ESCLUSIVA MN - Zapelloni: "Terrei Ibra tutta la vita, Milik da solo non basta. Gigio via? Già bruciate troppe bandiere"

05.04.2020 19:30 di Redazione MilanNews Twitter:    Vedi letture
Fonte: Intervista di Pietro Andrigo
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
ESCLUSIVA MN - Zapelloni: "Terrei Ibra tutta la vita, Milik da solo non basta. Gigio via? Già bruciate troppe bandiere"

Umberto Zapelloni, noto giornalista sportivo, ha rilasciato una lunga intervista esclusiva ai microfoni di MilanNews.it. Con noi ha affrontato l'argomento Coronavirus, così come la situazione in casa rossonera, oltre che fare il punto sulle varie voci su Rangnick e su Milik.

Alla luce della situazione di emergenza attuale, quale pensa possa essere la soluzione più logica per il prosieguo del campionato?

"Credo che alla fine deciderà il virus in un certo senso, quando ci lascerà liberi di tornare ad una vita normale si potrà pensare di giocare, ma finché non ci sarà il 100% di sicurezza senza rischi della salute non si potrà pensare al calcio. E' una previsione difficile, il sogno è di riuscire comunque a finire la stagione entro la fine di giugno. Mi sembra un po' difficile oggi come oggi, ma se si potesse finire la stagione entro luglio sarebbe una bella cosa. Già l'Europeo è stato rinviato, ma la UEFA non pensa a rinviare le Coppe, anzi minaccia chi vorrebbe sospendere già adesso i campionati, ergo non ci resta che aspettare per capire quando il virus ci farà tornare ad una vita normale, allora potremo decidere che fine avrà questo 2020 per il calcio".

Il taglio degli stipendi secondo lei dovrebbe essere una scelta collegiale oppure autonoma dei club?

"Credo che la riduzione degli ingaggi dei calciatori sia inevitabile, perché i club non stanno facendo incassi in questo periodo. Penso che dovrebbe essere una scelta di categoria. Per come sono concepiti i contratti in Serie A, credo che ogni club possa decidere autonomamente come fare e cosa fare, come ha già fatto la Juventus e il Monza in Serie C. Andando nelle categorie inferiori però diventa molto complicato, perché lì ci sono situazioni completamente diverse. Non possiamo paragonare il Monza che è una squadra ricca ad altre squadre di Serie C che rischiano di non sopravvivere. Non possiamo paragonare lo stipendio di Ronaldo a quello di un giocatore delle leghe inferiori".

Nelle ultime settimane c'è stato un tira e molla sul nome di Rangnick, per lei il Milan dovrebbe continuare con Pioli od affidarsi all'ennesimo cambiamento?

"Siamo di fronte ad un bivio. E' la proprietà che deve decidere. Da una parte abbiamo Pioli che secondo me è un allenatore da 7. E' un allenatore che sai che ti porta sicuramente quel risultato. Dall'altra parte c'è Rangnick che può essere un tecnico da 4 o anche da 10. E' un allenatore che al milanista fa sognare l'epoca di Sacchi, ma all'epoca di Sacchi va abbinata l'epoca Berlusconi, ovvero grande disponibilità finanziaria che oggi non c'è. La storia di Rangnick ci fa capire che è riuscito ad individuare dei giocatori a basso costo e a trasformarli in campioni di un certo valore. Non è più il Milan di una volta che spendeva, è un Milan che deve pensare ogni tanto a valorizzare qualche giovane, per poi venderne uno ed acquistarne altri tre. Non deve essere fatto l'errore che è stato fatto all'inizio della scorsa stagione. Quando si fa una scelta, o Pioli o Rangnick, questa scelta va mantenuta e va protetta. Con Giampaolo non è stato fatto così, con Pioli non si sta facendo esattamente così perché si è arrivati al litigio di Boban con la società perché è stato cercato un allenatore. La società deve prendere una decisione e spalleggiarla, tenendo duro agli inizi di questa nuova rivoluzione o di una continuazione con Pioli. Se si comincia con una nuova strada o si prosegue con Pioli e dopo tre mesi si torna ad avere dei dubbi siamo da capo, perchè si parlerebbe di una nuova rivoluzione. Un altro errore da non fare è pensare che nel campionato italiano una squadra come il Milan possa essere basata soltanto su tanti giovani. Abbiamo visto l'importanza che ha portato Zlatan Ibrahimovic venendo al Milan, come ha trasformato e dato carattere ad una squadra che non ne aveva. Una squadra di soli giovani per il campionato italiano non può andare, ci vogliono almeno un paio di elementi importanti, di esperienza".

Si aspettava un Ibra saggio e guida o lo ha stupito?

"Un po' mi ha stupito, ho visto un Ibra molto diverso rispetto a quello della sua prima avventura al Milan e delle sue esperienze altrove. E' un Ibrahimovic venuto a regalare un po' della sua saggezza e della sua esperienza ai compagni. Spesso li ha mandati al diavolo, ma questo aiuta a crescere. Abbiamo visto gli sguardi con Leao che aveva in campo, abbiamo visto come cercava di far crescere la squadra attorno a lui. Ibrahimovic ormai si rende conto di non essere più il giocatore che può vincere da solo le partite, ma il suo compito è quello di far crescere la squadra attorno a lui. Secondo me si è integrato benissimo con questa idea. Io Ibrahimovic lo confermerei tutta la vita. Si è dimostrato fisicamente all'altezza anche a quasi 39 anni e mi è sembrato un giocatore meno egoista rispetto ad una volta, un giocatore che sta cercando di far crescere i giovani attorno a lui".

Nelle ultime ore si è parlato di Milik come possibile sostituto, è un profilo che la convince?

"E' un buon giocatore ma non è quello che può fare la differenza. Non credo che possa bastare. Qualcuno parla anche di Icardi, ma un'operazione del genere me la sarei aspettata all'epoca di Galliani, oggi mi sembra più difficile".

Per quanto riguarda Donnarumma, lei crede che il Milan debba rinnovarlo o cederlo per fare una plusvalenza?

"Sono convinto che il Milan abbia già bruciato troppe bandiere in questi anni, c'è bisogno che si identifichi in qualcuno, ad un giocatore che possa essere la sua faccia italiana e la faccia che rappresenti il Milan. Donnarumma in questo momento è l'unico che può rappresentare tutto ciò. Visto che sono state bruciate tante bandiere, costruire attorno al giovane portiere sarebbe una bella idea. Bisogna capire se il fondo Elliott se lo potrà permettere, se si potrà permettere di rinunciare ad una plusvalenza. Anche se io non credo che il mercato sarà ricchissimo dopo questo stop da virus, non mi aspetto follie. L'ideale sarebbe rinnovare ed eventualmente, se non dovesse arrivare i risultati, sacrificarlo quando il mercato salirà ancora un po'".

Da dove nasce la sua passione per il Milan?

"Nasce dagli anni di Rivera, al contrario di quello che dice qualche collega chi fa questo lavoro è sempre stato tifoso di una squadra. Ti avvicini al calcio perché sei tifoso di una squadra, poi a seconda del ruolo che tu ricopri devi nascondere o dimenticare la squadra per cui tifi. Per quasi trent'anni mi sono dimenticato di essere tifoso del Milan, chi mi ha seguito non mi ha mai accusato di essere milanista. L'imparzialità per questo lavoro è fondamentale. Adesso che non ricopro più un ruolo che mi obbliga ad essere imparziale non nascondo la squadra che mi ha fatto innamorare del calcio".