Buoni propositi e filosofia italiana: il Milan vuole ripartire ma deve mantere una strada

Buoni propositi e filosofia italiana: il Milan vuole ripartire ma deve mantere una stradaMilanNews.it
© foto di Federico De Luca
giovedì 2 aprile 2015, 17:00Primo Piano
di Matteo Calcagni

"Credo che nel nostro spogliatoio ci sia un bel nucleo di italiani da cui ripartire. Tutti insieme possiamo essere leader. Questo è il momento in cui dobbiamo assumerci le responsabilità". Andrea Poli si è così espresso sulle colonne de La Gazzetta dello Sport, sottolinenando quello che sembra divenuto il concetto cardine, societario, da cui ripartire. Il centrocampista veneto ha parlato di zoccolo duro italiano, una base di partenza sulla quale porre le basi per la costruzione di un progetto a lungo termine.

CONCETTO E MERCATO - L'ultima sessione di mercato è stata caratterizzata da una forte matrice italiana: a parte Suso, sono arrivati soltanto giocatori facenti parte (o che hanno fatto parte) del giro della Nazionale azzurra. L'idea di plasmare un nucleo di base italiano può essere azzeccata, a patto che si attui una certa continuità di intenti, senza cambiare strada ogni due per tre. A prescindere dalla nazionalità, il club rossonero deve prima di tutto ricostituire un'identità, progressivamente smarrita nelle ultime stagioni: i Milan vincenti del passato, più o meno recente, oltre a grandi giocatori (italiani e non) avevano una precisa filosofia, un'aura che poi si trasmetteva sul terreno di gioco.

PROPOSITI DA MANTENERE - Questi buoni propositi, evidenziati da Poli ma già comunicati da Galliani, dovrebbero avere un seguito concreto anche nel breve/medio periodo. L'esempio lampante è Mattia Destro, giovane attaccante italiano sul quale si comincia a mormorare dopo soltanto poche settimane. Come si può costruire un nucleo solido, a prescindere dal paese d'origine, se i giocatori non hanno possibilità di esprimersi al 100% e dimostrare il loro valore? E il discorso potrebbe proseguire, semplicemente affacciandoci a recenti sessioni di calciomercato che hanno visto la cessione di giovani del vivaio (Cristante), chiusi da elementi con ingaggi costosissimi e limitato contributo sul campo.