Il dialogo su Leao continua ad essere da "vorrei ma non posso". Ma da quando siamo diventati allergici al bello?

Il dialogo su Leao continua ad essere da "vorrei ma non posso". Ma da quando siamo diventati allergici al bello?MilanNews.it
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lunedì 24 aprile 2023, 20:00Primo Piano
di Manuel Del Vecchio

Leao, Leao e ancora Leao. Quando giochi nel Milan e sei stato l’MVP, con grande merito, della passata Serie A non puoi che essere sulla bocca di tutti un giorno sì e l’altro pure. E non parliamo di mere questioni economiche e contrattuali.

Fin dal suo arrivo in Italia nell’estate del 2019 il portoghese è stato divisivo. Dapprima per chi doveva sostituire, il figlio rossonero Cutrone, poi per un atteggiamento fraintendibile, poi ancora per i suoi interessi ed hobby extra campo, poi per come potesse essere più continuo, poi più decisivo. Di più, sempre di più; l’ambiente calcistico italiano, con tanti tifosi rossoneri in testa, ha sempre da chiedere un qualcosa in più a Rafael Leao per far sì che dimostri di essere effettivamente un giocatore forte.

Ma come, la critica e lo spronare a migliorare non è alla base di ogni processo che porta giovani dalle belle speranze a diventare campioni? Certamente, finché è fatto con queste intenzioni. La sensazione però è che con Leao non funzioni così, ed ogni step di crescita importante dell’ex Lille venga liquidato in modo sbrigativo. Ripetiamo, sarebbe sbagliato, soprattutto per un atleta baciato dal Signore come Rafa, accontentarsi, ma è altrettanto ingiusto non godersi e non celebrare un ragazzo speciale, di quelli che veramente accendono e fanno battere il cuore di San Siro come pochi altri hanno fatto nella storia rossonera.

Che Leao fosse speciale lo hanno raccontato, quando per tutti era solo un oggetto misterioso, un po’ chiunque gli stesse vicino: compagni, allenatore e dirigenti. Rafa, un passo alla volta, ha mostrato poi al mondo che questa fiducia non era assolutamente malriposta, anzi.

Lasciando da parte futuro e questioni contrattuali, assolutamente importanti ma irrilevanti in questo tipo di ragionamento, ma per i tifosi rossoneri non sarebbe meglio godersi in pace un calciatore del genere? Che ha sicuramente difetti e margini di miglioramento, ma che, tanto per dire, nelle ultime due partite, una di Serie A e una di Champions League, ha preso palla prima della linea di centrocampo, si è fatto almeno 70 metri di campo senza che nessuno potesse contrastarlo, e poi ha fatto un gol e ne ha fatto fare un altro, tutti e due decisivi. E anche qui, “Non è ancora un campione”, “Se riesce a…”. È logico, ovvio, scontato che possa fare ancora di più. Ma da quando siamo diventati refrattari al bello e all’emozione? Davvero dopo un'azione del genere su in quarto di finale di Champions League il massimo che si riesce a partorire per descriverlo sia "contropiedista"? Detto ovviamente in modo dispregiativo. Leao invece è il classico uno su un milione, e gioca ogni domenica per il Milan. Va goduto, senza se e senza però. Per quelli poi c’è sempre tempo… Che qui a furia di chiedere di più e sempre di più si perde di vista la realtà, il quadro generale. Che ci dice che Rafael Leao, con i suoi pregi e difetti, è già un campione.