ha sempre detto che tutto è aperto, tutto è possibile. A Mancini piace Calabria e l’ha chiamato, l’ha tenuto anche per provare a fare un altro ruolo perché lo può fare a centrocampo. Al CT la versatilità piace. Ora non so dove sarà nelle gerarchie della prossima convocazione allargata: la Nazionale in due anni ha fatto un grande lavoro con due grandi protagonisti in quel ruolo e ora c’è Davide che è in questa forma, non so… Può darsi che non vengano stravolte le cose. È una di quelle situazioni in cui a malincuore Mancini dovrà fare delle considerazioni e lasciarlo a casa, perché finora le gerarchie ci dicono Florenzi e Di Lorenzo. Però quello che sta facendo Calabria è evidente, e non bisogna lasciarsi abbagliare solo dall’attualità, ma bisogna prendere in considerazione quello che ha fatto negli ultimi due anni, per come è cresciuto. Mi ricordo dalla prima volta che Sinisa, eravamo a Lione per un’amichevole, mi disse: “Faccio giocare il ragazzo”… Da allora questo ragazzo è cresciuto tanto. Poi per il popolo milanista rappresenta qualcosa di importante. Meriterebbe l’Europeo? Sì. Credo comunque che si giocherà un posto per il Mondiale, mentre per l’Europeo credo che ci siano delle gerarchie abbastanza consolidate. Però non sono ancora nella testa di Mancini: non potrei biasimarlo se non dovesse chiamarlo perché a destra ha valide alternative, ma non mi stupirei se lo chiamasse perché ha già dato prova di apprezzarne le qualità di persona e di giocatore che sa fare più cose".