ESCLUSIVA MN - Valenti (Italia U20) racconta Colombo: "Ossessionato dal gol sin da bambino. Menomale che c'è mamma Cristina..."

27.09.2020 12:00 di Thomas Rolfi Twitter:    Vedi letture
© foto di DANIELE MASCOLO/PHOTOVIEWS
ESCLUSIVA MN - Valenti (Italia U20) racconta Colombo: "Ossessionato dal gol sin da bambino. Menomale che c'è mamma Cristina..."

Nemmeno nei propri sogni più belli Lorenzo Colombo avrebbe potuto immaginare un esordio migliore di quello avvenuto giovedì sera con il Milan in Europa: gol del sorpasso sugli avversari, vittoria rossonera e passaggio del turno per la propria squadra. Il cammino nel Diavolo di Lollo, così viene soprannominato da chi lo conosce bene, parte da molto più lontano, circa 11 anni fa. Uno dei suoi primi allenatori nei Pulcini del Milan è stato Giovanni Valenti, il cui percorso con il giovane attaccante si è intrecciato nuovamente a distanza di anni, nell'Italia U20, dove ricopre il ruolo di allenatore in seconda. Colombo ha fatto tutta la trafila nel settore giovanile rossonero, così come in Nazionale, con cui è arrivato due volte in finale agli Europei U17. La redazione di MilanNews.it, perciò, ha contattato Valenti: con lui abbiamo parlato della punta nativa di Vimercate a 360 gradi, ma anche di Daniel Maldini, altro giovane che ha allenato ai tempi dei Pulcini del Milan e che ora ha ritrovato con l'Under 20.

Cosa ha provato quando ha visto segnare Colombo contro il Bodo/Glimt?
"Ho seguito la partita, anche per lavoro. Facevo il tifo e speravo che Lollo potesse fare gol. Da parte mia c'era curiosità, tifo e fiducia sul fatto che potesse segnare. Ho esultato al gol di 'Lollo', perchè è stata una grande emozione. Ho fatto il tifo per lui così come faccio il tifo per qualunque ragazzo che ho allenato nella mia carriera o alleno tuttora".

Ha sentito il ragazzo dopo la partita?
"Sì, l'ho sentito e ci siamo scambiati qualche messaggio. Scherzando, gli ho scritto: 'Potresti fare un gol ogni tanto eh'. Scherzi a parte, la sensazione è che lui possa segnare con regolarità, perchè l'ha sempre fatto da quando era un bambino".

Ecco, appunto: lei Colombo lo conosce da tanti anni, dalla stagione 2011-2012, quando aveva solamente 9 anni.
"Ci tengo a sottolineare i meriti di Andrea Biffi, che al Milan ha selezionato Lollo quando era under 8. Così come quelli di Filippo Galli, responsabile del settore giovanile di allora, e di Silvio Broli, responsabile dell'attività di base. Io l'ho allenato nel 2012, ma ho avuto la fortuna di trovarmelo lì. La caratteristica principale era quella di attaccare forte la porta. Viveva per il gol, era ossessionato per la rete e calciava da tutte le posizioni, ovviamente maggiormente con il sinistro rispetto al destro".

Come descriverebbe il piccolo Colombo di 10 anni, con cui vinse la Iscar Cup del 2012?
"Era un bambino abbastanza timido e introverso. Di lui posso dire che si svegliava prestissimo prima delle partite. Mi ricordo che nel corso di quel torneo, in particolare, all'alba era già in piedi tutte le mattine. Nella Iscar Cup del 2012 segnò due gol all'Atletico Bilbao, due al Real Madrid e quattro in finale al Barcellona. Con l'Atletico Madrid in semifinale lui non riuscì a segnare, ma ricordo come se fosse ieri che passò tutto il pomeriggio del giorno della finale, che si sarebbe poi disputata la sera, a chiedermi: 'Mister, ma è più forte l'Atletico Madrid o il Barcellona?', 'Mister, ma secondo te ce la facciamo?'. Ha passato letteralmente tutto il pomeriggio a pensare alla partita. Pensate che facemmo un giro con la squadra per stemperare la tensione, andammo a vedere un'arena dove si tengono le corride e, nonostante questo, era impossibile distoglierlo dal pensiero della finale contro i blaugrana. Infatti avevo anche il timore che arrivasse alla partita un po' 'bruciato', invece disputò una finale clamorosa segnando 4 gol e vincemmo la Iscar Cup. Inoltre lui vinse il titolo di miglior marcatore della competizione".

Si intravedeva già da bambino che Colombo avesse le qualità per poter diventare un calciatore di Serie A? 
"Le potenzialità erano enormi. Si vedeva che avrebbe avuto tanta fisicità anche da grande. Aveva una tecnica molto efficace, soprattutto nella finalizzazione, e la esprimeva a grande velocità. Era un bambino educato e rispettoso, con una famiglia per bene alle spalle. Mamma Cristina è sempre prudente ed è sempre stata molto attenta affinchè lui non si montasse la testa. Lollo è un talento coltivato negli anni ed è migliorato tanto. Ha consapevolezza dei propri mezzi, ma penso che sia giusto averla per poter giocare a certi livelli. Ciò non significa non essere umile, anzi".

A distanza di tanti anni, poi, ha ritrovato Colombo in nazionale Under 19: come è stato l'incontro? 
"Ho provato un'emozione immensa, non posso negarlo. Quando è arrivato al raduno a Lecco l'ho abbracciato - si poteva ancora in quel periodo - e ho pensato a quanto fosse bello il calcio. E' tanto crudele quando allontana - e allontana spesso - i legami che si creano, ma è tanto bello quando torna attraverso dei giri strani come questo. Lollo l'anno scorso ha saltato la prima parte della stagione, perchè stava rientrando da un infortunio (frattura al metatarso, ndr). Quando è tornato a giocare, alla prima partita con il Milan Primavera ha fatto tripletta. Appena abbiamo avuto l'opportunità, Lollo è stato convocato subito da mister Bollini, nell'amichevole dello scorso febbraio contro la Svizzera. Partita nella quale ha esordito nell'Italia U19. Colombo ha fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili a partire dall'Under 15, anche grazie alla collaborazione di Maurizio Viscidi, coordinatore delle nazionali giovanili, che lo ha sempre seguito e ammirato. Lollo è stato vice-campione d'Europa con l'Under 17 per due anni consecutivi, di cui una volta sotto età. Nell'ultima finale contro l'Olanda nel maggio 2019 ha segnato una doppietta, nonostante la sconfitta degli azzurri".

Che differenze ha trovato in campo e caratterialmente in Colombo rispetto a quando aveva 10 anni?
"Sicuramente in campo conosce molto di più il gioco, come è normale che sia dato che 10 anni fa era un bambino. Prima era più istintivo. In realtà per il resto è uguale ad allora, nel senso che le caratteristiche principali non sono cambiate. Sia dentro che fuori dal campo ha sempre avuto una grande forza e determinazione, tanto in allenamento, quanto in partita. Fuori dal campo è sempre stato molto composto, educato. E' un ragazzo sensibile e non si può che augurargli il meglio".

Lei ha allenato Daniel Maldini nei Pulcini del Milan e, proprio come Colombo, lo ha ritrovato a distanza di anni nelle giovanili dell'Italia: un giudizio anche sul figlio di Paolo.
"Daniel è un altro talento, cresciuto tantissimo. Ha qualità tecniche pazzesche e ha ancora margini di miglioramento. E' molto alto, longilineo, ma non ha una struttura fisica forte come Lorenzo. E' venuto più volte lui anche lui in Nazionale. Pensate che al mio primo giorno con l'Italia, son salito sul pullman e c'era Daniel. Già ero emozionato di mio, è stato molto bello vedere anche lui".