Bentornati al sambodromo

Bentornati al sambodromoMilanNews.it
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
giovedì 24 ottobre 2013, 14:00Primo Piano
di Emiliano Cuppone

Il Milan che ha impattato con il Barcellona ha stupito tutti, i rossoneri hanno anche provato a vincerla la sfida agli alieni di Martino, ma l’imprecisione di Robinho prima e la stanchezza di Muntari poi hanno negato la gioia più grande.
Ciò che resta, al di là di un punto importantissimo in chiave qualificazione, è una prestazione fatta di sacrificio, abnegazione tattica, attenzione difensiva e non solo. A San Siro si sono rivisti sprazzi di grande calcio, un diavolo trascinato dalla classe di Kakà e la verve di Robinho ha fatto intravedere tracce di samba.

Per tanti anni il Milan in versione verdeoro ha incantato i tifosi rossoneri con colpi di alta scuola, giocate pirotecniche e duetti di pura poesia. Kakà con Ronaldo e Pato Prima, il diavolo dei palloni d’oro con il bimbo de oro a scambiare con Ronaldinho, per finire con il miglior Robinho ad amoreggiare calcisticamente con il Gaucho nei suoi primi mesi al diavolo, tanto da portare San Siro ad essere definito “sambodromo”.
La gestione Allegri, con la visione pragmatica del calcio, l’addio ai fantasisti puri in favore di giocatori dal fisico dirompente come Boateng, ha fatto sì che San Siro smettesse di essere riconosciuto quale catino di colpi in salsa brasiliana.
Poi quasi d’incanto, nel momento più complicato, contro l’avversario peggiore, come per magia, il popolo rossonero sembra aver riassaporato il gusto dolce del futebol bailado. La bicicletta di Robinho ha aperto le danze e riempito gli occhi, poco efficace è vero, ma tanto soddisfacente per gli amanti del bel calcio. Lo stop e tunnel di Kakà con ripartenza fulminea in mediana ha tolto un po’ di polvere al pallone d’oro che sta nella bacheca di Ricky dal 2007. Lo scambio in occasione della rete del vantaggio rossonero è stato delizioso, fine, elegante, preciso, ritmato, per dirla in una sola parola è stato samba vero e proprio.

Nei novanta minuti di pura sofferenza e calcio all’italiana, fra catenaccio e contropiede, il Milan ha seminato giocate sinuose, colpi di tacco, tunnel (Kakà se n’è permesso uno anche su sua maestà Messi, giusto per non farsi mancare nulla), tanto da galvanizzare anche chi non vanta certo origini carioca, come Montolivo che apre a memoria per Muntari, il quale serve un pallone delizioso e preciso per Robinho nell’occasione sprecata da o rey da pedalada.
Kakà ha incantato, ha brillato per umiltà e corsa in ripiegamento costante su Dani Alves, ma ha saputo rivitalizzare anche lo spirito elegante di un Milan che aveva dimenticato di quanto potesse essere divertente il gioco più amato al mondo. In attesa di vedere il 22 di fianco ai piedi educati di Balotelli ed El Shaarawy, ci godiamo questi primi sprazzi di bel gioco, convinti che un po’ alla volta, con la fiducia in aumento ed il raggiungimento della forma migliore di alcuni giocatori, San Siro possa tornare finalmente ad essere il sambodromo che tanto abbiamo amato.