Ancora fiducia quando servirebbe l'addio

Ancora fiducia quando servirebbe l'addioMilanNews.it
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
lunedì 11 novembre 2013, 12:00Primo Piano
di Emiliano Cuppone

Dopo la deludente prestazione di Verona, l’ennesima di una stagione costellata di prove a tratti imbarazzanti, arriva un’altra conferma per Massimiliano Allegri. Il tecnico livornese incassa la fiducia ancora una volta, abbiamo perso il conto nelle ultime due stagioni, ma se lo scorso anno Adriano Galliani ha avuto pienamente ragione, grazie a quella qualificazione Champions conquistata all’ultimo istante utile, oggi le cose sembrano differenti. La crisi è aperta oggi come un anno fa, ma c’è crisi e crisi, ed il male di cui soffre il Milan attualmente sembra avere radici più profonde, per come dimostrato dall’ultima settimana di passione e dalle polemiche che ne sono conseguite.

Dopo l’esodo di massa dell’estate del 2012, il Milan aveva bisogno di una rifondazione, una squadra cambiata radicalmente che necessitava di ritrovare un’anima, ecco perché l’operato di Allegri poteva essere fondamentale, quanto difficoltoso, ma il livornese meritava credito e fiducia. Quest’anno, invece, il diavolo, pur con evidenti carenze tecniche e con una rosa non competitiva ai massimi livelli, doveva semplicemente ripartire da quanto di buono fatto un anno fa e sistemare alcuni aspetti per provare a lottare per il vertice. Vero che anche in questa stagione la situazione degli assenti, fra infortuni e squalifiche (anche queste, seppur in minima parte, addebitabili ad un allenatore incapace di tenere il gruppo), ha irrimediabilmente rallentato il passo già non certissimo del diavolo. Ma la sensazione è che Massimiliano Allegri ci stia mettendo del suo, continuando a cambiare moduli e schieramenti (incomprensibile il ritorno al trequartista dopo una rimonta ottenuta col tridente), puntando sugli uomini sbagliati, azzardando scelte poco condivisibili, comunque coraggiose (per non dire incomprensibili) come l’esclusione di Balotelli al Camp Nou. Le colpe di questa crisi, come di tutte quelle che investono una squadra di calcio, vanno suddivise fra tutte le parti in causa, dai giocatori a chi ha gestito il mercato, ma oggi quelle di Allegri appaiono piuttosto lampanti. La squadra non ha un gioco, non ha un’identità tattica, non ha delle gerarchie precise e sembra aver perso nuovamente l’anima.

Con tutte le attenuanti del caso, resta un operato certo non impeccabile di Allegri, il livornese sembra aver perso il polso della situazione, soprattutto sembra non essere più il leader naturale di un gruppo che lo scorso anno si era stretto intorno a lui, per portarlo sugli scudi dopo la vittoria di Siena. La crisi rossonera è profonda, più di quanto ci si potesse aspettare, la classifica è drammatica, i problemi tecnici disarmanti, questo ambiente sembra aver bisogno di uno scossone. Vero che i cambi in corsa spesso non hanno portato risultati interessanti, vero che da queste pagine spesso abbiamo difeso l’operato di Massimiliano Allegri, ma oggi il divorzio sembra l’unica strada percorribile. Nessuno smetterà di ringraziare Massimiliano Allegri per quanto fatto sino ad oggi, dallo scudetto al primo anno, sino al miracoloso terzo posto della scorsa stagione. Nessuno vuole addebitare tutte le colpe di questa crisi al solo tecnico toscano, ma qualcosa deve cambiare, serve uno strattone per risvegliare questo Milan. Nel calcio a pagare per i risultati sono gli allenatori, Allegri lo sa, è il primo a prendersi le responsabilità di questa situazione, non si possono cambiare tutti gli undici in campo, né tutti i vertici societari, almeno non nell’immediato, ma qualcosa oggi va cambiato.