Allegri: la storia rossonera di un allenatore che divide

Allegri: la storia rossonera di un allenatore che divideMilanNews.it
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
mercoledì 15 gennaio 2014, 08:00Primo Piano
di Emiliano Cuppone

L’addio a Massimiliano Allegri arriva dopo tre anni e mezzo fra alti e bassi, stimato dai più, ma forse mai amato sino in fondo dal popolo rossonero nella sua interezza, il livornese ha diviso non solo i tifosi, ma anche la dirigenza ed in parte anche lo spogliatoio.
L’arrivo del toscano non è di quelli trionfali, il Milan poco incisivo di Leonardo gli viene affidato inizialmente senza grossi cambiamenti, poi sul chiudersi del mercato il doppio colpo Ibrahimovic-Robinho cambia volto ad una squadra che improvvisamente diventa la più accreditata per il titolo. La conferenza stampa di Allegri deve essere fatta due volte, perché nella prima a prendere scena e microfono è il presidente Berlusconi, certo non un innamorato dell’ex tecnico del Cagliari.
L’inizio è col botto, 4 gol al Lecce e presentazione di Ibrahimovic a San Siro, segue un cammino zoppicante in campionato e certo non entusiasmante in Champions, ma alla fine arriveranno il titolo di campioni d’inverno e la qualificazione agli ottavi. A soffrire nel Milan di Allegri è soprattutto Ronaldinho, spesso in panchina, messo dietro dall’esplosione di Boateng e dalla pragmatica formazione del livornese, il pupillo del presidente decide di dire addio ai colori rossoneri nel gennaio del 2011, è forse questa la prima vera crepa fra Allegri e la proprietà.
Alla fine arriverà la volata scudetto, un Milan che si affida alla solidità difensiva (nessuna sconfitta e 7 gol subiti nel girone di ritorno) garantita dal duo Nesta-Thiago e dall’esperienza in mediana di Mark Van Bommel. Pirlo finisce in lotta con l’olandese per il posto da titolare, Allegri vede MVB davanti per la stagione successiva, la scadenza del contratto e qualche incomprensione con Galliani fanno sì che il bresciano finisca alla Juve, è questa la frattura vera fra il tecnico e la famiglia Berlusconi. In Champions il Milan esce agli ottavi con  il Tottenham, dimostrando una scarsa attitudine alla competizione europea, giocando un calcio poco divertente e poco avvezzo al clima continentale.

La seconda stagione doveva essere quella della consacrazione, la Juve di Conte e, soprattutto, Pirlo corre, ma il Milan falcidiato dagli infortuni arriva comunque davanti allo scontro diretto in primavera, il famoso gol di Muntari nega forse lo strappo decisivo, ma la vetta è salda e ci si può concentrare sul Camp Nou per la sfida al Barcellona nei quarti di Champions. In Spagna il diavolo esce in maniera onorevole, un errore di Mexes ed una svista arbitrale sbattono fuori il Milan, che in Catalogna lascia anche un po’ di fiducia. A cavallo della sfida ai blaugrana arriva il pareggio di Catania (con un altro gol fantasma negato a Robinho) e l’impensabile sconfitta interna con la Fiorentina invischiata nella zona retrocessione. Il diavolo crolla, pareggia in casa col Bologna e la Juventus allunga, alla fine sarà Pirlo ad aver avuto ragione, Allegri getta uno scudetto che sembrava già vinto e la crepa si allarga a dismisura.
Alla fine della seconda stagione arriva l’addio ai senatori, con i quali Allegri non sembra aver avuto un rapporto idilliaco, Inzaghi su tutti (messo da parte per l’intera stagione) non amerà il livornese, con il quale avrà uno scontro piuttosto acceso qualche mese dopo. Nonostante le rassicurazioni di inizio luglio, arriva anche l’addio a Thiago Silva ed Ibrahimovic, il diavolo è da ricostruire ed Allegri ha un compito arduo.

La terza stagione parte malissimo, ma l’esplosione di El Shaarawy, la scoperta di De Sciglio, la crescita della coppia Mexes-Zapata, la conferma di Montolivo e, soprattutto, l’arrivo di Balotelli fanno sì che il diavolo riesca a rinascere ed arrivare sino ad un insperato terzo posto. La rincorsa è frutto di un gruppo coeso, stretto intorno al proprio allenatore, spesso sulla graticola, ma sempre difeso a spada tratta dall’ambiente che mette un freno alle tante frecciatine che arrivano dalla proprietà.
Il resto è storia recente, l’inattesa conferma per la stagione in corso, il cammino disastroso in campionato (figlio anche di un allenatore a termine ormai delegittimato) e la complicata qualificazione agli ottavi di Champions, fino al ciclone Berardi che porta ad un divorzio che questa volta sembra davvero inevitabile. Ancora 4 gol, come nella prima in campionato contro il Lecce, ma questa volta le reti sono nella porta di Abbiati, non c’è un Ibra in rampa di lancio e non c’è più l’entusiasmo della piazza. Allegri saluta, è uno dei rarissimi esonerati in casa Milan, ma la cosa non fa notizia più di tanto, era nell’aria, si aspettava solo di capire quando sarebbe arrivato Clarence Seedorf, un altro personaggio che divide, ma che si spera abbia miglior fortuna del suo predecessore.