Filosofia nuova e meccanismi da ritrovare
L’impronta di Clarence Seedorf sul suo nuovo Milan è stata evidente già alla prima uscita. Non si poteva chiedere all’olandese un cambiamento di rotta nitido dopo soli 3 giorni di lavoro, ma il nuovo tecnico rossonero ha imposto sin da subito un netto cambio di filosofia.
Dopo anni di gestione Allegri, con il calcio pragmatico e semplificato del livornese alla costante ricerca della verticalizzazione, il diavolo torna alle sue origini e propone il possesso palla prolungato come lite motive della gara, imbrigliando l’ottimo Verona di Mandorlini con una fitta trama di passaggi.
Nella prima uscita di Seedorf balzano agli occhi numeri che non eravamo più abituati a vedere, il 70% di possesso palla, con più di 700 passaggi realizzati in 90 minuti, sono tutt’altra cosa rispetto alla media stagionale (comprensiva della gara appena giocata) pari al 60% di possesso, con poco più di 500 passaggi di media.
La filosofia di gioco di Seedorf è apparsa ispirata al Milan che fu di Carlo Ancelotti, come al tiqui taka di Guardiola, certo il risultato non è stato il medesimo, ma la via tracciata dall’olandese è evidente a tutti. Il Milan del bel giuoco, come piace al presidente, è ancora lontano da quello che ha battuto il Verona solo nei minuti finali, ma con il tempo e gli allenamenti potrebbe tornare ad incantare San Siro (semivuoto anche per la prima uscita del neotecnico).
Al diavolo servono i meccanismi, serve ritrovare uno spirito di gioco che era stato abbandonato tre anni e mezzo fa con l’arrivo di Allegri sulla panchina. Da rivedere le movenze in avanti, con un attacco troppo spesso macchinoso, con movimenti tutti da provare ed una circolazione di palla non sempre fluida.
Con il duro lavoro e gli automatismi da conquistare, però, il Milan potrebbe porre rimedio ai due maggiori difetti evidenziati contro il Verona. In primis la linea difensiva, spesso troppo schiacciata che irrimediabilmente finiva per allungare la squadra, costringendo il duo di centrocampo ad estenuanti rincorse nelle ripartenze gialloblù. Secondo, ma non per importanza, la gestione delle energie fisiche, fondamentale per proporre un calcio così offensivo, fondato sul pressing alto ed un’abnegazione tattica importante. Il Milan è riuscito a proporre il proprio gioco solo per un tempo, nella ripresa la squadra è calata visibilmente. Anche questo problema, però, deriva dalla scarsa abitudine dei rossoneri ad esprimere una manovra di questo tipo. Il Milan ha corso troppo e male nel primo tempo, mentre sarà fondamentale ritrovare confidenza con il possesso palla per una corretta gestione delle risorse fisiche da distribuirsi lungo tutta la gara. Il diavolo dovrà ritrovare la capacità di far correre il pallone e gli avversari, centellinando le energie e gestendo gambe e fiato nella maniera migliore.
A Clarence Seedorf serve tempo per lavorare, per ritrovare i meccanismi giusti, per dare gioco e ritmo costante ad una squadra da ricostruire nell’umore e nella tattica. Il cambio di filosofia di gioco, però, è stato visibile sin dal primo minuto ufficiale della sua nuova avventura rossonera, la mano dell’olandese si è notata subito, stupendo tutti visto il poco tempo che ha avuto a disposizione. Un Milan certo lontano dalla perfezione, non ha rischiato praticamente nulla contro l’ottimo Verona di quest’anno (seppur privo della sua spina dorsale, rappresentata da Jorginho e Toni), ha sfiorato il gol a più riprese lungo la gara, proponendo ben 24 occasioni da gol, numeri cui non eravamo più abituati, specie nell’ultimo periodo.

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