Criscitiello chiaro: "Il nome di Galliani è stato fatto per bruciarne la candidatura"

Criscitiello chiaro: "Il nome di Galliani è stato fatto per bruciarne la candidatura"MilanNews.it
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Oggi alle 19:00News
di Antonello Gioia
Michele Criscitiello, giornalista, si è così espresso nel suo editoriale per Sportitalia sul caos nella Figc per la candidatura di Malagò.

Michele Criscitiello, giornalista, si è così espresso nel suo editoriale per Sportitalia sul caos nella Figc per la candidatura di Malagò: "Malagò era una figura che i vecchi del calcio non volevano poi ha ricevuto il placet dei Presidenti di A e si è aperto un fronte che qualcuno non aveva considerato. Malagò vince, nel post Gravina, viene eletto a furor di popolo ma non aveva dalla sua la politica romana. Chi sono i nemici? I Mandanti? Il fuoco amico? Roba di circoletti romani, dove si stabilisce chi vive e chi muore. Chi è più forte e chi ha più potere. Per fregare Malagò ce ne vuole perché è forte e ha un potere che molti si sognano. Politico attento, sempre presente, capace di ribaltare il Coni e ora ci prova con il calcio anche se il calcio non è sport e la mossa Mancini non è stata quella giusta. Però ora un commissario non avrebbe senso.

Il nome di Galliani è stato fatto per bruciarne la candidatura. Andrea Abodi, Ministro dello Sport, siede al fianco di Malagò all’Olimpico ma è il suo primo nemico. Colpi sotto la cintura e la possibilità di far saltare Malagò. Il fuoco amico arriva dal Coni, da quel Presidente che era stato messo lì dal Malagò uscente ma che alla prima curva gli ha voltato le spalle per prestare il fianco alla politica. Non quella sportiva. Non è, però, finita qui. C’è chi ci mette la faccia e chi muove i fili da dietro le quinte. Malagò deve far fronte anche agli sgambetti del vecchio Franco Carraro. Sparito dalla scena ma ancora con pieni poteri nel calcio della Roma nascosta. Carraro ha trovato appoggio in Abodi e ha fatto sponda con il Coni. Ad oggi sembrerebbe fuori dalla partita Sport e Salute, l’ente sportivo che ha la cassaforte di famiglia ma che ha deciso bellamente di fregarsene di questa guerra della Capitale. Mezzaroma e De Mita non hanno ruoli in questa faida".